L’Argante #55 Le maschere di Natale per esorcizzare le paure

Quando ci avviciniamo al periodo natalizio e la città inizia ad illuminarsi di file di lucine colorate incredibilmente kitsch, per la popolazione mondiale giunge il fatidico momento di dividersi, come ogni anno, nelle due categorie di persone meno capaci di vicendevole comprensione al mondo. Da una parte ci sono i patiti del Natale, quelli che, come me, non appena superato Halloween, riesumano la playlist natalizia creata su Spotify, in un mix che va dai grandi classici cantati da Frank Sinatra e Michael Bublé alla colonna sonora di Harry Potter – che, non si sa perché, fa sempre molto “Natale”. I nostri romanticoni non fanno in tempo a far sparire la zucca che hanno intagliato (male) pochi giorni prima, come indicato nel tutorial di riferimento su YouTube, che già si apprestano a riesumare dall’armadio gli scatoloni con le decorazioni natalizie, per iniziare la lenta ma inesorabile trasformazione della loro casa nel Villaggio del Natale. Segue, ovviamente, immancabile storia su Instagram per immortalare l’albero addobbato (identico a quello di tutti gli anni precedenti) e altri abbellimenti vari che non possono non caratterizzare il loro habitat per i successivi due mesi.
Di solito, questo tipo di persone è ferocemente disprezzato dall’altro schieramento, quello dei Grinch più incalliti che, per motivi a me incomprensibili, si ostinano ogni anno a borbottare stizziti, a chiunque li stia ad ascoltare, il loro odio per luci, scampanellii e gioiosità varie che di solito accompagnano il periodo natalizio. Solitamente, tendo ad osservare questa categoria di persone con aria di sfida mista a dispiacere, pensando che, di sicuro, il loro odio per il Natale sia solo un atteggiamento di facciata, quando, sotto sotto, anche loro vorrebbero abbandonare le loro rigidità tipiche degli adulti induriti dal tempo e dalle difficoltà della vita per tornare un po’ bambini, almeno una volta all’anno.
Vintage Christmas Postcard from The Miriam and Ira D. Wallach Division of Art, Prints and Photographs. Original from The New York Public Library.

L’importanza della ritualità 

I riti, siano essi quelli che simboleggiano i momenti più importanti della nostra vita personale – come matrimoni, funerali o compleanni – o quelli che, invece, segnalano per la collettività il passaggio delle stagioni o che assumono, per chi ci crede, valore religioso e di appartenenza culturale, ci aiutano a rafforzare la nostra identificazione come membri di un determinato gruppo. Fanno parte de e contribuiscono a creare la nostra identità.
Ad alcuni sembrerà banale, ma la ritualità che caratterizza i festeggiamenti natalizi, assume, anche a detta degli antropologi, un grande valore per l’individuo che vi prende parte, comportando benefici psicologici non indifferenti. Innanzitutto, le “feste” ci permettono di prenderci una pausa dal trantran quotidiano, inondando i nostri sensi di suoni, profumi e sapori che contribuiscono a fissare piacevoli ricordi nella nostra mente e che tradizionalmente ricolleghiamo a questa occasione speciale.
Inoltre, le celebrazioni natalizie – con le loro gestualità, abitudini, usi che si ripetono uguali di volta in volta – ci fanno illudere di avere il controllo sulla nostra vita, almeno per una quindicina di giorni all’anno: cascasse il mondo, so che la mattina del 25 dicembre mi sveglierò, aprirò i regali con la mia famiglia, per poi sedermi a tavola davanti alle stesse identiche pietanze di tutti i Natali precedenti, per rialzarmi solo due giorni dopo, più grassa e più felice. Gli studiosi concordano sul fatto che questa prevedibilità ci regali una piccola sospensione dall’incertezza della vita e funga da antistress, riservandoci un senso di preziosa stabilità.

Rappresentare la tradizione

Il Natale porta con sé tutta una serie di tradizioni e credenze tipiche delle varie culture, simili ma diverse da Paese a Paese, o, addirittura da regione a regione. Vi è tutto un mondo di creature fantastiche che popolano l’immaginario collettivo e che non sono affatto, a differenza di quanto si possa immaginare pensando al classico Babbo Natale, sempre benevole, anzi, alcune sono decisamente terrificanti, per la gioia dei detrattori del Natale.
Babbo Natale e San Nicola
La figura di Babbo Natale (o Santa Claus), quel simpatico signore con la barba bianca e il vestito rosso che tutti credevamo esistere finché – in un momento imprecisato delle scuole elementari – quei guastafeste dei sadici bambini più grandi di noi non ci hanno tolto per sempre la gioia di vivere,  deriva in realtà dal personaggio di san Nicola, vescovo di Myra, considerato il protettore dei bambini, e storicamente reclamato come patrono anche da marinai, prostitute, prigionieri e da una lista pressoché infinita di altre categorie di persone. A prescindere dalla data in cui viene festeggiato, Old Saint Nicholas è portatore di doni per i più piccini e non solo.
Krampus
Oltre a San Nicola, tuttavia, le strade delle cittadine del Trentino-Alto Adige, come di Austria, Germania, Slovenia, Ungheria e Repubblica Ceca, sono invase anche da un essere totalmente diverso, ed assolutamente spaventoso, il Krampus, vera e propria controparte del benefico santo.
Vestiti con maschera di legno intagliato e pelliccia, dotati di corna e campanacci, schiere di Krampus sono solite imperversare per le vie di Lienz e altre cittadine tirolesi per ridare vita alla tradizione pagana del Krampuslauf, con la missione di punire i bambini disobbienti.
Frau Perchta
Un’altra tradizionale creatura dell’arco alpino è Frau Perchta, una strega, paragonabile in qualche modo alla nostra, ormai più simpatica, Befana, che si può presentare in due versioni contrapposte: vecchia e orribile o bianca e bellissima. È lei che, si dice, decide quali bambini siano stati buoni e quali cattivi, infierendo su questi ultimi e tagliando loro la pancia e riempendola di paglia.
Mari Lwyd
In Galles, a creare sgomento nei villaggi nel periodo di dicembre ci pensa Mari Lwyd, una sorta di cavallo-dissennatore, con un teschio al posto della testa, finti bulbi oculari e un mantello a coprire il resto delle sue spaventose fattezze.

Père Fouettard

In Francia, a terrorizzare le folle nelle rappresentazioni natalizie in giro per le città è, infine, la figura di un macellaio, Père Fouettard, dedito, insieme alla moglie, a rapire ed uccidere i figli delle famiglie ricche, per poi nasconderne i corpi in barili per la salatura. Per fortuna, la leggenda vuole che San Nicola, sia riuscito a ridare vita ai poveri innocenti e a costringere il mostro alla schiavitù.

Esorcizzare le paure

Che significato può avere nella nostra modernità continuare a portare avanti queste tradizioni secolari che affondano le loro radici nel nostro passato cristiano, ma anche pagano, riportandole alla vita con rappresentazioni, cortei, maschere e travestimenti? Il legame viscerale che ci lega a queste usanze deriva dal fatto che queste creature, dalle fattezze più o meno umane, incarnano le nostre speranze e le nostre paure più profonde, che, solo una volta personificate, riusciamo realmente a chiamare per nome, esorcizzandole in un processo salvifico e catartico che ci permette di riscoprirci bambini, anche da adulti, e di tornare ad un mondo i cui meccanismi sono, almeno per un mese, più genuini ed immediati.
Silvia Bedessi
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