L’Argante #58 || Incastrati – La nuova serie targata Netflix con Ficarra e Picone

Premessa, 

Incosapevolmente questo pezzo sulla nuova serie Netflix di Ficarra e Picone [Incastrati] è scritto a quattro mani. In una redazione (seppur piccola come la nostra – L’Argante) capita di scambiarsi pareri e “frasi” che furbescamente (da buon commediografo e pseudo-giornalista) io rubo qua e là. La fonte primaria del nostro lavoro è la curiosità e non mi sono fatto sfuggire l’occasione di chiedere a Stefano Chianucci cosa ne pensasse della serie prima ancora di buttare giù le mie idee su quello che avevo visto. Il risultato sarà chiaro continuando a leggere l’articolo, troverete una parte “sentitamente avvelenata” e un’altra più buona e forse più giusta. A voi (Ma anche a Stefano qualora volesse rispondermi con un altro pezzo stile giornali anni ’70) che siete i nostri lettori e migliori “giudici” le considerazioni finali.

Prima di tutto le domande

Questa serie offre molti spunti e forse quello che sinceramente si potrebbe dire è che rimane sostanzialmente incompiuta.

E’ una serie sulle serietv? E’ una serie sui rapporti di coppia e familiari? E’ una serie sulla mafia in Sicilia 30 anni dopo la Trattativa? E’ un découpage delle vostre scene e storie passate? Se c’è una domanda che viene spesso fatta a coloro i quali approcciandosi al “mestiere” vogliono proporre storie ad attori, registi e produttori è: cosa volevi dire con questa storia?

Valentino e Salvo mi permetto di rivolgervi la stessa domanda: cosa volevate dire con questa storia?

Premetto che a me Ficarra e Picone mi sono sempre piaciuti e di conseguenza questo me li fa apprezzare anche quando non fanno cose perfettamente sceneggiate. In ogni caso questa serie l’ho trovata piacevole, sei puntate da mezz’ora l’una da finire in un mezzo pomeriggio. Io li trovo sempre divertenti e mi fanno ridere, portano avanti la tradizione della comicità tipica di un Nino Frassica. Comici a cui voler bene perché ci fanno sempre in qualche modo sorridere e ridere, mai in maniera volgare. Ce ne fossero… ecco. 

Stefano Chianucci

Con le parole “rubate” a Stefano io invece sento il bisogno di capovolgere la situazione e di chiedermi se da Ficarra e Picone non ci si dovrebbe aspettare di più. La serie è sicuramente piacevole, tutto fa presagire che ci sarà anche una continuazione e il consenso ormai acclarato dei due attori comici siciliani ci impone una riflessione un po’ più profonda nei confronti di loro stessi, quelli degli inizi dei primi film. Molto più poetici e dinamici a mio avviso, non solo nei dialoghi che qui ho trovato a tratti “audio-descrittivi”, ma anche nelle gag o nei movimenti di macchina e nelle idee registiche.

Incastrati: il titolo giusto per spiegare il momento dei due comici siciliani

Valentino Picone e Salvo Ficarra sono ormai due “amici di famiglia” e ogni volta che hanno voglia di raccontare qualcosa o di farsi rivedere è un piacere stare in loro compagnia ma mi piacerebbe dir loro che c’era un tempo in cui osavano di più per catturare il pubblico e non solo con la comicità ma con tutto il contorno della storia. Sono stati rivoluzionari in “Nati Stanchi” pensateci bene: l’Anti-Zalone vent’anni prima. Mentre il comico pugliese campione di incassi al botteghino ci ha spiegato come l’italiano medio è quasi ossessionato dall’idea di trovare e trattenere ad ogni costo il posto fisso, i due comici siciliani ci hanno raccontato in maniera meravigliosa come è possibile impegnare tutte le energie a disposizione di un essere umano per evitare anche il lavoro sicuro frutto di una raccomandazione. E ancora nella Matassa” (ne cito solo due dei loro film) ci hanno portato dentro ad una tradizione tutta siciliana quella cioè delle fazioni familiari che mettono alla prova paesi interi e schieramenti chilometrici di fatti, controfatti, dicerie, storie e leggende che si accumulano e intrecciano senza mai trovarne il bandolo (a confronto Guelfi e Ghibellini sembravano litigiosi principianti). Ora nonostante il piacere di vederli all’opera sembrano trattenuti, anzi no… incastrati nel picco massimo di popolarità raggiunto.

Incastrati. Episode 101 of Incastrati. Cr. Dario Palermo/Netflix © 2021
La scelta dei “soliti compagni di viaggio” è una garanzia

Se c’è una certezza in tutte le pellicole di Ficarra e Picone è il mantenimento di uno “zoccolo duro” fatto di attori siciliani straordinari che riescono a far diventare ogni punta di grottesco (specialità dei due comici) perfettamente aderente al reale. Filippo Luna ad esempio (potete trovare la nostra intervista a lui cliccando qui) è sempre perfettamente credibile e la sua entrata in scena è un grande omaggio all’attore straordinario che è: sempre diverso, sempre perfetto qualsiasi sia il ruolo che gli capiti interpretare. Poi ancora Tony Sperandeo e Domenico Centamore in grado nella loro carriera (così come Luna) di interpretare il comico come il drammatico con una facilità imbarazzante. Senz’altro le vere colonne portanti della struttura messa in piedi ogni volta che vengono chiamati in causa dal duo siciliano. Menzione speciale va sicuramente a Leo Gullotta che è sempre emozionante rivedere (anzi forse lo vediamo troppo poco); la bravura nel mestiere dell’attore portata sul set e nelle storie permette di spingere sempre l’asticella un poco più in sù (si fa altresì menzione di tutto l’equipaggiamento di attori siciliani presenti nelle pellicole del duo, sempre in formazione simile, sempre in grado di sostenere qualsiasi racconto, la fortuna insomma di avere a disposizione un parco caratteristi unico e raro in Italia).

Cambiano invece spesso le protagoniste femminili ma anche a loro in occasione di questa serie vanno fatti i complimenti, (non è così scontato trovare attrici e attori in Italia, oggi giorno in grado di far capire le battute nella sua interezza). Solare la fotografia diretta da Dario Palermo, si ha la sensazione di poter toccare con mano la luce espressamente siciliana, tra il limone e l’arancio in un colore indefinito che solo chi è nato o cresciuto in quei posti può ben capire.

Conclusioni finali 

Torno all’articolo scritto (senza saperlo) a quattro mani -essermi confrontato con Stefano mi ha aiutato a trovare un accordo con me stesso. Io lo ammetto, sono sempre troppo esigente e pretendo, senza un logico motivo forse, che Ficarra e Picone si prendano sulle spalle la responsabilità non solo di salvare la comicità e di portare avanti una tradizione appartenuta a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma anche di salvare la Sicilia intera e qualche anima (la mia in primis). Sicuramente potrebbero impegnarsi di più, usare meno gag di riempimento e lavorare in maniera più profonda sulla sceneggiatura e sui dialoghi ma d’altra parte se in un pomeriggio si riesce con questa serie a tenere una famiglia intera sul divano dalla prima all’ultima puntata un risultato importante si è comunque raggiunto.

Sono sicuro che credono in ciò che fanno e lo capisco da molti spezzoni, monologhi sopratutto affidati qua e là a diversi personaggi. Ho la sensazione (magari mi sbaglio) che vorrebbero dire molto di più e che magari senza rendersene conto si lascino andare a qualche compromesso di troppo. Non credo che ne abbiano bisogno poiché il pubblico oramai da questo duo accetta volentieri anche l’amaro (per citare la serie) anzi con il passare del tempo passare dal filone grottesco a quello umoristico (per come Eduardo De Filippo intendeva cioè quello della risata amara) potrebbe essere il giusto corso per questi due protagonisti del cinema che son sicuro hanno ancora tantissime cose da dire.

Marco Giavatto

 

 

 

Tutte le straordinarie foto appartengono al Direttore della Fotografia Dario Palermo/Netflix © 2021. L’uso fatto in quest’articolo è semplicemente giornalistico/descrittivo. 

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