L’Argante #144 Hania Rani: “GHOSTS”

Il nuovo album della pianista e compositrice polacca.

È uscito in queste settimane “Ghosts”, l’ultimo album della musicista e compositrice polacca Hania Rani, al secolo Hanna Raniszewska, nata a Danzica nel 1990 e che vive e lavora a Berlino.

A dispetto della sua giovane età quest’ultimo lavoro conferma la pianista come una delle artiste più importanti e innovativi della musica postclassica, non solo per la qualità delle sue composizioni dal punto di vista musicale, ma anche per gli importanti intrecci culturali con altre arti, come quelle visive.

Per esempio nel suo precedente album “On Giacometti” (febbraio 2023), Hania Rani, dopo aver preso dimora nei pressi della città natale del pittore, scultore e incisore svizzero Alberto Giacometti, in solitudine aveva creato la colonna sonora di un documentario dedicato appunto all’artista svizzero.

Grazie a questo procedimento immersivo, che collegava la musica all’ambiente dove il pittore aveva trovato la propria ispirazione, Hania Rani aveva prodotto un album affascinante, pieno di una grazia eterea e di armonie eleganti, con sonorità talmente precise e con una ben congegnata ripetitività strutturale capaci di indurre gli ascoltatori alla meditazione.

On Giacometti – Copertina Album – Febbraio 2023

In particolare l’uso del pianoforte verticale aperto, che consente di udire i rumori della meccanica, e che è una peculiare caratteristica di Hania Rani, viene a rendere partecipe nel processo creativo lo strumento stesso.

Adesso con “Ghosts” Hania Rani produce un album di riflessione che non è solo personale: grazie alla magistrale esecuzione sonora e alle sonorità particolari l’artista tratteggia una serie di quadri sonori, una serie di riflessioni su altrettanti temi, si immerge in profondità nelle proprie e altrui paure, prima fra tutte quella della morte, con parole estremamente significative, come nel pezzo

“Don’t break my heart” dove dice: “… How sweet the silence of sun // Breaking hearts, burning minds // Warming up freezing sight // Of the loneliest of nights // No more chances, no more tries // No more answers, no ‘whys’…”.

Insomma Hania Rani adotta un linguaggio simbolico universale, così incentivando così la riflessione, dove “Ghosts” diviene una galleria di quadri musicali nella quale l’ascoltatore si muove, immedesimandosi sempre più nelle emozioni suscitate dalla pianista, e così ponendosi faccia a faccia con i propri fantasmi e con il fatto che ogni cosa ha necessariamente una fine.

L’album contiene pezzi di varia tipologia; talvolta si tratta di brani più pianistici, altre volte più ambientali, per sconfinare perfino nel pop. Alcuni pezzi devono essere necessariamente ricordati per la loro peculiarità.

Fra questi:

“Oltre Terra”, con sonorità ambientali nelle quali la struttura melodica emerge progressivamente dai suoni retrostanti, facendo prendere corpo alla sonorità potente del Prophet 8;

“Hello”, la cui entrata ricorda quella di alcuni pezzi (“Look Up”, ma anche “Song of the Wind”) dell’album Caravanserai di Carlos Santana, per poi passare la mano a voci che si muovono circondate da un ritmo docile sostenuto da suoni di synth che arpeggiano. Sul finale il ritmo si perde ma non si disperde, venendo recuperato dall’accompagnamento di pianoforte;

“Don’t Break my Heart”, che contiene come già detto parole estremamente significative e il finale con voci che rimbalzano e si richiamano a vicenda pronunciando “Whys” mentre sul sottofondo si muove un ritmo ben bilanciato;

“24.03” con una bella apertura di synth dove le variazioni di cutoff, di decay e di altri parametri consentono al motivo arpeggiato iniziale di aiutare la melodia ad emergere. Un pezzo strumentale molto bello e struggente,

con un finale che sembra aprirsi definitivamente, ma poi ondeggia con oscillazioni fra tonalità maggiore e minore;

“Dancing with Ghosts” con le parole che verso la fine si ripetono continuamente, con uno scambio ricorsivo fra tempo e spazio e il gioco delle voci che si fa sempre più incalzante fino alla ripetizione del titolo sul finale;

“Whispering house” che ripropone i suoni del pianoforte “aperto” molto tipici di Hania Rani;

– Infine il tredicesimo pezzo, “Nostalgia”, che richiama le musiche di John Dowland, compositore inglese di fine 1500.

Nel complesso “Ghosts” è un album corposo, delicato, capace di fornire all’ascoltatore un percorso di esplorazione di se stesso, una galleria di quadri musicali che inducono alla riflessione, un lavoro musicale che conferma Hania Rani come un’artista unica, interprete magistrale delle proprie opere, ma anche uno dei più importanti e attuali compositori di musica postclassica.

 

Di Sergio Bedessi

Tracklist:

1. Oltre Terra

2. Hello

3. Don’t Break My Heart

4. 24.03

5. Dancing with Ghosts

6. A Day in Never

7. Whispering House

8. The Boat

9. Moans

10. Thin Line

11. Komeda

12. Utrata

13. Nostalgia

Hania Rani on line:

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