L’Argante #28 Il Teatro nel Fumetto. Batman e la necessità della teatralità.

Quante volte abbiamo sentito dire che i supereroi sono sempre teatrali, specialmente quando spuntano di punto in bianco in ogni situazione e proprio quando meno ce lo saremmo aspettati? Una prerogativa che hanno sia nel fumetto che nelle trasposizioni cinematografiche. La teatralità dei personaggi. Lo si dice proprio: un’apparizione teatrale. E anche: ha un modo del tutto teatrale.

Una teatralissima apparizione di Batman

E il supereroe che più di tutti presenta questo modus operandi, non soltanto nell’apparire (e scomparire) all’improvviso, ma anche nella costruzione stessa del suo io, è senza dubbio BATMAN.

Pensiamoci bene. La teatralità è l’essenza stessa di Batman. Prima di tutto per un motivo legato alla necessità. Batman non ha superpoteri come quasi tutti gli altri personaggi. Superman è un alieno del pianeta Krypton. Wonder Woman è una potente amazzone dell’antichità. Aquaman è il figlio degli oceani. Flash è l’uomo più veloce del mondo. Ma Batman… è Batman. Ha solo il potere del coraggio, quello della caparbietà. Il potere della determinazione, della disciplina, del rigore. I poteri, insomma, ai quali gli esseri umani possono ambire (e con enorme impegno). Ok, poi è anche immensamente ricco!

Dunque la teatralità serve a Batman. Essa nasce insieme a lui come parte integrante del suo essere, del suo personaggio. Lui stesso lo asserisce già nelle prime strisce del suo creatore, Bob Kane:

Il mio travestimento deve essere capace di insidiare il terrore nei cuori dei criminali. Devo essere una creatura della notte. Nera. Terribile… un pipistrello!” Dalle prime strisce di Batman, 1938

Un nemico ancora più teatrale! il JOKER!

Se Batman ci sembra la teatralità fatta supereroe, il suo nemico più famoso lo è ancora più di lui! Il Joker ricorre non solo al costume ma anche a trucco e parrucco, come si direbbe in gergo teatrale! Il Joker è il Teatro! Fin dalla sua prima apparizione nel fumetto di Bob Kane nel 1940, Joker appare seduto alla sua scrivania, Kane ce lo presenta poco a poco, prima in una vignetta in cui è disegnato come una silhouette e lo si vede da lontano, poi quasi come in una carrellata cinematografica finalmente Bob Kane si avvicina e ci svela il suo volto. Capelli verdi, rossetto rosso, volto dipinto di bianco. E’ la prima volta del Joker.

“L’uomo sorride… ma è un sorriso senza gioia! Un sorriso di morte! Lo spettrale ghigno del Joker!”

Un luogo teatrale per un personaggio teatrale: Gotham City

Se nei primi fumetti di Batman ancora Gotham, la città fittizia in cui opera (e che comunque è palesemente la New York della nostra realtà), non era ancora ben delineata, è con i fumetti della Silver Age che questa diventa ancora più protagonista e vero palcoscenico per il nostro crociato incappucciato. E, negli anni a seguire, tutto questo si accentua ancora di più.

Si perché ancora di più il suo palco diventa tetro e teatrale quanto lui, ma anche immensamente realistico (come solo il Teatro talvolta sa essere), poiché narra la realtà della metropoli degli anni ’80 con l’ondata terribile di criminalità che caratterizzò quegli anni.

Il commissario Gordon cammina solo nella malfamata notte di Gotham

L’autore Frank Miller nel 1986 ha reinventato il personaggio dell’uomo mascherato con la sua storia forse più celebre, II ritorno del cavaliere oscuro, che presentò al mondo un Batman invecchiato, dolorante, ormai ritirato da 10 anni a vita privata dopo la morte di Robin, che lo ha costretto a chiudersi in se stesso nel dolore della perdita. Un Batman che si sveste della sua maschera e del suo teatro, per ridiventare solo uomo. Un Batman maturo, terribilmente cupo, che riabilitò il personaggio rendendo il cavaliere mascherato un fumetto adulto con tematiche politiche e importanti e facendo dimenticare (finalmente, forse) il Batman della serie televisiva degli anni ‘60. Il suo ritiro durò poco, tranquilli… e se non lo avete mai fatto: leggete le storie di Miller, non ve ne pentirete!

Da lì il resto è storia, perché al Batman di Miller si sono ispirati sia Tim Burton per il suo film del 1989 (forse un film più teatrale di questo neanche mi viene in mente!), ma successivamente anche Christopher Nolan per la sua trilogia (2005, 2008, 2012), anch’essa straordinariamente adulta e cupa, proprio come il Batman di Miller.

Il Batsegnale illumina la Torre di Gotham nel fumetto di Frank Miller

Deconstructing Batman: creare un prequel biografico

Se già con Il ritorno del cavaliere oscuro (1986) Miller aveva cambiato per sempre il personaggio di Batman mostrandoci il “dopo” del personaggio che tutti conoscevamo, un anno dopo, nel 1987, Miller si spinge oltre e decide di mostrarci il “prima”: come Batman diventa Batman, come l’uomo diventa uomo-pipistrello e aggiungerei, vista la nostra analisi, come la persona diventa personaggio o come il reale diventa Teatro. Eh già, perché in Batman: Anno uno, affidandosi ai disegni di David Mazzucchelli, Miller racconta le origini di Batman (fonte prima di ispirazione per Batman begins, il film di Nolan del 2005) e l’omicidio dei suoi genitori. Un fumetto cupo, terribilmente hard boiled e straordinariamente realistico, in cui l’unico elemento esterno al realismo è proprio il nostro crociato incappucciato. Esordio (in ordine cronologico) del Commissario Gordon e storia del suo incontro e collaborazione con Batman.

Nella foto sopra Bob Kane con Michael Keaton sul set di Batman di Tim Burton, 1989

Batman, Anno… 2021 e oltre

Ad ogni modo per concludere, Batman merita sempre e comunque di essere riscoperto e narrato. O rinarrato vorrei dire. Esattamente come i più alti personaggi del teatro mondiale di tutti tempi, da quelli della commedia dell’arte a quelli shakespeariani, Batman nasce sì in un altro contesto artistico, quello del fumetto, ma ha tutte le caratteristiche del più grande Teatro e, forse proprio per questo, ha la possibilità intrinseca di essere narrato più volte e in maniere diverse, sotto luci e riflettori diversi ogni volta: come il personaggio “silly” della serie tv degli anni ’60, come il serioso miliardario degli esordi del suo creatore, come il cupo 50enne ormai in pensione e vittima degli acciacchi dell’età del fumetto di Miller e come il personaggio del quale si cerca un inizio biografico che ce lo spieghi ancora meglio, come di nuovo in Miller con Anno uno. Come reinterpretiamo un Hamlet, possiamo e dobbiamo ancora “spremere” Batman. Perché Batman ha ancora molto da vivere e raccontare sul suo immenso palcoscenico.

 

Stefano Chianucci

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