Le Interviste Mortificate #05 || Bruno Casini: Dal Rinascimento Rock fiorentino ad oggi.

<<Ho sempre parlato al plurale, noi abbiamo fatto, noi abbiamo vissuto… siamo una generazione non un individuo. L’individualismo non costruisce nulla e non porta da nessuna parte…>>. 

Eclettico e poliedrico, energico e sempre innovativo, Bruno Casini esprime tutti i tratti appartenenti al profilo di colui che definiremmo un vero Artista.

Immerso da sempre in una profonda dimensione musicale, fatta di lunghe esperienze e vivaci eventi nel campo, nelle sue numerose pubblicazioni continua ad interessare un pubblico versatile e anche moderno. Con uno sguardo premuroso rivolto ai giovani e alle tematiche sociali del rispetto e della libertà individuale e collettiva, trova una sua corretta e distinta manifestazione d’espressione artistica anche in ambito cinematografico.

Un’ammirevole personalità dalla quale non si può che rimanere affascinati ed incuriositi, specie durante l’ascolto delle sue parole che inevitabilmente donano un’occasione d’apprendimento.

Noto per essere un narratore della nuova era esplosiva degli anni ’80, per aver partecipato ed assistito a quel Rinascimento Rock di cui Firenze è stata protagonista; Ci racconta cosa successe in quegli anni?

Ho fatto tanti progetti negli anni ‘80 grazie alla mia formazione culturale avvenuta negli anni ‘70; per me quest’ultimi sono stati il laboratorio culturale e formativo della mia gioventù quindi tante esperienze. Mi sono laureto in storia del cinema con il professor Pio Baldelli, insieme ad altri amici abbiamo fondato il Banana Moon, locale storico della cultura Rock a Firenze e non solo. Gli anni ‘80 sono stati la somma di queste esperienze e da loro è nato questo decennio venuto fuori da solo, esploso improvvisamente. Molti critici e giornalisti l’hanno definito Rinascimento Rock, perché in tutte le discipline artistiche c’era una grande innovazione: dal teatro di ricerca al teatro d’avanguardia, fino appunto alla musica, alla New Wave, etichette discografiche indipendenti, tutto lo spazio dei club, tutto il clubbing dove si faceva musica del vivo ma anche altre cose come il design, la moda, la fotografia, il cinema sperimentale, insomma gli anni ’80 sono la somma di tutte queste esperienze culturali. La cosa bella di questi anni e che nascevano progetti in continuazione, molto spontaneamente era quasi una coda situazionista, uno la mattina s’alzava e diceva: “voglio fare una collezione di moda, voglio fare un club, voglio fare un’etichetta discografica, voglio lanciare due nuovi scrittori…” e tutto avveniva molto tranquillamente e non si pensava al budget come purtroppo si pensa ora, e la cosa incredibile è che noi siamo stati quelli, cresciuti senza la rete, senza internet, gli smart-phone. L’unica concezione che avevamo, ovvero la nostra rivoluzione culturale della comunicazione era il semplice FAX, che per noi sembrava chissà cosa. Mettevi tutto in un foglio e dopo qualche minuto arrivava a New York, a Londra. In parte sembra veramente un’epoca preistorica, ancestrale. Siamo cresciuti non avendo la rete e quindi lavorando, leggendo approfondendo sui libri, sulle riviste cartacee, facevamo la spola alle edicole della stazione i primi giorni di ogni mese per prenderci le riviste inglesi come The Face, i-D magazine, New Musical Express… che per noi erano fonti inesauribile e stimolo per fare le nostre cose qui a Firenze ed in città.

Quanto è importante ed incidente partire dalla storia di un genere per riscriverne una nuova o tradire una tradizione per qualcosa di innovativo?

Intanto gli anni ‘80 iniziano ovviamente alla fine degli anni ’70. Arriva il Punk che spazza tutto quello che c’era prima, è quasi una grande rivolta sonora. Dal Punk nasce l’After Punk, la New Wave… Quindi la forza di questo decennio è che gli anni ‘80 sono la somma di tutte le contaminazioni, sono proprio la filosofia della contaminazione perché si mixa tutto, quasi un frullatore cosmico in cui si mettono dentro anche le cose passate; principalmente la cosa importante di quegli anni è proprio la rivolta musicale attraverso il Punk. Nasce a Londra nel ‘76, però poi si diffonde nel ‘77-’78. In Italia arriva dopo perché, come sempre, noi siamo un po’ dietro l’Inghilterra e l’America… poi c’è da dire anche che in questo decennio viene fuori tutta la contaminazione tecnologica e con le tecnologie nascono le varie forme di musica elettronica; tutta questa innovazione influisce molto nella cultura di quegli anni, sia nella musica ma anche del teatro, nella moda. La tecnologia è una sorta di materia prima che entra prepotentemente invadendo la cultura di questo decennio. Per esempio i Kraftwerk, un gruppo tedesco, nasce negli anni ‘70, come gruppo sperimentale, gruppo rumoristico, per poi diventare elettronico affidandosi alle macchine.

Parliamo dell’importanza dei dischi, di quei vinili che un tempo andavano a ruba ed erano di quotidiana diffusione, mentre adesso sono divenuti pezzi da collezione. Cosa ne pensa di questo mutato rapporto tra un fruitore musicale e la rappresentazione materiale della musica contenuta nel disco?

Ti parlo della mia esperienza personale, sono sempre stato un onnivoro del vinile. Ho cominciato nel ‘66 a comprare vinili, il primo è stato Revolver dei Beatles, ed ho continuato negli anni fino ad oggi. Anche con l’arrivo del cd, molto spesso ho sempre comprato sia il cd che il vinile. In questo sono forse nell’ottica del collezionista molto rigoroso e attento, sono uno che ancora ascolta più il vinile che oggi è tornato prepotentemente alla ribalta tant’è vero che da tre anni si vendono più vinili che cd, stiamo tornando al vinile come oggetto di consumo ma anche di collezione, e c’è una grande ricerca in questo momento sul vinile di altri decenni, purtroppo molti dischi non sono stati ristampati ed hanno un costo inavvicinabile, penso che più si va avanti, più il vinile sarà una sorta di ricchezza culturale ma anche economica. Vedevo in queste mostre che si svolgevano prima della pandemia, nelle maggiori città italiane, vinili molto rari costare dai 700 ai 1200 euro. Anche sulla rete ci sono tantissimi website di collezionisti che vendono, scambiano,  e ogni anno i prezzi aumentano, diventano inaccessibili per le tasche delle nuove generazioni. La loro fortuna, molto spesso è quella di trovare negli armadi delle loro mamme, dei loro babbi, i vecchi dischi. Così scoprono i Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Sly & The family Stone, Joe Cocker, ecc… quindi è come se ci fosse una nuova stagione del vinile sostenuta da una nuova generazione.

Lei pensa che oggi ci sia il giusto rispetto nel modo di approcciarsi nella sfera pubblica all’arte e a tutte le forme di espressione artistica?

La rete e i social fagocitano tutto. Come detto precedentemente, negli anni ‘70-‘80, quando non c’era la rete, dovevi studiare, approfondire, andare a ricercare le cose che ti servivano negli archivi o nelle biblioteche, per trovare un articolo dovevi andare a fare una ricerca piuttosto minuziosa, oggi basta fare un click e trovi tutto. La cosa che mi preoccupa molto è che spesso vedo le nuove generazioni affidarsi troppo alla rete e per esempio si va subito a cercare il riassunto di quel libro o la critica di quel disco, invece secondo me bisogna leggere quel libro, ascoltare attentamente quel disco e avere la propria opinione. Quello che mi fa più paura oggi da parte delle nuove generazioni è la schematicità e la riassuntività delle cose che sono successe nei decenni precedenti. Bisogna approfondire le cose. Leggere anche poco ma quel poco farlo approfonditamente. Tutte le tecnologie che abbiamo a disposizione sono utili, le utilizzo anche io, (sono sui social, comunico con il mondo, sia per lavoro che per altre cose), però vedo molto spesso la superficialità nell’affrontare tematiche storiche e anche politiche di altri decenni. Oggi preoccupa anche un po’ l’arroganza di capire delle cose senza approfondirle, ecco io ai miei studenti dico: leggete poco ma leggete, annotate le cose quando sapete che ne siete sicuri, non perché avete letto 5 righe sulla rete o su google. Meglio non dire nulla piuttosto, ecco.

 

Sulla parola superficialità mi ricollego alla prossima domanda: una figura come lei che ha vissuto a pieno gli anni della rivoluzione, della lotta per i diritti, della libertà d’espressione cosa direbbe adesso in questo tempo di evidente regressione culturale specialmente di natura politica?

Apriamo una parentesi, ora da un anno siamo tutti in clausura culturale per via del Covid-19, il mondo si è fermato. Tutti sono nelle proprie case, tutti comunicano online, tutto viene fatto in streaming. La cultura dello streaming ci ha salvato in questa pandemia per fortuna, però ora (tra l’altro mi auguro che questa pandemia finisca e si possa tornare ad una vita sana, reale, concreta, terrestre, all’aperto), penso che bisogna un po’ uscire dalla logica dei social, penso che questo anno e mezzo in cui siamo stati catapultati in queste sabbie mobili ci possa essere da lezione e si possa affrontare il futuro in maniera più sincera, più spontanea. Spero che questa chiusura abbia fatto riflettere la mia generazione ma anche le nuove sul fatto che intanto il futuro debba essere più di incontro che di streaming. Ecco perché secondo me bisognerebbe tornare ai festival Pop, ai festival Rock, alle situazioni di incontri nelle piazze, nei cinema, nei teatri, momenti di aggregazioni culturali, andare a fare politica, perché di politica ce n’è bisogno oggi, in tanti settori civili, come l’ambientalismo, l’ecologia, il rispetto verso gli altri. Quindi spero che questo momento di chiusura sia poi anche un momento di apertura per ritrovarsi tutti sia le vecchie che le nuove generazioni a creare una società, un mondo non dico perfetto, ma un mondo di rispetto. Ecco un mondo del rispetto ci vuole, e spero che questo momento Dark, scuro, in cui siamo ancora dentro purtroppo, sia stato capito. Io ho 68 anni già compiuti da un mese e devo dire che spero molto nelle nuove generazioni, ho rispetto verso di loro che devono affrontare tutto il mondo della cultura, della comunicazione politica, della società e devono essere loro a prendere in mano le redini di questo mondo e cercare di uscire dalla logica di stare chiusi in casa ed incontrarsi di più, un po’ come si faceva negli anni ’70; la generazione Post-Woodstock, Progressive

La bellezza degli anni ‘70 era: “incontriamoci, parliamo, approfondiamo”.

 

Bruno Casini

In merito al rispetto, ha partecipato come direttore artistico al Florence Queer Festival, festival internazionale di cinema LGBTI. Quanto bisogna aspettare ancora affinché questi temi vengano normalizzati anche nei canali più popolari di diffusione cinematografica?

Il Florence Queer festival, quest’anno è arrivato alla 19 esima edizione; da 19 anni cerchiamo con questo appuntamento annuale, di portare il nostro pubblico a questo festival per due cose: intrattenimento e riflessione. Vogliamo far vedere la leggerezza ma anche l’impegno insomma. È un festival di intrattenimento perché si parla di cinema, di libri, di mostre, di talk, di appuntamenti, incontri, editoria ecc.. e vogliamo mettere insieme queste due cose perché ci sembra giusto far divertire però approfondendo tutte quelle tematiche che purtroppo in Italia ancora non ci sono. Noi siamo indietro, siamo un fanalino di coda rispetto agli altri paese europei e anche altri nel mondo; hai visto la legge Zan non riesce a passare al governo perché ci sono delle restrizioni da parte di alcune aree politiche che non vogliono. Trovo ingiusto nella società moderna confrontarsi su queste cose che devono essere basilari, importanti, devono essere straordinarie, e il mondo va avanti, non bisogna tornare nel medioevo. Purtroppo ci sono anche altri paesi che sono peggio di noi come la Turchia, l’Iran, molti paesi del mondo arabo dove l’omosessualità è veramente bandita anche con la morte. Penso però che sia il momento in cui su questi diritti civili si abbia l’opportunità di andare avanti e far capire a tutti che è un rispetto umano questo, un rispetto fondamentale, e spero che nei prossimi mesi, nei prossimi anni, l’Italia riesca ad arrivare a situazioni più in avanti come la Spagna, la Francia, la Germania che sono molto più avanti di noi.

Firenze ha una storia incredibile e se noi analizziamo i più grandi protagonisti del medioevo, del rinascimento, la maggior parte erano tutti gay, anche sotto i Medici, c’erano dei luoghi dove incontrarsi… non è una cosa di ieri ma di qualche secolo fa. Spero che la legge Zan passi il prima possibile perché ogni giorno ci sono problemi di trans-omofobia. Come questa ragazza del Valdarno: io non so come possa arrivare una famiglia a buttare fuori di casa la figlia. I miei genitori quando hanno saputo che ero gay hanno detto “noi l’accettiamo e basta”. Le persone hanno una testa, hanno un cuore, un’anima; rispettate i figli. Preoccupa molto tutto ciò.

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Per concludere, una domanda che ha sempre desiderato ricevere ma che nessuno le ha ancora fatto?

Una cosa che non mi hanno mai chiesto: “Sei contento della tua vita privata?” e devo dirti la verità: allora, io ho avuto un compagno per 29 anni e purtroppo se n’è andato con un infarto, è andato a dormire e non si è più svegliato. Ventinove anni sono tanti e devo dire che è stato un momento piuttosto duro, dopodiché mi sono rimboccato le maniche, mi sono buttato molto nel lavoro che mi ha salvato. A me il mio lavoro piace molto, faccio l’insegnante, mi occupo della comunicazione nell’ambito della cultura, teatro, musica da oltre trent’anni, quindi scrivo libri, da oltre vent’anni sugli anni ‘80, ‘90 ecc… devo dire che la mia vita privata in questo momento è molto tranquilla aldilà del momento, nel quale non possiamo uscire e confrontarci, però sono rigorosamente single con la testa sempre ovviamente al mio compagno che non c’è più. Ma spero nel futuro. Sono sempre molto positivo, spero prima o poi possa riaccendersi una fiamma ed avere un nuovo compagno, ecco. Nella vita sono sempre stato uno che anche nei momenti più scuri ha sempre visto un po’ di luce lontano, questa è un po’ la mia filosofia di vita. Sono uno che nei momenti critici non crolla. Non voglio crollare, anche in questo anno di pandemia, che in pochi giorni hanno chiuso tutto, le mie presentazioni dei libri che avevo messo in piedi in varie librerie di Italia, anche in Francia, una presentazione a Parigi, tutto annullato… Mi sono messo in casa a mettere a posto il mio archivio approfittandone, e nei prossimi anni spero che il mio archivio sia utile per le nuove generazioni.

A me non piace l’amarcord, quello che eravamo, cosa facevamo, punto molto sulla mia memoria dei miei decenni precedenti ma con uno sguardo al futuro. Mi piace molto quello che sta succedendo negli spazi nuovi a Firenze, come l’Aria Tabacchi, le Cascine, i centri sociali. E’ sempre un momento creativo e questo lo seguo sempre con molta attenzione e con molta positività. Bisogna credere nelle nuove generazioni con il discorso che ti ho fatto precedentemente cioè cercare di incontrarvi di più, stare più insieme quando si potrà e leggere, approfondire, ascoltare musica. Ma andate meno su Google. Negli anni ‘70 c’erano le famose comuni e sarebbe carino che nel duemila 21, 22, 23… quando usciremo da questa situazione critica, potessero nascere delle nuove comunità di persone che cambiano insieme, vivono insieme e dividono la vita insieme e che potessero anche affrontare insieme il futuro, ecco questo è importante.

Se le dicessi “Celebration”? Cosa le viene in mente?

Celebration è il progetto che avete messo in piedi voi. Devo dire che mi piace molto quello che fa Serena. Voi siete una comunità, la cosa bella di voi è che siete una comune. Dall’anno passato, in cui avete fatto lo spettacolo su Woodstock, (ne approfitto per farvi i complimenti), mi piace molto la vostra community, siete un gruppo molto affiatato, molto compatto, con idee meravigliose. Anche ciò che avete fatto sui vinili, sul ‘71, sui dischi, fare musica dal vivo, il vostro website dove raccontate le cose… ecco, questo secondo me potrebbe essere il futuro. Fate le cose rivolte al passato ma con un occhio rivolto al futuro. È questo il mix intelligente del vostro collettivo. Io vi considero un collettivo. Mi fa piacere essere stato coinvolto in questo progetto e vedo Serena che è molto intelligente, sa cosa vuole, sa dove vuole arrivare, e secondo me anche tutti voi insomma, i vostri ruoli specifici che avete all’interno di questa band (io la chiamo quasi una band), avete sempre delle cose interessanti. Devo dirvelo! Anche l’iniziativa fatta a Libraccio, e adesso Celebration, mi ricorda un po’ la community di piazza San Marco a Firenze negli anni ‘70, quando ci trovavamo di fronte l’Accademia di belle arti e di lì partivano le gite per vedere concerti a Bologna o a Roma, parco Lambro, per andare a vedere festival pop, per andare a vedere concerti, rassegne di cinema, mi ricorda un po’ quell’epoca lì.

 

Ringraziandolo del suo tempo, è stato bello ascoltare la visione di una persona come Casini parlare con un entusiasmo contagioso, collettivo, come a farci sentire tutti su di un unico piano: quello del nostro tempo in comune.

Gaia Courrier.

 

 

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