L’Argante #50 Consigli per l’ascolto (poetico)

Non so voi, ma con l’arrivo di novembre l’unica cosa che ho voglia di fare una volta scoccate le ore 9 (di sera) è rannicchiarmi sul divano con una bella tazza fumante di cioccolata calda ed una candela accesa a farmi compagnia. Al bando le serate folli: ormai ho superato i 30 e, se malauguratamente sono costretta ad uscire più di una volta nella stessa settimana (giusto per evitare che gli amici più cari si dimentichino di come sono fatta), devo trascorrere il mese successivo a fare calcoli complicatissimi per capire come recuperare le ore di sonno perdute. Molti considerano novembre un mese caratterizzato da cieli plumbei, giornate brevi e grande tristezza, un mese un po’ inutile che si posiziona tra i colori autunnali di ottobre e lo scintillio dell’Avvento. Per me novembre è un rito di passaggio verso l’ultimo mese dell’anno: 30 giorni all’insegna del fascino dell’immobilità, non per forza da leggere in chiave negativa, ma, anzi, come occasione per il raccoglimento, la meditazione, l’osservazione e, ovvio, un pizzico di malinconia. Per quanto mi riguarda è un mese ricco di poesia, un’occasione per riflettere e guardare all’interno di noi stessi, attraverso le parole di coloro che prima di noi si sono interrogati sui grandi temi dell’umanità e hanno saputo riportarci la loro visione del mondo con suggestioni personali e, allo stesso tempo, universali.

Purtroppo, per molte persone la poesia richiama parole polverose sepolte nei libri di antologia, il compito noioso che alle medie ci costringeva a ripetere Davanti San Guido fino allo sfinimento, in modo da essere pronti a recitare la strofa che ci sarebbe toccata in sorte, in quell’infernale round-robin con i nostri compagni cui ci sottoponevano i professori. E’ stato solo quando ho iniziato ad addentrarmi nei libri di poesia da sola, senza obblighi ed indicazioni esterne, che ho scoperto la meraviglia che vi si nasconde: i versi parlano ad ognuno di noi in maniera diversa, in base al nostro bagaglio di esperienze, sogni, aspettative, conoscenze. Negli anni, mi sono scoperta ad imparare a memoria, per puro divertimento, le poesie che più solleticavano la mia immaginazione. Neanche fossi una novella Bridget Jones rinchiusa nella prigione tailandese, con Kipling come unico supporto morale, nei momenti di noia o di smarrimento, confesso di essermi ritrovata a ripeterle a me stessa come se fossero una preghiera pagana, un’ancora di salvezza fatta di musica e bellezza. La poesia è viva ed è vita, è la chiave che apre la porta della nostra introspezione.

La poesia ferisce e cura, pone interrogativi e non dà risposte. Susan Sontag, nel suo Against Interpretation (Contro l’interpretazione), si scaglia contro coloro che insistono a voler porre l’attenzione sul significato dell’opera d’arte, sul voler, appunto, interpretarla, spiegando ciò che non si può né si deve spiegare. La Sontag paragona, piuttosto, il “bisogno” intellettuale al bisogno sessuale, una ricerca di estasi che ha poco di razionale e molto di erotico, immediato, spontaneo. E se è vero che il modo più diretto per avvicinarsi alla poesia senza mediazioni è leggerla noi stessi, ascoltare le parole dei grandi poeti lette da alcuni tra i più grandi attori al mondo è una forma di arte, intima e delicata, che parla ai nostri sensi. Non tutti gli attori, diciamolo, sono bravi a leggere le poesie: le poesie sono complicate, si deve dar loro un’intonazione che vada ben oltre la ‘semplice’ rima, si deve scavare nell’abisso dell’esperienza umana e in un oceano di emozioni diverse per poter recitare anche solo pochi versi. Eppure, non c’è niente di più commovente di una poesia ben letta. Ecco, quindi, dei consigli per l’ascolto…per novembre ed oltre.

1.”The Rime of the Ancient Mariner”, di Samuel Taylor Coleridge – letta da Ian McKellen

Water, water, every where,
And all the boards did shrink;
Water, water, every where,
Ne any drop to drink.

Pubblicata per la prima volta nel 1798, la poesia apre la raccolta di poesie di Wordsworth e Coleridge, Lyrical Ballads, che segna l’inizio della poesia romantica.

2. “East Coker”, di T. S. Eliot – letta da Jeremy Irons

In my beginning is my end.

I versi costituiscono la seconda parte di Four Quartets, scritta durante la seconda guerra mondiale come meditazione sui temi del tempo e del divino.

3. “Daffodils” di William Wordsworth – letta da Ralph Fiennes

For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.

La poesia più famosa di Wordsworth ci ricorda quanto la natura e la bellezza siano un balsamo per l’anima anche quando non ci troviamo di fronte ad esse, ma il loro ricordo si affaccia potente nella nostra mente.

4. “The Tyger”, di William Blake – letta da Helen Mirren

When the stars threw down their spears

And water’d heaven with their tears:

Did he smile his work to see?

La poesia si interroga sulla religione cristiana ed i suoi paradigmi, in particolare su come Dio abbia potuto creare due opposti, mortalmente pericolosi l’uno per l’altro.

5. “Love after Love” di Derek Walcott – letta da Helena Bonham Carter

Sit. Feast on your life.

Un’inusuale e commovente poesia d’amore…un invito a tornare in noi stessi, a se stessi, e godere della propria vita.

6. Sonnet 130 di William Shakespeare – letta da Alan Rickman

Una poesia che non ha bisogno di presentazioni.

7. “The Ballad Of Reading Gaol”, di Oscar Wilde – letta da Stephan Fry

Some love too little, some too long,
  Some sell, and others buy;
Some do the deed with many tears,
  And some without a sigh:
For each man kills the thing he loves,
  Yet each man does not die.

Scritta da Oscar Wilde durante il suo esilio in Francia, al termine della sua detenzione nella prigione di Reading – nella quale era stato rinchiuso in seguito al processo subito a causa della sua omosessualità – la poesia affronta il tema della pena di morte e delle condizioni di vita dei carcerati.

Bonus video

7. “The Waste Land”, di T. S. Eliot – letta da Fiona Shaw 

What are the roots that clutch, what branches grow
Out of this stony rubbish? Son of man,
You cannot say, or guess, for you know only
A heap of broken images

Uno degli esempi più importanti di poesia modernista, i versi di Eliot vogliono descrivere l’Inghilterra degli anni Venti, dopo la devastazione causata dalla Prima Guerra Mondiale, e traggono spunto ed ispirazione dalle opere fondanti della cultura occidentale.

Silvia Bedessi

Articolo creato 39

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto