L’Argante #71 || “Ghosts are real….this much I know”

Recentemente ho effettuato una visita guidata all’interno di un edificio storico fiorentino e, mentre i dettagli storico-artistici non sono stati accolti con particolare entusiasmo, una delle domande che mi sono state poste con maggiore interesse è stata: “Ci sono dei fantasmi qua dentro?” Magari sorriderete, eppure è vero che ad incuriosire anche i più scettici è proprio ciò che è improbabile, strano, stra-ordinario. Mi sono interrogata sul perché di questo quesito e sul perché un leggero brivido mi abbia percorso la schiena quando, poco dopo, una coincidenza di suoni e movimenti in lontananza mi ha fatto chiedere per un secondo se non ci fossero dei fantasmi davvero. Ma da dove nasce la nostra secolare fascinazione per il soprannaturale ed il fantastico?

Il romanzo gotico 

La letteratura gotica, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, ha popolato la nostra immaginazione di presenze che sono solite infestare luoghi oscuri e tenebrosi, castelli misteriosi, cripte, stanze segrete, cimiteri e antichi manieri. Il genere gotico unisce, così, elementi horror e soprannaturali ad elementi romantici. Nasce convenzionalmente con The Castle of Otranto di Horace Walpole, del 1764, per proseguire con Ann Radcliffe ed il suo The Mysteries of Udolpho del 1794, che vede al centro della storia l’archetipica eroina, costretta a superare varie sventure, oggetto di parodia nel famoso L’Abbazia di Northanger di Jane Austen. Sarà, però, con il Frankenstein di Mary Shelley del 1818 che ci si addentrerà in una versione più (fanta)scientifica del romanzo gotico. Sempre negli stessi anni, inizia a farsi strada nella letteratura del genere una nuova figura, che affascinerà lettori e spettatori di tutti i tempi: quella del vampiro, a partire dal The Vampyre di John William Polidori del 1819, fino al più famoso Dracula di Bram Stoker, pubblicato a fine Ottocento. Nel frattempo, ci pensa Edgar Allan Poe a rendere protagonista dei suoi racconti non tanto creature ultraterrene, quanto l’uomo comune, con le sue psicosi, le sue paure e la sua sinistra fascinazione per la morte. Elementi gotici si ritrovano anche ne Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde di Robert Louis Stevenson del 1886 – romanzo al centro del quale vi è il tema del confronto tra bene e male – come anche negli scritti di Henry James, due su tutti The Romance of Certain Old Clothes e The Turn of the Screw (Giro di Vite), quest’ultimo del 1898 e riadattato sotto forma di moderna miniserie ne The Haunting of Bly Manor del 2020, disponibile su Netflix.

I temi più popolari della letteratura gotica sono il soprannaturale (con la manifestazione di fantasmi o il verificarsi di eventi inspiegabili se non con la presenza di forze oltremondane); la predilezione per ambientazioni medievali o antiche, con castelli diroccati, in cui fanno da padroni passaggi segreti, botole e torri; la presenza di un’eroina innocente che si trova a dover affrontare mille peripezie per sfuggire dal cattivo che la perseguita, solitamente nobile, aiutata però dall’eroe affascinante che la trarrà finalmente in salvo. E’ molto importante sottolineare come, ne XVIII secolo – e ancora per molto tempo dopo di allora -, la sessualità femminile fosse ritenuta qualcosa di vergognoso, da tenere assolutamente a bada. La donna doveva comportarsi in tutto e per tutto come The Angel in the House, come recita il titolo di un poema di Patmore di metà Ottocento, assecondando con abnegazione le aspettative della società che le chiedeva di essere moglie e madre perfetta, dedita unicamente al benessere del marito e della famiglia. L’appetito sessuale (solo femminile, ovviamente, quello maschile era accettatissimo) era qualcosa da tenere sotto controllo, poiché considerato una pericolosa deviazione. La donna che ne avesse fatto dimostrazione era, infatti, considerata pazza, the mad woman in the attic, proprio come la povera Bertha Mason del famoso romanzo Brontiano Jane Eyre, rinchiusa in una soffitta e tenuta lontana dagli occhi del mondo, non ancora pronto per la sua emancipazione e libera espressione.

La differenza tra orrore e terrore

La letteratura gotica e, poi, la trasposizione cinematografica di questo genere si divertono a rendere confuso il confine che segna la distinzione tra orrore e terrore. Per terrore si intende una sensazione di paura estremamente intensa, mentre l’orrore è collegato ad una reazione di ribrezzo e repulsione, generati da elementi perfidi e ripugnanti. Alcune caratteristiche del romanzo gotico sono state riprese con successo anche da autori novecenteschi, come Daphne Du Maurier con la sua Rebecca o Angela Carter con la sua rivisitazione delle favole classiche ne La Camera di Sangue e Altre Storie. Ispirandosi a racconti famosi quali Barbablù, Biancaneve, Il Gatto con gli Stivali, La Bella e la Bestia, la Carter ci ha regalato un caposaldo della letteratura femminile, in cui si ribaltano gli stereotipi (la protagonista della storia che dà il titolo alla raccolta non viene salvata dal macho man di turno, ad esempio,ma dalla madre) e si indagano le sfaccettature dell’identità femminile e della scoperta della propria sessualità (e sensualità).

Il gotico al cinema

Un genere così ricco di elementi fantastici e di così grande impatto emotivo, nonché visivo, non poteva che ispirare numerosi film e adattamenti cinematografici. Sulla figura del vampiro più famoso, Dracula, i rifacimenti si sono sprecati, a partire dal primissimo Nosferatu di Murnau del 1922, in cui il protagonista di Bram Stoker viene rinominato Orlok per evitare problemi legali in merito al diritto d’autore, nei quali il regista è comunque incorso, con la successiva condanna a distruggere tutte le copie della pellicola. Per fortuna, una copia del film si è salvata, permettendoci così di conoscere questa prima incursione nel genere gotico da parte del mondo del cinema, seguita da quella in cui a vestire i panni del conte dai denti aguzzi è Bela Lugosi, nel 1931. E come dimenticare poi il Dracula interpretato da Christopher Lee nel 1958 o quello, completamente diverso, regalatoci da Gary Oldman, per la regia di Coppola, ad inizio anni Novanta, in cui emerge chiaramente la centralità del tema della frustrazione sessuale femminile del XIX secolo? Non ha ottenuto recensioni positive, invece, il più recente Dracula Untold, rivisitazione della storia di Stoker diretta da Gary Shore.

Passando per il Frankenstein del 1931 e da quello diretto da Kenneth Branagh nel 1994, non possiamo non menzionare – tra i film a connotazione gotica – Rebecca di Alfred Hitchcock (ispirato, appunto, al romanzo della Du Maurier), che vinse l’Oscar nel 1941 come miglior film e miglior fotografia. Ad interpretare la storia di una giovane donna, perseguitata dal fantasma dell’ex moglie del marito, furono i fantastici Laurence Olivier, Joan Fontaine e Judith Anderson. Eppure, un’altra, se non “la”, protagonista del racconto, nelle parole dello stesso regista, è la casa in cui esso si svolge, Manderley:

Il film è la storia di una casa; si può dire che la casa è uno dei tre personaggi principali del film.

In maniera molto, simile, Guillermo del Toro ha reso un’altra dimora, Allerdale Hall, il fulcro del suo Crimson Peak, pellicola del 2015, interpretata da Mia Wasikowska, Tom Hiddleston e Jessica Chastain, in cui un’innocente ragazza si trova a dover diventare grande molto in fretta, anche in questo caso in un rito di passaggio verso la maturità e la consapevolezza che si dipana in un ambiente sinistro, spaventoso, decadente, eppure altrettanto affascinante e seducente. Un mondo di contrasti capace di generare le emozioni forti che ricerchiamo in un genere come quello gotico, che si diverte a giocare sapientemente sul confine sottile che distingue le nostre paure e dai nostri desideri più profondi.

 

Silvia Bedessi

 

 

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