Le interviste Mortificate #8 II Piero Corbella e il Teatro di figura della compagnia Carlo Colla.

Milano: da oltre due secoli la compagnia teatrale Carlo Colla porta avanti una tradizione artistica incentrata sul teatro di figura. Parliamo di Marionette, personaggi scenici dalla forte presenza e dall’universale capacità comunicativa. Un’arte che ha una sua espressione storica, multiculturale, da ogni parte del mondo viene apprezzata e manifestata. A parlarci nello specifico di questa antica e allo stesso tempo moderna forma teatrale, Piero Corbella che insieme agli altri componenti della compagnia Colla, mantiene in vita questo Teatro e il ricordo dei maestri che li hanno preceduti. Piero Corbella, laureato in Architettura, ha affiancato al ruolo del marionettista il lavoro nei laboratori artigianali della Grupporiani nei settori dell’attrezzistica e della scultura. Dal 2001 è docente della scuola di Teatro di animazione ad indirizzo marionettistica FIANDO; dal 2002 e consigliere dell’ATF e nel 2017 ne assume la carica da presidente; membro dell’AGIS, insieme alla sua compagnia ogni anno svolgono numerose Tournée in tutto il mondo come a Berlino, Mosca, Pechino, Spoleto, Sydney, Francoforte e altri numerosi luoghi. Ad oggi, operano in stretta collaborazione con il Piccolo di Milano.

 

A 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, la vostra compagnia ha allestito un viaggio spettacolare verso una dimensione passata che coincide anche con la scomparsa dei quattro anni di Eugenio Monti Colla, quale relazione storico-artistica c’è in questo progetto teatrale?

È molto più ampio del solo progetto teatrale, quantomeno coinvolge la nostra attività di teatro di figura. È un progetto che devo dire già Eugenio Monti Colla negli anni 80’ aveva accarezzato. Mi ricordo che dopo l’allestimento della Tempesta di Eduardo De Filippo (nel lontano 1985), ad un anno dalla sua morte, (interpretata in napoletano da lui, tra l’altro, registrando e facendo tutte le voci maschili nella Biennale di Venezia), dopo quell’allestimento ci siamo chiesti quale potesse essere il nostro prossimo spettacolo e un delle idee e stata “perché non mettiamo in scena la divina commedia?” e da allora Eugenio Monti Colla provò. Poi però travolti da altri progetti che c’erano stati commissionati mettemmo da parte l’idea e ci siamo tornati, dopo più di 30 anni quando purtroppo appunto Eugenio non c’è più ma da allora qualche sua idea l’abbiamo ripresa. Due anni fa abbiamo presentato al ministero della Cultura, in occasione delle celebrazioni Dantesche 2021, un progetto a tutto tondo che voleva esaminare le connessioni fra quello che era l’immaginifico Dantesco e il teatro di figura in generale, quindi come nel repertorio di questo teatro fossero confluiti personaggi sia fantastici che storici e di come la drammaturgia del teatro di figura sia stata certificata dell’immaginifico Dantesco. L’idea è stata di esaminare il tutto mettendo in scena Una Divina Commedia che uscirà in teatro l’8 di giugno e di utilizzare anche altri strumenti, quale una grande mostra che verrà realizzata presso il Museo del teatro di figura di Milano dell’area ex Ansaldo, legato all’immaginifico Dantesco non soltanto nella realtà della compagnia Carlo Colla e figli ma ospitando materiali, documenti, provenienti da altre collezioni di musei di marionette, burattini, pupi italiani e non. Vi sarà anche una rassegna del teatro di figura dalla fine di giugno fino alla fine di luglio, tutte le domeniche, sempre all’ex Ansaldo, grazie alla collaborazione con lo stabilimento base ospiteremo diverse formazioni italiane. Finiremo con l’allestimento vero e proprio di una Divina commedia che metteremo in scena al Piccolo teatro. In questi giorni la stiamo provando e il solo affrontare un tema come la Divina Commedia, ricercare quelli che sono i momenti più salienti quelli che possono dare un senso alla scena marionettistica, che più si adattano all’esigenza linguistica, è stata un’operazione abbastanza complessa. Ci siamo basati sugli appunti di Eugenio, abbiamo lavorato molto su quello che è stato una ricerca, abbiamo realizzato tantissimo materiale sia dal punto scenografico, scenotecnico che delle marionette. I personaggi che andremo ad affrontare sono molto particolari come vengono distinti da Dante ed è stata un’impresa che speriamo vada bene. Ci abbiamo messo tanto come al solito, ci stiamo lavorando ormai concretamente da un anno e adesso vediamo finalmente la fine di un tunnel.

Leggendo il comunicato del programma di questo nuovo allestimento e sulle sue ultime parole, si ha la sensazione di trovarci di fronte ad un colossal teatrale delle marionette. È così?

È un colossal perché comunque al di là del numero delle marionette che, sono abbastanza particolari, sono state studiate sulla base di personaggi specifici, come le sagome, gli effetti scenici e di luce… è sicuramente uno degli spettacoli più grossi rispetto a quelli che abbiamo allestito negli ultimi anni, specialmente per un discorso di movimenti scenici che abbiamo inserito. Comunque, è stato un viaggio di Dante insieme ad altri personaggi che si snodano su di un lungo cammino e abbiamo voluto trovare delle soluzioni particolari che speriamo il pubblico apprezzi. Comunque si, è un grosso allestimento che ci ha impegnato tantissimo.

Ripercorrendo brevemente la genealogia della vostra storica compagnia, cosa lo ha trattenuto in questo mondo retto da arte, gioco, fantasia…?

Devo dire che la mia storia così come la storia della maggior parte delle persone che compongono la compagnia è molto particolare. I Colla sono stati per due secoli una famiglia di tradizione nel senso che la tradizione marionettistica e il ruolo del marionettista si è tramandato di padre in figlio fino a pochi anni fa con Eugenio Monti Colla che è stato l’ultimo a far parte della compagnia. Attualmente non c’è nessun Colla. Tutte le persone che fan parte oggi della compagnia si sono avvicinate per passione che per cinque di noi è stata trasmessa direttamente da Eugenio Monti Colla. Nessuno di noi era marionettista o veniva da una famiglia di marionettisti, abbiamo incontrato Eugenio alle scuole medie, era il nostro insegnante di italiano, storia e geografia, e lì ho conosciuto lui e le marionette che non sapevo neppure cosa fossero a 11 anni. È riuscito a trasmetterci questa passione ed oggi è questa quella che ci unisce e quella che abbiamo per questo lavoro, il rispetto che abbiamo imparato ad avere, nei confronti di chi è venuto prima di noi perché non possiamo dimenticarci di chi comunque ha fatto la storia di questa compagnia e le ha permesso di arrivare fino ad oggi partendo dal lavoro di fine 700’,800’,900’. Adesso è una compagnia che vive e che ha ricreato una nuova famiglia legata non dal sangue ma dalla passione, ricreando una propria struttura, una delle poche al mondo che al proprio interno ha i laboratori che realizzano tutto il necessario per i nuovi spettacoli, per sistemare il vecchio materiale che esiste e fa parte di una lunga tradizione della compagnia Colla. Ad esempio, la realizzazione delle marionette per la Divina Commedia, scene, costumi  e il tutto viene fatto dalle 15 persone che compongono la compagnia che sono marionettisti quando è il momento di andare in scena e salire sul ponte di manovra, ma durante tutto l’anno fanno un lavoro continuo nei laboratori. Chiaramente secondo le loro capacità nel dipingere, realizzare i costumi, realizzare le parrucche e così via. Così come ha fatto Eugenio Monti Colla con noi, ci trattiene anche il desiderio di trasmettere alle nuove generazioni questa tradizione, la voglia di fare lo stesso nei confronti di chi verrà dopo. Le marionette sopravvivono a tutto. L’ultima “sfida” delle marionette è stata la pandemia ma loro hanno attraversato due guerre mondiali, guerre di indipendenza e sono arrivate fino a noi. Le persone sono cambiate, le marionette ci sono ancora e vanno avanti. Questo è quello che intendiamo fare anche noi. Siamo strumenti nelle mani delle marionette.

Famiglia Colla.

In quanto marionettista, si definisce un tramite delle azioni del personaggio o parte di un tutto?

Si è parte di un tutto. Non possiamo prescindere dalle marionette come loro non possono prescindere da noi. È vero che sopravvivono però son ferme e pur stando ferme hanno una grande presenza però, lo spettacolo viene dal connubio fra marionettista e marionetta. Così come certe cose che noi cerchiamo di far fare a loro, loro non le vogliono fare. Il lavoro del marionettista, differentemente da quanto accade con un burattino dove c’è la mano dell’uomo all’interno del corpo, della testa, quindi un contato diretto, in questo caso invece, si è distanti, a due metri sopra la marionetta. Il nostro collegamento con essa sono dei fili attraverso i quali cerchiamo di trasmettere dei movimenti che combattono contro la forza di gravità. Noi alziamo dei fili e la forza di gravità abbassa il corpo della marionetta riportandolo in basso. Da questo rapporto, noi che alziamo e la forza di gravità che abbassa, dobbiamo cercare di dare un senso a quello che è il movimento della marionetta e non sempre è facile e non sempre si riesce. Ogni marionetta è un pezzo artigianale oltretutto, costruito a mano. Molto spesso vengono realizzate delle copie della stessa marionetta perché questa, deve comparire in più scene con un costume diverso, non potendo quindi cambiare il costume durante lo spettacolo, si realizzano dieci marionette ad esempio, di diversi costumi, scolpendole a mano, assemblandole, ed ogni marionetta ha una sua reazione. Anche se uguale all’altra, reagisce a dei movimenti in modo differente quindi ognuna è diversa sebbene rappresenti lo stesso personaggio. La nostra è una “lotta infinita” con questa marionetta. È un rapporto ed un cercare di capirsi a vicenda, certamente divertente, l’importante e trasferire al pubblico l’intenzione.

L’arte delle marionette, per la sua fisicità, evoca inevitabilmente un riconoscimento, un’empatia con i personaggi… qual è il perfetto equilibrio di una componente umanizzata ed una idealizzata, di invenzione?

L’importante è che si crei un connubio tra noi, la marionetta ed il pubblico. Quest’ultimo è assolutamente eterogeneo. Composto come per tutta la storia della compagnia Colla sia da giovani che da adulti e negli ultimi 40 anni è un pubblico che proviene da culture, le più diverse possibili l’uno dall’altra. Quando la nostra compagnia ha cominciato a girare in tutto il mondo, ci siamo confrontati con il pubblico dell’America del Sud, del Nord, della Cina, Australia, ultimamente siamo stati a Norman. Da per tutto devo dire, si è riusciti comunque a stabilire un rapporto speciale. Quello che si vuole dire arriva tranquillamente. Le marionette sono uno strumento incredibile per trasmettere, loro ci parlano attraverso metafore, per cui anche quando si mette in scena uno spettacolo ambientato nel medioevo ci sono comunque sempre dei collegamenti a quella che è la realtà contemporanea attraverso una metafora di quello che sono i sentimenti e gli accadimenti umani. Ricordo una recensione fatta a New-York, da una giornalista che ha visto la versione inglese del Pifferaio magico al The little theatre nel 2016 per due settimane di proclamazione a Broadway, una fiaba dei fratelli Grimm e riscritta per questo dai fratelli Colla con molta cura e ampliando il canovaccio. Il commento è stato di essersi divertita moltissimo insieme alla figlia ed esser stata molto felice perché aveva visto uno spettacolo di una tradizione di tanti secoli alle spalle, apprezzando il fatto che sua figlia avesse imparato attraverso questo che anche i politici sanno mentire. Una situazione che chiaramente ci dimostra che quantunque non si mettano in scena accadimenti contemporanei, il messaggio arriva lo stesso e quindi la marionetta ha questo tipo di capacità. l’equilibrio è dato dunque da questa consapevolezza. La marionetta affascina e tratta di argomenti che essendo comuni alla storia e all’animo umano sono comprensibili a tutti anche se posti all’interno di una fiaba, di una commedia, delle varie tipologie di spettacoli e del lungo repertorio che va dall’opera lirica, al balletto, alla commedia e romanzo popolare.

 

La sua compagnia custodisce una tradizione che perdura da secoli. Mentre il mondo dello spettacolo muta rapidamente, influenzato dalle tecnologie, dalla frenetica modernizzazione, qual è il segreto per proteggere quest’arte dalla sua autenticità senza perdere il coinvolgimento del pubblico?

Si parla tanto di attori virtuali. La marionetta è il primo attore virtuale della storia. È il primo esempio arrivato fino ad oggi. La marionetta e il teatro di figura esistono da quando esiste l’uomo. Il primo esempio di marionetta risale ai templi dell’antico Egitto quando i sacerdoti muovevano le statue, anche se non era uno spettacolo erano i prodomi di quello che sarebbe diventato la marionetta ed il teatro di figura. La marionetta utilizza e sfrutta le nuove tecnologie. La mia tesi in architettura la feci sulla luce ed il teatro delle marionette. Come negli ultimi duecento anni si sia sviluppato il rapporto tra la drammaturgia del teatro delle marionette e le innovazioni tecnologiche dal punto di vista della luce. E si vede come dalla candela dalla fine del 700’ all’avvento del gas, dell’energia elettrica, la marionetta abbia comunque utilizzato le innovazioni per migliorare la sua offerta nei confronti del pubblico e della propria drammaturgia. Ha appreso dall’innovazione. Addirittura, alcuni anni fa, in tournée a Boston, siamo stati invitati al MIT (Massachusetts Institute of Technology) a tenere una lezione proprio sul rapporto fra la tradizione e l’innovazione attraverso una storia di duecento anni del teatro delle marionette, proprio perché è un rapporto continuo e quest’ultimo anno ci ha portati ad indagare tante possibilità ulteriori dello sfruttamento di queste tecnologie. Abbiamo realizzato un film che non è una novità, nel senso che il rapporto con la cinematografia per quanto riguarda la compagnia Colla risale agli inizi del 900’, sappiamo per certo che intorno al 1913/14 furono realizzati dei film con le marionette dei Colla anche se non abbiamo più quei documenti. Abbiamo invece una testimonianza incredibile di un film del 1935 sui Quattro Moschettieri tratto da un racconto molto in voga in quel tempo, interpretato dalle marionette di Carlo Colla e figli assolutamente protagoniste, che è arrivato integro a noi ed è stato restaurato ed adesso si trova nel museo del cinema di Milano. Noi l’anno scorso abbiamo fatto un passo ulteriore sempre sulla Divina Commedia, muovendo marionette a fili corti per un progetto speciale del ministero degli esteri, abbiamo esplorato al nostro interno la possibilità che questo mezzo ha e che andremo a sfruttare ancora in futuro. Quindi le nuove tecnologie non ci spaventano e le marionette non saranno di sicuro spaventate dalle nuove tecnologie, prenderanno quello che gli serve per portare avanti il proprio discorso e sono sicuro che andranno avanti tranquillamente.

Diversi studiosi hanno dedicato il loro interesse in questo mondo. Penso a Vittorio Podrecca, a Maria Signorelli e sull’ultimo rimando alla cinematografia, Pasolini stesso ha dedicato un’attenzione metaforica in “Che cosa sono le Nuvole?“… Da cosa deriva questa magica attrazione per questo mondo?

Il discorso cambia a seconda dei vari personaggi citati. Podrecca che è stato uno dei più grandi manager che si sono avvicinati al teatro delle marionette fece un grandissimo lavoro e salvò tante tradizioni del teatro delle marionette creando una compagnia con dei marionettisti che stavano per smettere la loro attività facendogli così ottenere un nuovo successo in tutto il mondo. Ancora oggi il ricordo della compagnia Podrecca è forte dappertutto. Io ho avuto la fortuna da giovane, nei primi spettacoli che andavo a fare negli anni 70’ con la compagnia Colla, di parlare con marionettisti della compagnia di Podrecca che lavoravano in quel periodo con noi. Raccontavano della loro storia con Podrecca, di quando la compagnia era stata bloccata per sette anni in America perché mentre erano in tournée era scoppiata la guerra e non sono potuti tornare in Italia, o di come era andata avanti e di come si svolgeva la vita della compagnia. Sono modi di affrontare il discorso diverso in base alle persone prima citate. Detto questo, io credo che il mondo del teatro di figura e delle marionette abbia questo fascino incredibile per le sue potenzialità che i grandi artisti riescono a carpire e a comprendere. Parlavo prima di Eduardo De Filippo, quando lui fece la traduzione in Napoletano della Tempesta, la sua idea era quella di farla rappresentare dalle marionette. Anche ultimamente noi siamo stati in contatto con vari registi che hanno avuto delle idee sull’utilizzo delle marionette all’interno dei loro spettacoli molto particolari, ed a seconda di quello che è il loro percorso, cercano di utilizzare la marionetta su necessità. Vengono da noi a vedere e rimangono affascinati da questo mondo. Trovano sempre la possibilità di far qualcosa che magari noi non avevamo visto in precedenza. Sarà forse il fascino dell’oggetto inanimato che poi diviene animato, che ha dentro sé un’anima… Poi ciascuno ci trova il suo nel proprio percorso e riesce ad identificarlo. Certo che, la marionetta ha delle potenzialità incredibili. Mi viene in mente Cloister, sulla super marionetta e il danzatore. Il fatto che il danzatore spicca un salto verso l’alto e poi deve ricadere per forza per terra, la marionetta spicca un salto verso l’alto e poi può rimanere in volo. Mi viene in mente anche Latella, venuto da noi a vedere i nostri laboratori, ha sempre voluto far qualcosa con noi, poi, non è stata mai la possibilità di farlo ma è rimasto affascinato da questa infinita dimensione.

Quello delle marionette è un mondo tutto da scoprire ed immergersi profondamente. Tra fiaba, fantasia, narrazione e contemporaneità, è un’arte in grado di accogliere un’espressione intima e completa. A ciascuno la propria definizione.

Dall’8 Giugno potrete vedere l’allestimento della compagnia Colla in occasione delle celebrazioni Dantesche e poter vivere questo viaggio attraverso il loro suggestivo teatro di figura. (per info e acquisto dei biglietti clicca qui)

 

Gaia Courrier.

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