L’Argante #15 Molto rumore per nulla. Solo un’opera teatrale?

Molto rumore per nulla, e no, non mi sto riferendo ai recenti accaduti politici in Italia, ma alla tragicommedia che vede in William Shakespeare il suo alto ideatore.

Origine della commedia

Scritta tra il 1598 e il 1599, essa è ambientata in una bucolica ed ancora incontaminata Sicilia, nello specifico a Messina. L’opera si compie tra i geniali intrighi amorosi dei vari personaggi. Scomposta in cinque atti, come molte trame shakespeariane vede svilupparsi in modo parallelo più storie.

La trama prende avvio con l’arrivo di Don Pedro principe d’Aragona, di Claudio un giovane fiorentino, di Benedetto un arguto uomo di spirito e Don Giovanni il fratello illegittimo di Don Pedro, presso la rustica dimora di Leonato, un nobiluomo che vive con la sua famiglia, di cui fan parte la giovane figlia Ero, il fratello maggiore Antonio e Beatrice sua nipote, insieme ai rilevanti domestici della tenuta.

Fatte le presentazioni, gli intrecci di questi personaggi si raggroviglieranno tra inganni e malefatte, ostacolando così la comoda riuscita di un consacramento amoroso fra i protagonisti.

Una rappresentazione riprodotta per secoli

Dalla sceneggiatura brillante e dai dialoghi acutissimi, è ad oggi una commedia scelta coraggiosamente, in molte rappresentazioni teatrali. Nel 1993, il regista Kenneth Branagh si è imbattuto, con non pochi riconoscimenti, nella resa cinematografica. La pellicola ospita come attori, i non meno riconosciuti: Michael Keaton, Emma Thompson, Denzel Washington, Imelda Staunton e molti altri affidabili volti.

Fotografia pubblicitaria di Molto rumore per nulla di Kenneth Branagh, 1993

Tema ricorrente in questa rappresentazione, è senz’altro l’inganno, ricreato in buona fede e mediante equivoci, esso si manifesta attraverso le azioni di ciascun personaggio che occupa un ruolo influente anche nello sviluppo delle conseguenze che comportano. L’elemento narrativo dell’opera è sorretto dalla ben radicata natura umana dell’ambivalenza. Vi si trovano infatti elementi speculari e opposti. L’esaminata commedia shakespeariana ripone molta attenzione all’aspetto linguistico. Le espressioni utilizzate sono minuziosamente inserite in un contesto e con uno scopo preciso. Le metafore presenti e inoltre i doppi sensi, annotano una malizia insita nei vari rapporti instaurati.

Una morale dominante all’interno del testo

Ma ciò che rende questo lavoro così contemporaneo e straordinario, è l’insieme di tutti i contenuti altamente riferibili ad ogni epoca, poiché frutto di un carattere puramente umano.

Il titolo dell’opera, che si presenta nella versione inglese: Much Ado About Nothing, oggi adottato nel parlato formale, suggerisce sin da subito, l’idea di una vana alterazione di una condizione di quiete. Molto spesso assistiamo a tentativi di sabotaggio nei confronti di un ordine raggiunto, perché l’indole dell’uomo può dividersi tra la genuina e positiva messa in discussione verso ciò che gli viene presentato, e la superba e negativa mancata accettazione della stessa per una presa di posizione. Nel caso della prima, ci si indirizza verso nuovi punti di vista e quindi ad una genesi di buoni propositi, nel caso della seconda, si incorre ad una mancata incomunicabilità che comporta soltanto caos. (Rammento ai lettori, che sto ancora parlando della commedia di Shakespeare e non del nostro bel paese).

Dunque, la componente tragica e quella comica, vengono agganciate attraverso una componente giocosa che sfuma i caratteri seri del sentito dire, dello spiare una conversazione, del riportare false testimonianze e false accuse. Una dimensione del vero-falso, nel quale lo spettatore viene rapito e smarrito. Il dire il nulla, che può essere interpretato come un ossimoro, è la causa del grande frastuono che smuove tutta l’azione. A volte bastano parole scarne di significato morale ma nutrite di intenzioni specifiche per condizionare anche l’opinione meno suggestionabile. Una propaganda di lemmi inconsistenti ed espressioni biasimevoli che alterano gli equilibri in natura e sovrastano un’intera dimensione. (Un’analisi sempre della tragicommedia cinquecentesca).

Naturalmente, in relazione al genere comico, il ripristino dell’ordine sarà adempito, garantendo così il lieto finale. Ma Shakespeare non si è mai accontentato di chiudere un racconto senza lasciare lo spettatore nelle sue riflessioni ed analisi di quanto assistito.

La componente teatrale dell’opera ci conduce ad una condizione di immedesimazione con la storia, e ci invita a trarre le nostre personali considerazioni su come i diversi personaggi si comportano. Attraverso un’analisi generica, possiamo considerare questa trama, come una trasposizione realistica dei vari caratteri riscontrati. Le frasi declamate nel testo rientrano perfettamente in quel novero di citazioni adattabili ad ogni contesto perché appartenenti anche al nostro vissuto d’esperienze. “Tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano”, quante volte ci siamo sentiti incompresi difronte a qualcosa più grande di noi?

Una rappresentazione che parla a tutti

Much Ado About Nothing (1846) dipinto da Alfred Elmore

Attraverso questi elementi, si risale all’obiettivo del drammaturgo ma anche ad un senso artistico, volto al coinvolgimento totale ed in prima persona di chi ascolta. Gli elementi farseschi presenti nella trama, ancora una volta, fungono da espediente per sdrammatizzare i fatti più tragici che accadono nella vita, tentando di affrontarli con “filosofia”. Infondo, quando si guarda alla dimensione del disordine, oltre sentirsi confusi e domandarsi il perché di quella situazione, spesso, come velatamente Shakespeare ci invita a fare nelle sue tragedie, occorre guardare sempre al lato divertente, comicamente surrealistico e quindi degno di una riflessione dai toni leggeri.

Dalle note estremamente vivaci, dalla trama contorta e dagli equilibri ben controllati, Molto rumore per nulla, è un manuale artistico in grado di offrire una visione della realtà presentata in maniera divertita e romanzata. Oltre ad essere un grande capolavoro shakespeariano potrebbe garantirvi anche un ottimo rifugio consolatorio nel sapere dell’esistenza di certi caratteri umani esistiti sin dal cinquecento.

Gaia Courrier

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