L’Argante #53 || Eleonora(Duse), Gordon(Craig) e la Pergola: i retroscena di un’incontro/scontro storico.

Il “Marzocco” (rivista letteraria settimanale fondata a Firenze il 2 febbraio 1896, finita di stampare il 25 dicembre 1932) il 5 Novembre del 1905 usciva con il calendario di una serie di date teatrali che da lì a poco Eleonora Duse avrebbe certamente recitato in Firenze. (Teatro della Pergola) Fra le date sicure c’era però anche un “desiderio”: la rivista si auspicava di vedere per la prima volta dinanzi al pubblico fiorentino, Il Rosmersholm di Ibsen poiché citandola:

Siamo certi che il nostro pubblico può bene intendere l’arcana poesia e la forza oscura di Rebecca

[Rebecca protagonista femminile dalla tempra selvaggia, indomita, ardente e profondamente drammatica dell’opera dello scrittore Norvegese.]

Ibsen

Il debutto tanto atteso quanto rimandato: Trieste, dicembre 1905

Eppure non fu la città di Firenze ad ospitare per prima lo spettacolo, forse per strategia o per semplice e comprensibile esitazione, bensì Trieste il 4 dicembre del 1905. Potremmo certo raccontare il lavoro che la stessa attrice realizzò sul testo, portando al centro della narrazione nuovamente il personaggio femminile, accantonato della prime traduzioni a favore della ribalta dei grandi attori maschili di fine ‘900. (Zacconi su tutti) La costante volontà di mettersi in contatto con il drammaturgo non più in buono stato di salute, (Ibsen morirà ad Oslo nel maggio del 1906), ma scriviamo qui per un altro motivo, di questo probabilmente ne riparleremo. Ad un anno esatto dalla prima messa in scena risalgono i fatti di questo nostro racconto: la fatidica data tenutasi al Teatro della Pergola di Firenze. Per la Duse il rapporto di collaborazione con il regista e scenografo inglese (reputato da molti studiosi come uno dei padri della moderna concezione di regia) Edward Gordon Craig, fu dettato da una grande volontà di mettersi alla prova.

Edward Gordon Craig

Un anno dopo, tutto cambia e si fa la storia: Firenze, dicembre 1906

Attraverso un nuovo allestimento e una nuova scenografia affidata a Craig, la Duse ricomincia le repliche dello spettacolo proprio da una delle città a lei più care. Ma è l’opera scenografica del giovane e rivoluzionario artista inglese ad attirare l’attenzione a creare cioè un episodio che resterà nella storia del teatro italiano. La creazione rimase troppo complicata da capire anche per coloro che realmente assistettero al cambiamento radicale della messa in scena. A distanza di oltre un secolo, l’opera di Craig viene vista ancora come uno spartiacque tra il vecchio e il nuovo modo di fare teatro e non poteva non essere Eleonora Duse a carpirne per prima le potenzialità. Come accade però in molti casi, per arrivare al sublime e alla totale e inconfondibile bellezza si parte da uno “scontro” di due forti personalità artistiche (e umane). L’una (La Duse) nel pieno della maturità, l’altro (Craig) in via di crescente affermazione. Il primo incontro avvenne grazie all’interessamento di Isadora Duncan a Berlino nell’autunno del 1906, da qui i due sempre in compagnia della Duncan si spostarono a Firenze per preparare le nuove scene, nel frattempo la “vecchia troupe” e la “vecchia scena” furono momentaneamente accantonate con l’idea di abbandonarle definitivamente qualora “Il pittore” (così l’attrice chiamava lo scenografo inglese) avesse del tutto convinto l’animo artistico intransigente di Eleonora.

Targa commemorativa, in pietra, posta sopra la porta del “Camerino della Duse” al teatro della Pergola. Firenze.

La preparazione maniacale delle scene e le passeggiate della Duse.

Craig buttò letteralmente fuori dal suo stesso spettacolo e dal Teatro la sua committente e promotrice. Non solo alla Duse non fu più concesso di mettere più piede alla Pergola per tutto il tempo in cui l’artista inglese confezionò le nuove scene, ma a nessun altro fu concesso di assistere alla creazione. Rinchiuso in un auto-isolamento in dieci giorni di forsennato lavoro Craig creò il capolavoro che passerà alla storia e la Duse? La Duse che sentiva l’esigenza in ogni suo spettacolo e produzione di decidere ogni minimo dettaglio come si tenne impegnata? Come riuscì a sottostare a cotanto affronto?

Che quella buona donna non metta piede qui, o le tiro un barattolo di colore in testa (*1)

Gran merito, dicevamo va sicuramente dato alla Duncan che riuscì, in nome di una profonda e duratura amicizia, a distrarla accompagnandola durante interminabili passeggiate al Giardino di Boboli. La Duncan però oltre al ruolo di dama di compagnia svolse anche quello di traduttrice (falsa a fin di bene) ovvero smussò, praticamente in ogni risposta tra i due caratteri forti, i toni inconciliabili che fra loro usavano nelle conversazioni preliminari e anche durante i dieci giorni di clausura i messaggi cartacei piccati dei due, con la quale comunicavano, venivano sistematicamente trasformati in premurose concessioni e promesse di reciproco rispetto dalla danzatrice. Nel frattempo Craig non usciva dal Teatro della Pergola neanche la notte e si faceva passare i pasti da una fessura creata appositamente pur di non far sbirciare nessuno, tantomeno gli emissari dell’attrice.

Isadora Duncan

L’opera finita, le grandi emozioni e finalmente il debutto.

Quando finalmente Eleonora Duse vide la scena (già montata) non riuscì a trattenere l’entusiasmo e le lacrime. Piena di emozione di ammirazione artistica strinse in un abbraccio liberatorio Craig, insomma era fatta. Il grande incontro si era consumato, non restava che il debutto. Una grande scena dipinta di color indaco padroneggiava sul palco e tutti i mobili e gli oggetti di scena possibili dipinti non più in uso materiale e a regnare incontrastata una grande finestra. (basilare per il personaggio di Rebecca interpretato da Eleonora) Poi ancora un uso spettacolare dei riflettori come mai usati fin a quel momento e una vista del paesaggio norvegese in grado di coinvolgere e trascinare lo spettatore all’interno della pièce e dell’ambientazione del dramma. Alla fine di questo meraviglioso pomeriggio di tardo autunno fiorentino la Duse chiamò a raduno tutta la compagnia e i lavoratori dello spettacolo presenti nel teatro e con grande commozione davanti a Craig affermò (dalla testimonianza della Duncan):

Io ho avuto la fortuna di incontrare questo grande genio, Gordon Craig. Ormai dedicherò il resto della mia carriera sempre, sempre, a far conoscere al mondo la sua ammirevole opera (*2)

Schizzo di opera teatrale e scenografica di Gordon Craig

Le promesse non mantenute, la frattura insanabile.

Nonostante la Duse avesse completamente rivisitato la sua interpretazione dello spazio e del personaggio per adattarsi alle linee geometriche tracciate da Craig, (Eleonora per adattarsi alla scena cambiò perfino l’abito all’interprete che ora vestiva di un completo bianco con delle lunghe maniche che le ricadevano sul corpo) il loro rapporto si ruppe definitivamente appena lasciata Firenze. Nessuno può dire che come andò veramente, tutto ciò appartiene alla storia “materiale” del teatro, fatta di imballaggi, macchinisti distratti, di bauli e forse anche di invidie e preoccupazioni circa la perdita del lavoro, tutto ciò a volte distrugge l’arte anche quella che poteva essere generata da un cammino a lunga percorrenza di due artisti del genere.

Nizza – Febbraio 1907 Craig viene chiamato urgentemente dalla Duse per presiedere al montaggio della scena, trovandola devastata. Troppo alta per gli altri teatri era stata “aggiustata” secondo le nuove necessità:

tagliata settanta centimetri tutta dalla base, non dall’alto, bensì dal basso, là dove vi erano dipinti i mobili, le porte e tutto l’arredamento, gli sfondi rappresentanti la campagna norvegese erano stati malamente deturpati e avevano perduto del tutto il loro valore prospettico. (*3)

Craig divenne furioso:

gran caos di orribili favelle che s’incrociavano. L’inglese di Craig, aveva strane analogie col puro bolognese del macchinista P. Giordani, che però non era in armonia col fiorentino del direttore di scena, l’italiano dell’amministratore, il nizzardo dell’elettricista e con il milanese del trova-robe… (*4)

Finì per insultare direttamente la Duse e per lasciare il teatro senza mai più avere la volontà di un ricongiungimento.
Eleonora Duse

La verità è che la scena era già stata mutilata… e forse volutamente.

A Nizza, la scena arrivò già “malconcia” per non dire distrutta. Il 22 Dicembre del 1906, la data successiva a quella del Teatro della Pergola, la compagnia si recò a Genova per due repliche e in quel contesto la Duse si mostrò particolarmente nervosa per lo stravolgimento che la scena aveva subito, perciò chiamò Craig per la data francese per poter rimediare ai pasticci dei montatori (ma non era dei montatori la responsabilità di una scena che non tornava, bensì dei tagli già effettuati). Il caso vuole che la troupe del vecchio allestimento praticamente sul punto di essere del tutto licenziata poiché inutile, venne subito in soccorso alla Duse dopo la lite e l’impossibilità, se non ricreandola di utilizzare l’opera dello scenografo inglese. Le repliche andarono avanti per altri tre anni e non si capì mai… nemmeno adesso a distanza di oltre un secolo, come dei “professionisti” abituati al montaggio e smontaggio delle scene, decisero scientemente di tagliare la base anzi ché l’altezza di un’opera d’arte, per poterla fare entrare nelle misure richieste dagli altri teatri…

Marco Giavatto

Fonti=
(*1);(*2): Isadora Duncan, La mia vita… [cit.]
(*3): Ferruccio Marotti, Edward Gordon Craig [cit.]
(*4): Guido Noccioli, Diario (1907-1907) [cit.]
(*5): Francesca Simoncini, Rosmersholm di Ibsen per Eleonora Duse [L’articolo è stato realizzato grazie al contributo di questo volume.]

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