DonneDisney #10: 2010- Rapunzel: la principessa perduta e ritrovata

Nel 2010 la Disney porta nelle sale cinematografiche di ogni parte del mondo  Rapunzel. L’intreccio della torre. L’anno successivo, nel 2011, Rapunzel è terzo campione di incassi dei Walt Disney Animation Studios, superando perfino Alladin. Ispirato alla fiaba di Raperonzolo, il film porta nuovi temi alla poetica Disneyana figli di una relazione madre-figlia altamente disfunzionale e di un nuovo eroe non più principe, e nemmeno azzurro, ma bello e dannato.

La storia di Rapunzel narra di un fiore luminoso dai poteri di guarigione ed eterna giovinezza. Il fiore viene trovato da Madre Gothel che per secoli tiene per sé questo segreto, mantenendosi giovane. Un giorno però, in un vicino regno, la Regina si ammala gravemente;  le guardie del re si mettono alla ricerca del fiore magico per salvare lei e la bimba che porta in grembo. Il fiore viene trovato e grazie ad esso la Regina guarisce e dà alla luce una bambina dai capelli biondi e dorati, la principessa Rapunzel.  I capelli di Rapunzel hanno acquisito tutta la magia del fiore. Gothel, persuasa a non rinunciare al suo personalissimo elisir di lunga vita, rapisce la bambina nascondendola in una torre in mezzo al bosco per isolarla dal resto del mondo.

La matrigna più cattiva 

Il personaggio di Madre Gothel rappresenta ancora una volta il topos della matrigna-strega cattiva. Il tipo di violenza che agisce, però, non è quasi mai esplicita e questo dettaglio la rende, a mio avviso, la più inquietante delle matrigne.

Gothel non manifesta mai la sua cattiveria, è crudele ma apparentemente buona e accogliente. Mostra a Rapunzel, che cresce convinta che sia lei sua madre, solo un’apparente pacatezza e disponibilità anche se i suoi messaggi sono contraddittori; non perde occasione per infierire sulla figlia, per demolire la sua autostima, per fare battute sarcastiche che ledono la sua sicurezza.

Madre Gothel:“Rapunzel guarda nello specchio! Lo sai che cosa vedo? Io vedo una forte sicura di sè, bellissima giovane donna…

…Oh guarda ci sei anche tu!”

 

Questa continua incongruenza della madre è una modalità relazionale disfunzionale che conduce la figlia a sentirsi destabilizzata facendo leva sulle sue insicurezze. Rapunzel infatti crede a quello che la madre le dice e si nutre di tutto l’amore che lei può darle, anche se solo apparente. Questa terribile ambivalenza confonde anche  i piccoli spettatori che rimangono spiazzati di fronte ad una madre così nociva ma apparentemente amorevole. Una sfaccettatura psicologica davvero innovativa e profondamente indagante il vero animo umano anche nelle sue nefandezze.

La madre terrificante

La Madre terrificante è l’archetipo Jungiano che rappresenta l’aspetto possessivo, divorante e distruttivo della maternità. La madre che tiene i figli legati e ingabbiati ad un amore verso di lei totalizzante e una dedizione fuori del normale. Madre Gothel è una madre castrante iperprotettiva, inibente, ansiogena, simbiotica.

“Cara sei un fuscello delicato…sai che ti ho protetto e tutelato…è una delusione che vuoi darmi, vuoi lasciare il nido e andare via…stai qui con me…resta con me, non ti allontanare, è il consiglio che ti do, se ti lascio andare me ne pentirò, lo so… ladri in libertà, piante velenose, antropofagia, la peste, grandi ratti, facce spaventose… Io muoio, non lasciarmi…mamma è qui, sai che ti protegge, cara veglio su di te: è un bel dramma senza mamma, ma sei con me…resta con me, stai con la tua mamma, se no tu cosa farai…finiresti nei guai…sei un po’ svampita, piena di ansia e dubbi, anche un po’ distratta, in più, senza che ti arrabbi, non sei bella…sai che ti adoro…mamma sa chi sei, mamma ti capisce, mamma è sempre accanto a te…Rapunzel, non devi mai più chiedere di uscire da questa torre, ricorda…io ti voglio talmente bene…non scordare cosa fare…resta con me”

Gothel irretisce Rapunzel convincendola di non poter esistere senza di lei, di non avere le risorse di fronte ad un mondo ostile e malvagio pronto a farle del male. Rapunzel le crede e, mettendo da parte il suo desiderio di libertà, si getta tra le braccia della madre desiderosa di protezione. Mai Disney aveva reso in maniera così cruda e reale una violenza tanto sottile quanto pericolosa. Nascosto sotto la patina colorata e delle immagini e delle canzoni si nasconde il dramma umano più profondo in un rapporto madre-figlia che sia mai stato raccontato in un cartone animato.

La libertà tanto agognata…quanto spaventosa

Rapunzel è rinchiusa da quando era piccolissima dentro la torre nel folto del bosco. Non è imprigionata, né legata. E’ lei stessa che, convinta dalla madre Gothel che il mondo sia una minaccia, sceglie di non uscire. C’è però qualcosa che la attrae, un segno che la lega inconsciamente alle sue origini: delle lanterne che dal regno volano in cielo la notte del suo compleanno. Sarà questa forte spinta alla ricerca di se stessa e delle proprie origini che la porterà a decidere di evadere. Nonostante l’insicurezza di fondo e la convinzione di essere inabile alla vita Rapunzel, riesce a decidere di scappare. Il senso di colpa però, prepotente nella modalità di madre Gothel di tenere a sé la figlia, costituisce un guinzaglio difficile da rompere e una sfida da vincere per la ragazza: inizialmente, Rapunzel è attanagliata da tutta la vasta gamma delle paure e dei dispiaceri legati al timore di ferire un genitore che non ha mai incentivato la crescita e la libera espressione del figlio. Nonostante tutto la nostra Rapunzel riuscirà a liberarsi del legame opprimente con la madre e lo farà grazie al desiderio di inseguire il sogno e all’aiuto di alcuni amici e di un personaggio maschile innovativo.

Il meno principe di tutti

È il furfante Flynn, capitato per caso alla torre, che aiuta Rapunzel a ritrovare la strada per la libertà quando lei trova il coraggio di disobbere alla madre per andare a vedere le luci fluttuanti. La ragazza decide di ribellarsi al dominio psicologico della madre e grazie alla sua forza di volontà può realizzare il suo sogno.

Flynn è l’antieroe per antonomasia: non è un principe, è un ladro, è un indomabile. La scelta della Disney di adattatare il principe azzurro della tradizione alla realtà contemporanea ha messo al tempo stesso in evidenza il cambiamento psicologico femminile per quanto riguarda la scelta dell’uomo. Nel 2010 infatti, la persona ideale che ogni donna sogna nella sua vita non è più il ragazzo perfetto e coraggioso (il “principe azzurro”, che compariva anche nell’originale della fiaba dei fratelli Grimm), bensì il ribelle. Flynn Rider è appunto colui che, nonostante si sacrifichi per amore di Rapunzel, alla fine sarà salvato proprio dalla dolcezza della ragazza. La figura maschile non viene più idealizzata, ma assume caratteristiche umane che lo rendono imperfetto, ma proprio per questo ancora più desiderabile.

Serena Politi

 

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