L’Argante 259 – Ritorno alla Luna

C’è un momento, nella storia dell’uomo, in cui la scienza incontra la poesia. E ogni volta che alziamo lo sguardo verso la Luna, quella linea sottile torna a vibrare.

Non è un caso che, parlando della missione Artemis II e del ritorno dell’umanità verso il nostro satellite naturale, riaffiori una delle domande più potenti della letteratura: quella che Giacomo Leopardi affida al suo pastore errante nel Canto notturno.

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai, Contemplando i deserti; indi ti posi. Ancor non sei tu paga Di riandare i sempiterni calli? Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga Di mirar queste valli? Somiglia alla tua vita La vita del pastore. Sorge in sul primo albore Move la greggia oltre pel campo, e vede Greggi, fontane ed erbe; Poi stanco si riposa in su la sera: Altro mai non ispera. Dimmi, o luna: a che vale Al pastor la sua vita, La vostra vita a voi? dimmi: ove tende Questo vagar mio breve, Il tuo corso immortale?…

Finalmente abbiamo conosciuto il lato oscuro della luna. Come non pensare allora a Giacomo Leopardi e a questa sua celebre domanda: “Che fai tu luna in ciel? Dimmi che fai silenziosa luna.” Incipit del “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.” Un interrogativo che abbraccia tutta la storia dell’umanità, quante volte ci rivolgiamo a lei che ci osserva immobile e silenziosa dall’alto come se in realtà conoscesse tutti i nostri segreti. Molte di queste domande le abbiamo risolte, svelate, nel corso degli ultimi anni. L’uomo ha bisogno di conoscere e di scoprire nuove realtà, per continuare a vivere sulla Terra. Le nostre radici esistono anche su questo misterioso satellite che accompagna e illumina le nostre notti dall’inizio del mondo?

Nel lontano luglio del 1969 l’uomo mise piede per la prima volta sul suolo lunare. Fu un avvenimento spettacolare il primo al mondo ma, arriviamo ai nostri giorni: nel 2022 Artemis I venne lanciata senza equipaggio, fu la prima di una serie di missioni sempre più complesse . Un compito che permetterà nel prossimo futuro l’esplorazione umana sulla luna.

Oltre mezzo secolo dopo quel “piccolo passo” effettuato nell’estate 1969 che cambiò per sempre il rapporto tra l’uomo e lo spazio, una nuova sfida riporta l’umanità verso la Luna: Il lancio di Artemis II, avvenuto il 6 aprile 2026 al Kennedy Space Center (Cape Canaveral, Florida), segna l’inizio di una nuova traiettoria che, per la prima volta dal programma Apollo, effettua una missione con equipaggio, un volo attorno al satellite della Terra.

Quattro astronauti hanno viaggiato per circa dieci giorni a bordo del veicolo Orion, raggiungendo una distanza di circa 7.400 km dalla Luna. La navicella, spinta dal modulo di servizio europeo (European Service Module – ESM) fornito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) alla NASA, cuore tecnologico che assicura energia, propulsione, controllo termico, aria e acqua al veicolo, ha eseguito un obiettivo ambizioso, reso possibile anche dall’impegno europeo e italiano, che include le tecnologie di Leonardo, Thales Alenia Space e Telespazio.

Sappiamo che l’industria italiana è protagonista nel viaggio di Artemis II.

Per il veicolo Orion, nello stabilimento di Nerviano (MI), Leonardo ha realizzato i pannelli fotovoltaici che compongono le quattro “ali” del modulo e le unità di controllo e distribuzione della potenza (Power Control and Distribution Unit – PCDU). Entrambi i sistemi sono pensati per fornire alimentazione a tutta l’elettronica di bordo e per contribuire ad alimentare il modulo durante il viaggio di andata e ritorno dalla Luna, oltre che per garantire il benessere degli astronauti nel veicolo spaziale. Ogni “ala” è composta da tre pannelli fotovoltaici lunghi complessivamente sette metri e con una potenza totale erogata di oltre 11 kW.

E’ prevista una nuova missione di Artemis nel 2028 che vedrà il trasferimento dell’equipaggio da Arion a un sistema di atterraggio per la discesa sulla superfice lunare.

Oggi, la corsa verso lo spazio non è poi così difficile come ai tempi di Apollo 11 che portò i primi esseri umani lassù . Lo sbarco sulla Luna con a bordo Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, è stato il punto più alto raggiunto dall’esplorazione spaziale. La luna non è poi così lontana, irraggiungibile come sembrava a Leopardi e a tanti altri poeti della letteratura mondiale. Desiderio, mistero, fascino, emozioni che hanno ispirato storici, scrittori e non solo, tutti noi siamo sempre stati ammagliati da quello che ci sovrasta al di là della volta celeste.

Il sei aprile scorso abbiamo visto le prime immagini del lato oscuro della luna. Viene da chiederci, abbiamo tutti un lato oscuro che non vogliamo far conoscere? Quello della luna è stato appena “profanato” da noi umani spinti dalla sete di conoscere. Chissà se questo nostro satellite naturale che orbita attorno a noi sarà contento di aver ricevuto visite? Perchè da 50 anni non ci siamo più ritornati? Forse non eravamo pronti, nella magica estate del 1969 dopo l’allunaggio venne stabilito che non saremmo mai più ritornati sul suolo lunare. Ma non è stato così: sul suolo lunare ci ritorneremo molto presto.

Ricordo quel 20 luglio del 1969 ero una tredicenne mi trovavo in spiaggia. Una giornata diversa dalle altre per il mondo intero. Verso mezzanotte il cielo era pieno di stelle, tanta gente, tutti con le televisioni accese per le varie dirette che si susseguivano. La luna? Era lassu’ tranquilla, io la guardavo incantata seduta sugli scogli e immaginavo gli astronauti mentre passeggiavano sopra di essa giunti da poco (circa le 22 ora italiana). Tutto era perfetto come lo sguardo ammaliante della luna che ci osservava dall’alto. Un disco dei Dik Dik gruppo famoso di allora, faceva da colonna sonora, il brano arrivava da un jukebox lì vicino. Apparentemente tutto era normale l’estate, le vacanze, il mare ma interesse e stupore erano già divenuti epocali per noi adolescenti e per altri milioni di persone.

✍️ Laura Privileggi

📚 Fonte

Documentazioni tratte dalla rivista scientifica online “Leonardo”

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