Speciale “‘Na Nuttata ‘e Sentimento ” Stefano Chianucci, Daniele Galanti

L’8 Febbraio 2026 va in scena ‘Na Nuttata ‘e Sentimento – suggestioni napoletane (clicca per leggere la scheda dello spettacolo) prodotto da IGeneticamenteMortificati noi dell’Argante abbiamo colto l’occasione per incontrare i protagonisti dello spettacolo. Non perdetevi dunque i nostri SPECIALI per scoprire tutte le curiosità sullo spettacolo e non solo.

Daniele com’ è stato realizzato l’arrangiamento musicale? Come celebra e al tempo stesso si discosta dalla tradizione napoletana?
Il pianoforte e la fisarmonica non sono strumenti tipici della tradizione partenopea. I primi esperimenti in trio ci hanno talmente appassionato che con l’arrivo di Serena (Politi), abbiamo avuto voglia di rilanciare l’organico aggiungendo le percussioni
di Paolo Rossetti e il violino coloratissimo e prezioso di Serena Moroni, attingendo al repertorio classico e ai ritmi più mediterranei e tropicali. E così che Spingule Francese diventa quasi un mambo, Maruzzella assomiglia ad una rumba ed Era de Maggio oggi suona come un walzer in stile musette francese. Gli  arrangiamenti sono nati principalmente durante le sessioni di prova, registrando e scegliendo le idee di volta in volta più convincenti.
Stefano cosa cambia, nel tuo lavoro, quando il video non è solo sfondo ma parte attiva della scena?
Quando il video non è solo uno sfondo ma diventa parte attiva della scena, il mio lavoro cambia radicalmente perché diventa fortemente narrativo. Non accompagno la musica o la scena soltanto ma dialogo con esse. Ogni immagine deve avere un tempo preciso, un respiro che si incastra con quello dei musicisti e con la presenza fisica degli interpreti sul palco. Il video diventa quasi un performer invisibile, capace di suggerire emozioni, anticipare un clima o contraddirlo. Questo significa lavorare molto sul ritmo, sulle pause, sugli sguardi e anche … sulle imperfezioni! A volte un’immagine che arriva leggermente prima o leggermente dopo può cambiare completamente il senso di un brano. In uno spettacolo come questo, il video non riempie uno spazio vuoto: crea uno spazio emotivo in cui la musica napoletana può muoversi tra memoria, presente e immaginazione.
Come è nata l’idea di reinterpretare brani della canzone napoletana a musicisti non partenopei? Cosa vi lega a questa tradizione?
Ho conosciuto la musica napoletana a dieci anni. Ero il tamburino di Masaniello, e per lui battevo la tarantella contro gli spietati gabellieri spagnoli. Più tardi, a vent’anni, scoprivo Carosone, incantato e divertito dalle canzoni del suo memorabile quintetto, che poi avevo la fortuna di riascoltare in chiave jazz-cabaret nei primissimi concerti di Stefano Bollani al Porto di Mare. Senza contare l’ascolto dei vari Roberto Murolo; Sergio Bruni mentre alla televisione passava l’Orchestra Italiana di Renzo Arbore. Così qualche anno fa, abbiamo scoperto con Tommaso Tarani questa passione in comune. Ci siamo messi a strimpellare per gioco e poi non ci siamo più fermati. Talvolta però, le soluzioni migliori arrivavano nella solitudine delle notti insonni o delle albe nascenti, e lo dico non tanto per gusto bohemien, quanto perché queste canzoni hanno il potere, almeno su di noi, di fissarsi nella testa e non mollarti mai.
Stefano hai cercato di raccontare Napoli girando i video nella città. C’è un’inquadratura o qualche sequenza a cui sei particolarmente legato?
Raccontare la città è stato un privilegio, ma anche una responsabilità enorme. In quanto Napoli resiste a ogni tentativo di semplificazione: se la guardi da fuori rischi il cliché, se la vivi troppo rischi di perderti. Ho cercato di filmarla osservando, lasciando che fosse lei a suggerire le inquadrature. Non mi interessava la Napoli-cartolina, ma quella fatta di stratificazioni, di contrasti, di dettagli che spesso sfuggono. C’è una sequenza a cui sono particolarmente legato: una ripresa apparentemente semplice, con la luce del tardo pomeriggio che scivola sul mare con lo sfondo naturale del Vesuvio e una figura che attraversa il quadro senza accorgersi della macchina da presa ma concentrandosi solo sulla magia del tramonto nel lungomare. È un momento sospeso, quasi rubato, che per me contiene tutta Napoli: il passato che pesa, il presente che scorre, e quella bellezza imperfetta del porto che continua a esistere anche quando nessuno la sta cercando. In scena, quella sequenza diventa memoria viva, non nostalgia.

Per scoprire i dettagli dello spettacolo, info e prenotazioni → →→ clicca qui – ‘Na Nuttata ‘e Sentimento 

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