La grande trasformazione del consumo audiovisivo: la storia dei servizi di streaming
Negli ultimi vent’anni la fruizione di film e serie televisive ha subito una rivoluzione radicale, passando dall’era dei DVD e del noleggio dal fallito Blockbustr (e simili alternative anche locali ormai tutte chiuse) allo streaming digitale. Questo è stato capace di mettere in crisi il cinema stesso inteso come sala, anche se li va ricercato il motivo in altri fattori che hanno contribuito a questa situazione, dall’offerta al costo dei biglietti, dall’incapacità di rinnovarsi di molte sale alla steccata finale del Covid. Per capire fino in fondo dove siamo oggi, bisogna ripercorrere l’evoluzione delle principali piattaforme, le loro origini – tecnologiche o cinematografiche – e il modo in cui hanno trasformato l’industria dell’intrattenimento globale e del catalogo di contenuti.
È importante premettere che alcune piattaforme, come Netflix e Amazon Prime Video, sono nate fin dall’inizio come servizi digitali rivolti allo streaming; altre, come Paramount+ e Max (HBO Max), o Disney+ derivano da colossi del cinema e della televisione con oltre un secolo di storia alle spalle, con biblioteche di titoli che coprono decenni di produzione cinematografica e televisiva e che per forza di cose e necessità si sono anche trasformate in industrie dello streaming “in proprio” mettendo su le loro rispettive piattaforme (e man mano riappropriandosi dei propri titoli storici, percorso ancora in divenire, che precedentemente cedevano con contratti annuali o pluriannuali e a caro prezzo alle industrie che già avevano piattaforme di streaming).

Netflix: l’alba dello streaming globale
Nel 2007, Netflix introduce il suo servizio di streaming negli Stati Uniti, trasformando un modello di noleggio DVD via posta in un’offerta digitale on-demand. In pochi anni la società ha completato la sua espansione: nel 2010 sbarca in Canada, nel 2012 approda in Europa e nel 2016 il servizio è disponibile in oltre 190 Paesi, Italia inclusa. Molti imputano la crisi e il successivo fallimento di Blockbuster all’avvento di Netflix ma niente di più falso. E’ sempre facile accattivante nonchè giornalismo spicciolo da titolone anche clickbait dire “Questo fallisce per colpa di quest’altro”, ma le cose andarono diversamente. Netflix nasceva come industria dello streaming digitale. Blockbuster aveva previsto il cambiamento della fruizione e già da prima di Netflix aveva creato il suo Blockbuster on line, ma provate voi a riconvertire (o vendere in blocco per non fallire) 9000 negozi nel mondo in poco tempo solo perchè non ti servono più come prima. Il fallimento di Blockbuster è semmai più dovuto a questo fattore di asset aziendale. Chiusa parentesi.
Tornando a Netflix la crescita è stata impressionante: nel 2017 superava i 100 milioni di abbonati a livello globale grazie a hit come Stranger Things, The Crown e House of Cards. Secondo dati recenti, Netflix continua a dominare il mercato con oltre 300 milioni di abbonati nel mondo.
Ciò che ha reso Netflix rivoluzionario non è stato solo l’accesso immediato a film e serie, ma anche l’investimento nella produzione originale.

Amazon Prime Video: l’offerta su due fronti
Diversamente da Netflix, Amazon Prime Video nasce non come piattaforma indipendente ma come parte del pacchetto di servizi offerti agli abbonati di Amazon Prime, con accesso allo streaming video incluso nel costo dell’abbonamento per la spedizione gratuita dei pacchi in 24. Gioco facile diciamocelo. La sua espansione globale prende forma a partire dal 2013, e negli anni successivi aggiunge produzioni originali e diritti per grandi franchise.
La mossa più significativa nella strategia di Prime Video è stata l’acquisizione di MGM (Metro-Goldwyn-Mayer) da parte di Amazon nel 2021 per circa 8,45 miliardi di dollari, portando nel catalogo del servizio migliaia di film e serie classiche, inclusi franchise iconici come Rocky.
Oggi si stima che Prime Video raggiunga circa 200-220 milioni di utenti a livello globale, pur restando difficile distinguere con precisione quanti di questi siano abbonati attivi per il solo video rispetto all’intero pacchetto Prime.

Arriva anche Disney! Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost
Disney+ nasce ufficialmente il 12 novembre 2019 negli Stati Uniti, come risposta diretta all’ascesa di Netflix e alla frammentazione del mercato streaming. L’idea di fondo di Disney è chiara fin dall’inizio: riportare “a casa” il proprio catalogo storico e trasformarlo in un ecosistema unico che unisca Disney, Pixar, Marvel, Star Wars e National Geographic. In Europa e in Italia il servizio arriva nel marzo 2020, in piena pandemia, un fattore che accelera enormemente la crescita iniziale.
Il debutto è uno dei più forti nella storia dello streaming: circa 10 milioni di abbonati nel primo giorno, oltre 28 milioni entro fine 2019. Nel 2020, grazie ai lockdown e a titoli-evento come The Mandalorian, Disney+ supera i 70 milioni di abbonati in meno di un anno. La crescita continua nel 2021 e nel 2022, quando con l’introduzione del brand Star (in Europa) il servizio si apre a un pubblico più adulto e raggiunge il picco storico di circa 160 milioni di abbonati globali.
Dal 2023 in poi entra in una fase più matura: aumenti di prezzo, introduzione del piano con pubblicità e una strategia più prudente sui contenuti portano a una stabilizzazione e a un leggero calo. Oggi Disney+ si muove intorno ai 145–150 milioni di abbonati nel mondo, restando uno dei tre grandi poli dello streaming globale insieme a Netflix e al blocco Warner/HBO.

Apple TV+: la scommessa tech di Cupertino
Apple entra nel mercato dello streaming tardi rispetto ai competitor digitali: lancia Apple TV+ nel novembre 2019 (ora di nuovo solo Apple TV), riposizionandosi come un curatore di contenuti originali con produzioni di alta qualità e firme importanti (The Morning Show, Severance).
A differenza di Netflix e Prime, Apple non parte da zero: la sua piattaforma beneficia dell’ecosistema hardware e servizi Apple, ma resta molto più piccola in termini di abbonati. Le stime attuali parlano di circa 30-45 milioni di abbonati nel mondo, una quota modesta se confrontata con i giganti del settore.
Apple ha puntato su qualità delle produzioni e riconoscimenti (anche Oscar, come nel caso di CODA), piuttosto che su volumi di catalogo preesistenti, e continua a crescere in termini di ore di visione ma soprattutto di qualità e proposte davvero inedite anche nel cinema documentario. Sua la trasposizione mai tentata prima di Foundations di Asimoov.

Paramount+: il catalogo di un secolo di Hollywood
Dietro Paramount+ c’è una delle case cinematografiche più antiche del mondo: Paramount Pictures, fondata nel 1912. La piattaforma nasce nel 2014 negli Stati Uniti come CBS All Access, un servizio dedicato alla programmazione della rete CBS, per poi essere rebrandizzato come Paramount+ nel 2021.
Questo significa che Paramount+, pur essendo un servizio relativamente giovane nel mondo digitale, può contare su un patrimonio immenso di film e serie – dal catalogo della casa madre e dei canali ad essa collegati, come MTV e Nickelodeon – oltre a produzioni originali e sport. Le stime di pubblico parlano di circa 70-80 milioni di abbonati nel mondo.
La lunga storia di Paramount come studio cinematografico, combinata con l’esperienza nelle produzioni televisive lineari, ha reso la transizione allo streaming un’evoluzione quasi naturale: una biblioteca di titoli datata e profondamente radicata nella cultura popolare di oltre un secolo.
HBO Max: l’offerta premium di Warner Bros. Discovery
Il servizio noto inizialmente come HBO Max poi divenuto Max e poi di nuovo HBO Max (hanno capito che senza la sigla HBO che ormai da tanti anni in America è sinonimo di offerta di grande qualità, giustamente non si andava avanti bene nelle strategie di marketing) debutta nel 2020 come risposta di WarnerMedia alla crescita dello streaming, riunendo i cataloghi di HBO, Warner Bros., DC e altri marchi sotto un’unica piattaforma. Dopo la fusione con Discovery, Inc.
Con l’arrivo in Italia nel gennaio 2026, Max porta nel nostro mercato un’offerta formata dai titoli classici di HBO (da Game of Thrones a The Sopranos), film Warner e produzioni originali globali. Recenti dati indicano che Max e Discovery+ combinati contano circa 125-130 milioni di abbonati a livello globale.
La particolarità di questo servizio è la forte identità di marchio legata alla qualità dei contenuti premium e alla tradizione di HBO, un nome che ha definito standard nella produzione televisiva di alta qualità per decenni.
Differenze chiave e la “guerra” degli spettatori
Se Netflix e Amazon Prime Video rappresentano due modelli nati nel digitale puro – il primo come pionieristico servizio di streaming globale e il secondo come estensione di un ecosistema di servizi più ampio – piattaforme come Disney+, Paramount+, HBO Max incarnano la trasformazione delle grandi case cinematografiche. Queste ultime hanno convertito i loro cataloghi storici in proposte digitali competitive, integrando contenuti classici con prod
uzioni originali moderne.
In termini di volumi, Netflix mantiene la leadership netta con oltre 300 milioni di abbonati; Amazon Prime Video si posiziona come seconda piattaforma globale, mentre Disney+ (anch’essa fondata da un colosso con catalogo storico come The Walt Disney Company) si attesta tra i 120 e i 130 milioni. Max e Paramount+ seguono con decine di milioni ciascuno, e Apple TV+, pur più piccolo, si distingue per la sua strategia di contenuti curati.
Osservazioni finali: un mercato in trasformazione
La storia dei servizi di streaming riflette la più ampia trasformazione dell’industria audiovisiva: da un modello lineare basato su reti televisive e cinema, si è passati a un ecosistema on-demand globale, frammentato ma ricco di scelte. Ogni piattaforma porta con sé un’eredità diversa – tecnologica, cinematografica, commerciale – e compete per tempo di visione, esclusive e fedeltà degli abbonati.
In Italia, come in molte altre regioni, la concorrenza è sempre più serrata: dati recenti mostrano che Netflix e Prime si alternano al vertice della quota di mercato, mentre Disney+, Apple TV+ e Paramount+ si contendono porzioni crescenti di pubblico. Con l’arrivo di Max e la continua espansione internazionale, il panorama dello streaming nel 2026 è più competitivo e ricco che mai. Per finire l’incognita… riuscirà NETFLIX ad acquisire davvero Warner Discovery e di conseguenza HBO Max?…
DOVE SIAMO ORA.
Netflix e Warner Bros. Discovery hanno raggiunto un accordo formale, annunciato a fine 2025, per l’acquisizione degli asset principali Warner Bros., compresi studio cinematografico e televisivo e HBO Max. L’operazione ha un valore superiore agli 80 miliardi di dollari.
Detto questo, l’acquisizione non è ancora conclusa. Prima del closing devono avvenire passaggi fondamentali: lo scorporo di una parte di Warner Bros. Discovery in una società separata, l’approvazione degli azionisti e soprattutto il via libera delle autorità antitrust negli Stati Uniti, in Europa e in altri mercati. Finché questi step non sono completati, Warner resta formalmente indipendente.





