Post it || Celebration: intervista a Serena Politi.

È prevista per domani, venerdì 24 dicembre, l’ottavo e ultimo appuntamento di: Celebration, il nostro podcast che celebra, a distanza di cinquant’anni, otto album del 1971 che hanno fatto la storia del rock.

Un viaggio iniziato ad aprile, con Chicago di Crosby, Stills, Nash and Young e che nel corso di questi otto mesi ci ha trasportati all’interno di brani fatti da artisti del calibro di John Lennon, Led Zeppelin, Rolling Stones, Pink Floyd, Jethro Tull e Carole King.

In occasione di quest’ultimo incontro, abbiamo fatto due chiacchiere con Serena Politi, ideatrice e voce di questo progetto, durante il quale è stata accompagnata da due membri (Gianfranco Politi e Matteo Pancrazi) della band di cui fa parte, i Déjà Vu.

Ripensando a tutta la stagione appena passata, qual è il brano che hai preferito interpretare? E perché?

Pensandoci bene, i brani che sono stati particolarmente intensi da interpretare sono due.

Il primo è Fearless dei Pink Floyd, perché non l’avevo mai conosciuta come l’ho conosciuta quando l’ho tradotta per il progetto. La musica, soprattutto quella degli anni Settanta, per me è motivo di grande suggestione e grande evocazione, a partire soprattutto dai riff e dalle note, quindi il testo è come se passasse un po’ in secondo piano. Attraverso questo progetto invece sono riuscita proprio a riscoprire i testi delle canzoni; Fearless mi ha inaspettatamente toccato, cosa che non era successa prima di prenderla in mano per Celebration. È una canzone nello stile dei Pink Floyd, che ti racconta, ma non ti racconta tutto, e quindi ognuno alla fine ci legge delle parti di sé al suo interno. C’è un messaggio molto forte che lancia, ed è quello del “tu puoi dirmi di fare quello che vuoi, ma come farlo alla fine spetterà a me”. Ecco, penso che sia un qualcosa che in questo momento mi suona molto familiare, ed è questo uno dei principali motivi per cui mi sono sentita toccata da questo brano in particolar modo.

L’altro pezzo a cui sono particolarmente legata è You’ve got a friend di Carole King. Quello che mi colpisce di questa canzone è il testo, che io sento profondamente vicino alla mia natura di persona amica, soprattutto di una persona che mi è molto lontana. Provo per lei un affetto smisurato, ma purtroppo, dati i chilometri e chilometri di distanza che ci separano, non abbiamo mai la possibilità di stare insieme.      Questo è stato quindi il brano che io ho amato forse di più, ma che mi ha messa anche in profonda difficoltà perché non riuscivo ad agire in maniera oggettiva rispetto alla performance legata a questa canzone, dato che il testo mi coinvolgeva a tal punto che facevo fatica ad andare avanti. Sicuramente quindi un brano che ho amato, che ho dedicato, ma con cui ho avuto forse anche più difficoltà.

È già prevista una seconda stagione di Celebration? Se sì, cosa dobbiamo aspettarci dagli appuntamenti futuri?

Ci auguriamo che possa esserci una seconda stagione, i Déjà Vu oggi hanno già iniziato ad ipotizzare quali potrebbero essere i prossimi brani, per cui senz’altro credo che possa essere una volontà. Proporremo una seconda stagione con i brani del 1972, andando quindi avanti di un anno; in questo modo celebreremo i cinquant’anni dall’uscita di ogni pezzo. È stato davvero bello ed entusiasmante lavorare ad un progetto così particolare, con la partecipazione anche di Bruno, che ringraziamo nuovamente e ci auguriamo possa continuare a collaborare con noi anche l’anno prossimo.

 

Non ci resta che attendere quindi, per scoprire quali saranno i brani proposti per la seconda stagione, augurandoci anche, in futuro, di riuscire a proporre il progetto dal vivo.

 

*è sempre possibile guardare e ascoltare i precedenti episodi sul canale youtube: (clicca qui) e su spotify: (clicca qui)

 

 

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