L’Argante #107 Ti racconto: Le pupille di Alice Rohrwacher.

Il Natale è andato via da un po’, lasciandoci in compenso il clima polare che lo contraddistingue. Per questo motivo, non sembra affatto stonato ritrovarsi nella temperatura di un cortometraggio a tema Natalizio uscito quest’anno: Le Pupille scritto e diretto da Alice Rohrwacher. Il film, “maldestramente, liberamente ispirato ad una lettera che la scrittrice Elsa Morante inviò al suo amico Goffredo Fofi, in una durata di 37 minuti, trascina lo spettatore in quell’affascinante magia non solo tipicamente innevata, ma cifra stilistica dell’autrice. Presentato in diversi festival cinematografici, tra i quali Cannes 75, Telluride, Toronto e Il Cinema Ritrovato di Bologna il corto è girato in pellicola Super 16 e 35mm, colorando l’immagine di una tinta passata che lascia il suo segno nel presente. Nel cast: Alba Rohrwacher, Valeria Bruni Tedeschi, Melissa Falasconi, Carmen Pommella, Greta Zuccheri Montanari, Luciano Vergaro e Tatiana Lepore. Co-prodotto da Alfonso Cuarón in collaborazione con Esperanto Filmoj insieme a Gabriela Rodriguez e Carlo Cresto-Dina per Tempesta Film.

Le Pupille è “una storia di innocenza, ingordigia e fantasia”, ambientata a Bologna nella seconda guerra mondiale in un orfanotrofio al femminile gestito da suore. Il nome deriva dall’omonimo termine latino pupilla che significa: piccola fanciulla. Si racconta magistralmente, poeticamente e specificatamente un aneddoto che ruota attorno ad un dolce, la zuppa inglese, in grado di rompere gli schemi e creare intoppi in un sistema consolidato. Oggetto del desiderio, contemplato e desiderato, viene osservato più e più volte da tante pupille che fanno uso di un’attesa cristologica e non, che dubbiamente ripaga.

Un sottotesto che parla a voce alta di libertà, disobbedienza e volontà della propria espressione identitaria in un contesto così rigido e povero. Una ricerca di luce attorno ad un grigio cenere che sovrasta un periodo così tragico, come la seconda guerra mondiale, da generare insidie nella mentalità di un’epoca che ancora oggi non disperde i suoi vizi più atavici. La Rohrwacher ancora una volta, nella sua piena espressione autoriale, ci rimanda ad una dimensione di purezza, rappresentata dalle piccole fanciulle, che viene controllata da una macchia di malizia, rappresentata dall’austerità della Madre Superiora rappresentata da Alba Rohrwacher.

Un film “artigianale” come ama definirlo la regista, che esprime la pastosità di un sapore fatto in casa, autentico e domestico nel suo parlare con semplicità a tutti. Entra infatti agiatamente nelle riflessioni di uno spettatore che sceglie di farsi dondolare dalla bambinesca altalena di questa storia. Di fatti è negli alti e bassi dei personaggi e delle loro azioni che è possibile afferrare la forza delle immagini contenute. Merito anche dell’impeccabile fotografia di Hélène Louvart, l’atmosfera ricreata assorbe completamente in quel definito “realismo magico” in cui ci si perde e ci si ritrova.

È il racconto dei sorrisi frenati di un gruppo di bambine orfane che pagano immeritatamente le conseguenze delle azioni dei più grandi. Un credo sbagliato, non libero ma imposto. Un divieto al divertimento che rischia di accecare la fantasia più variegata per non rischiare un sacrilegio, un’impurezza incautamente tramandata. Sembra quasi che la narrazione del vintage rubi dalle abitudini contemporanee.

La meraviglia negli occhi, lo stupore e la curiosità come cifra nel tappeto per dialogare con il bello. Un film che, a parer mio, decostruisce ogni sfarzosa impalcatura e fa comprendere una ricetta facile come quella della zuppa inglese, che basta poco, veramente poco, per esser contenti e noi stessi. L’innocenza bambina che sarebbe cosciente conservare. Questo film soffia sul viso una potente traccia di tenerezza e lascia ad ognuno di noi la manualità per disegnarla a modo nostro.

Adorabili gli espedienti della regista nella rievocazione del cinema muto passando da un giocoso incantesimo della vista all’altro. Curato in ogni dettaglio, il film viene coccolato da più melodie, da voci piccine che esprimono tenerezza e candore.  

La lettera della Morante dunque è stata affidata a mani esperte, sensibili e profonde che hanno saputo restituire al mondo cinematografico un’altra opera d’arte. Del resto è risaputo come la Rohrwacher sia inserita in un contesto di ammirazione sul panorama internazionale. Entrato nella cinquina dei migliori cortometraggi in live Action, Le Pupille, presenzierà alla cerimonia di premiazione degli Oscar 2023 il prossimo marzo a Los Angeles.

Recuperatelo prima che potete, ma con l’indulgenza della stessa madre superiora sento il dovere di mettervi in guardia, perché quando si giunge alla fine, nel tempo volato come in un battito di ciglia, di questo dolce girato ne vorremmo ancora…

Questo piccolo e grande regalo per le proprie “pupille” lo trovate disponibile su Disney+.

 

Gaia Courrier

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