DonneDisney #5: 1991- La bella e la bestia: Belle, la donna emancipata… ma ancora non abbastanza

La Bella e la Bestia ebbe un impatto incredibile presso il pubblico e la critica. Merito della nuova grafica, della colonna sonora indimenticabile, ma soprattutto di una nuova giovane principessa che ha portato in casa Disney dei colori del tutto nuovi. Belle è una donna, non una ragazzina come le altre protagoniste conosciute fino ad ora. E’ audace e indipendente, consapevole e ferma nella sua scelta di solitudine necessaria al suo stato di prima donna dichiaratamente emancipata dell’universo Disney.

Una ragazza assai particolare

Dai primi minuti del film la sua protagonista viene descritta molto minuziosamente dagli abitanti del piccolo villaggio francese in cui vive, mettendoci a parte da subito della sua particolarità; i libri che legge, la sua cultura, la sua indipendenza scuotono le persone che la vedono come una creatura bizzarra sconnessa dal mondo reale. 

 

Quella ragazza é proprio originale,
con che aria sempre se ne va!
Lei non assomiglia a noi,
pensa sempre ai fatti suoi,
la sua bella testolina non é qua!

É una ragazza assai particolare,
lei legge sempre che virtù!
Chissà cosa sognerà?
Dove va neanche lo sa!
Certamente un’altra non ce n’é quaggiù!

Anche il suo nome esprime la dolcezza,
più dolce di un crême-caramel!
Ha una personalità
un po’ strana in verità!
É diversa Belle da tutti noi…
Non é per niente come noi…
Non assomiglia affatto a noi

Ma guarda che ragazza stravagante,
così carine non ce n’é!
Ma la gente che c’é qua
vedrai non capirà
questa sua originalità,
lei é bizzarra e artistica,
insolita ed eccentrica…

 

La sceneggiatura sceglie di spoilerare immediatamente le peculiarità di questa nuova, insolita eroina. Non è solo bella e intraprendente come le altre. Anzi, la sua bellezza non è proprio tra le qualità esplicitate. Belle ha una caratteristica nuova: è strana! É ritenuta strana dagli altri e lei stessa ha il dubbio di esserlo proprio perché vive come un pesce fuor d’acqua. E’ lontana dal contesto in cui vive ma soprattutto non ha alcuna intenzione di omologarsi. Ha un’alta autostima ed è realmente emancipata, assolutamente consapevole di cosa voglia dalla vita e ha la forza e la caparbietà di aspettare a braccia aperte le avventure che le spettano.

E no, non io, lo garantisco:
la vita mia di certo cambierà!
Io voglio vivere di avventure
e lo vorrei sempre di più,
ma non c’é nessuno, ahimè,
che capisca il perché
questo é quello che vorrei per me!

 

Belle è la prima donna che si separa realmente dalla visione patriarcale: a lei è concesso di essere pienamente se stessa, nella massima espressione e libertà. Non ha bisogno di sovrastrutture, di codici estetici riconoscibili, di stereotipi; lei è se stessa, necessariamente sola, ma con la gioia di esserlo, coerentemente con la sua natura così “speciale”.

Una donna che può dire no

Dai primi fotogrammi compare anche Gaston, il macho del paese. Un mix tra Shwarzenegger e Stallone. Gaston è apprezzato da tutti, desiderato da tutte le donne ma agli occhi di Belle (e attraverso i suoi anche ai nostri) si palesa quale è: un narcisista egocentrico, un uomo rude o, come lo definisce Belle, “decisamente primordiale“. Il suo personaggio incarna il maschilismo più radicato e pericoloso:

Gaston: Belle sarebbe l’ora che ti togliessi dalla testa questi libri e ti occupassi di cose più importanti: per esempio di me. Ormai ne parla tutta la città. Non è giusto che una donna legga, le vengono in testa strane idee e comincia a pensare…


Gaston: immaginati la scena: una rustica casina di caccia, la mia ultima preda che arrostisce sul fuoco, la mia mogliettina che mi massaggia i piedi, mentre i piccoli giocano sul pavimenti con i cani, naturalmente ne avremo sei o sette…e sai chi sarà quella mogliettina

Un vero cattivo insomma. E finalmente un villain uomo. La Disney ci aveva abituato ad antagoniste donne, streghe. Pochissimi sono i malvagi di sesso maschile e nessuno aveva vissuto in una fiaba d’amore. Gaston si presenta come uno dei cattivi più profondi, concreti e realistici che la Disney abbia mai creato. Un uomo che manipola, ricatta e considera la donna un oggetto da possedere. Ma la grande svolta che questo personaggio permette di fare all’intera filmografia Disney è che per primo capovolge il kalòs kai agathos proprio delle fiabe. Gaston bello, muscoloso e assunto dagli altri uomini come esempio di maschio a cui ambire ad essere è il vero mostro del film. A Belle questo è chiaro dall’inizio e nonostante le lusinghe o le tentate costrizioni può scegliere di dire no. Piuttosto sola per sempre. In questo Belle è diametralmente opposta alle principesse che l’hanno preceduta e, in fin dei conti, condanna il loro modello. Rispetto alle protagoniste femminili delle fiabe classiche, Belle si dimostra un soggetto che scrive il suo destino, cosciente delle proprie scelte e che vede la relazione tra sessi come qualcosa da costruire e non di già deciso dal destino e dalla “natura”.

Questa provocazione della Disney suggerisce finalmente ai piccoli spettatori dei modelli nuovi: la donna si svincola dal destino di “fattrice”, si emancipa dal suo ruolo di moglie devota e si realizza invece attraverso la cultura e la scelta del proprio destino; ma anche l’uomo è alla ricerca qui di nuova identità. La bellezza del cuore infatti vince, finalmente, sull’estetica tout court (o così parrebbe).

La vera bellezza si trova nel cuore o sindrome di Stoccolma?

Altro elemento di novità risiede nel fatto che Belle non s’innamora del solito canonico bellissimo principe. Principe lo è sempre ma, ha l’aspetto di una bestia feroce. Ma Belle riesce a guardare oltre l’aspetto e a non farsi ingannare dalle apparenze. La Bella e la Bestia, al di là dell’incredibile raffinatezza estetica, della sua essenza di musical di Broadway animato, è una fiaba mitologica e in quanto tale ha l’insegnamento nascosto dietro la sua storia di amore e redenzione, di incanto e sentimento, dichiarato sin dai primissimi minuti del film: la vera bellezza si trova nel cuore. Ma è realmente questo il messaggio veicolato? Analizziamo meglio: Belle sceglie di essere rinchiusa nel castello della Bestia al posto del padre dando ancora una volta prova del suo grande coraggio e della bontà che la contraddistingue. La Bestia si convince ad imprigionare lei perché è ben consapevole che è l’unica persona che potrà spezzare l’incantesimo. Cerca dunque di costringerla e a manipolarla a suo modo per raggiungere questo scopo da lì in poi. Lei non cede, quantomeno all’inizio, violando le regole del palazzo e negandosi agli incontri imposti da lui, in linea con il suo temperamento “Impertinente” (un’impertinenza, però, che non viene dalla ribellione adolescenziale, come per Ariel – leggi il nostro approfondimento su La Sirenetta qui– ma piuttosto dall’acume intellettuale). Poi di fronte ad un atto di estrema violenza scappa, violando la promessa fatta, ma viene attaccata da un branco di lupi. Lui arriva e la salva, quasi rimettendoci le penne. La bestia è svenuta, nel bosco, moribondo per le ferite riportate. Belle si trova di fronte ad una scelta. Può tornare a casa dal padre e lasciarsi l’incubo di questo sequestro alle spalle oppure può scegliere di riportare la Bestia a palazzo e curargli le ferite. Banale chiedersi cosa scelga. Da qui tutto cambia. Questo barlume di gentilezza basta per permettere a Belle di guardarlo con altri occhi e piano piano di innamorarsi di lui. La natura di crocerossina vince, si esplicita apertamente e fa lo sgambetto all’emancipazione e al coraggio a cui Belle ci aveva abituato. Il film prende, allora, una piega un po’ pericolosa. Da questo momento infatti sembra suggerire implicitamente come amore e dedizione possano mutare un uomo violento e “bestiale” in un perfetto principe azzurro, con tutta la pericolosità che un tale atteggiamento può invece assumere nella vita reale.

Da Bestia a “il più bello dei principi” è un attimo

Il finale canonico in perfetto stile Disney fa oltretutto crollare tutto il piedistallo di riscatto sociale e redenzione della protagonista: dopo aver fatto i conti con i pregiudizi degli abitanti del villaggio, la paura di essere sbagliata e il narcisismo patologico e violento di Gaston, Belle si innamora del suo aguzzino orripilante e spezza l’incantesimo perché, come abbiamo già detto abbondantemente, riesce a vedere la bontà e la bellezza nascosta. Ma proprio a questo punto le zanne, le zampe la folta peluria scompaiono e lasciano il posto ad un bellissimo principe. Ma non bellissimo generico. Il più bello di tutta la filmografia Disney a mio avviso. Quindi anche questa volta la bellezza vince su tutto, sfaldando in parte il messaggio stesso intrinseco nel film.

Faremo comunque sempre il tifo per Belle

La bella e la bestia è stato uno dei miei cartoni preferiti e critico quelle femministe che impediscono alle loro figlie di vederlo per l’immagine della donna che alla fine si piega ad un amore potenzialmente rischioso. Va contestualizzato nel suo tempo. Si smarca dal passato ma non ha abbastanza coraggio per prendere delle vie sconosciute. Per arrivare alle vere ribelli che rimarranno tali e fedeli alla linea della singletudine ci vorranno ancora alcuni anni. Nel 1991 la Disney non è ancora pronta a fare un salto del genere e di sicuro non lo è il pubblico di quegli anni. Noi piccole bimbe degli anni ’90 avevamo ancora bisogno del lieto fine, del bellissimo principe e della storia d’amore appassionata e impossibile; e probabilmente ne abbiamo ancora. L’afflato romantico che questa storia trasuda è irrinunciabile e poco importa se averlo visto e rivisto ci ha spinto a sognare per anni di incontrare delle bestie da salvare. Diamo a Belle l’illusione di essere riuscita ad insegnarci ad amare davvero. A darci altri esempi ci penseranno le prossime eroine.

Serena Politi

 

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