L’Argante 238 The Story of IT

The Story of IT – Stephen King, il clown e tutte le sue incarnazioni tra romanzo, miniserie cult, cinema e la nuova serie Welcome to Derry

Quando It uscì nel 1986, Stephen King era già diventato il sovrano indiscusso dell’horror americano, ma nessuno si aspettava un’opera di tale vastità, profondità e ambizione. Con oltre millecento pagine, il romanzo si impose come una delle saghe più cupe e stratificate del suo autore, un viaggio dentro gli orrori infantili, i traumi rimossi, la violenza nascosta nel quotidiano e la memoria come forza inarrestabile. A Derry, piccola città fittizia del Maine, King costruì un teatro di soprusi, paura e segreti, e mise al centro sette bambini che, crescendo, avrebbero scoperto che il vero terrore non è solo il mostro nelle fogne, ma ciò che gli esseri umani sono capaci di ignorare.

It è spesso definito un romanzo horror, ma sotto la superficie pulsano le dinamiche del coming of age: l’amicizia salvifica, l’educazione sentimentale brutalizzata dagli adulti, la scoperta di sé. È un racconto che alterna due linee temporali – l’infanzia negli anni ’50 e il ritorno da adulti ventisette anni dopo negli anni coevi alla scrittura del romanzo, gli anni ’80 – mantenendo intatta la tensione psicologica. Da questo mondo sono nati tutti gli adattamenti successivi: dalla miniserie televisiva del 1990 fino ai due blockbuster di Andy Muschietti e, più di recente, alla serie prequel Welcome to Derry.


Le origini: un ponte, una fiaba norvegese e i “rospi reali”

La genesi del romanzo risale al 1978, quando King viveva con la famiglia a Boulder, in Colorado. Una sera, tornando a prendere l’auto in officina, attraversò un vecchio ponte di legno. Quel passaggio sospeso gli riportò alla mente la fiaba dei Three Billy Goats Gruff, raccolta da Asbjørnsen e Moe, in cui tre caproni devono sfuggire a un troll per raggiungere il pascolo. King immaginò subito di trapiantare l’atmosfera minacciosa del racconto in un contesto reale americano. Il progetto rimase a decantare per due anni. Nel frattempo l’idea cardine prese forma: intrecciare una storia di bambini e adulti, tenuti insieme da un’entità mostruosa che emerge dalle fogne, luogo simbolico delle leggende metropolitane che affascinavano King. In un’intervista del 2003, King rivelò che l’idea di posizionare Pennywise nelle fogne gli fu data da un articolo sulle leggende metropolitane da tutto il mondo dove si parlava di una vecchia diceria, secondo la quale nelle fognature della città di Roma vivrebbe una comunità di pagliacci fuggiti dal circo.

Il romanzo vide ufficialmente la luce tra il 9 settembre 1981 e il 28 dicembre 1985, scritto a Bangor, nel Maine. In quelle pagine si radicarono la memoria collettiva della provincia americana, le paure ataviche, i miti delle fogne come tana del male, e soprattutto la consapevolezza che il male assume spesso una forma attraente e ingannevole.


La miniserie del 1990: Tim Curry, la nascita di un cult e una produzione travagliata

Quando la ABC decise di acquistare i diritti per realizzare una miniserie TV basata sul romanzo, si trattò della prima grande produzione televisiva da un’opera di King dopo Le notti di Salem. Al timone della sceneggiatura fu chiamato Lawrence D. Cohen, già adattatore di Carrie nel 1976. La rete, inizialmente, progettò un formato enorme: otto-dieci ore in quattro blocchi. George A. Romero era stato scelto come regista, ma dovette lasciare per conflitti di agenda. A quel punto la ABC si spaventò, riducendo progressivamente la durata fino a una serie in tre parti e poi, definitivamente, in due puntate da due ore ciascuna.

Tommy Lee Wallace fu scelto per dirigere il progetto, mentre King rimase quasi del tutto distante dalla realizzazione. La miniserie lasciò fuori molte sottotrame del romanzo – impossibili da comprimere in così poco tempo – tra cui le storie personali degli adulti e alcune scene controverse, come quella in cui i ragazzi perdono la verginità con Beverly.

Eppure, ciò che rimase bastò per creare un mito. Il cuore pulsante fu Pennywise, interpretato da un Tim Curry in stato di grazia: un clown ghignante, seducente, repellente, capace di improvvisazioni alla Robin Williams, come raccontò lo stesso Wallace. Curry scelse un accento da Bronx per dare alla creatura un tono da vecchio comico di Catskills, rendendola ancora più disturbante. Secondo Curry, “i clown sono la tua peggiore paura realizzata”.

Girata in tre mesi a Vancouver con un budget di 12 milioni, la miniserie fu un trionfo televisivo: oltre 17 milioni di famiglie seguirono la prima parte, quasi 19 la seconda, per un totale di circa 30 milioni di spettatori. Nonostante Wallace non fosse pienamente soddisfatto del cast adulto, It divenne un cult. Nel 2015 lo stesso King dichiarò di essere rimasto sorpreso dalla qualità del prodotto, considerando lo sforzo di ridurre oltre mille pagine in appena tre ore con interruzioni pubblicitarie.

Negli anni, l’interpretazione di Curry è rimasta l’immagine definitiva del “clown spaventoso”: anche chi non ha mai letto il romanzo ricorda la sua faccia, i denti aguzzi che escono dall’ombra delle fogne, lo sguardo folle rivolto a Georgie.


Il cinema: dagli anni delle incertezze alla nascita dell’horror più redditizio di sempre

L’idea di un nuovo adattamento cinematografico nacque nel 2009, quando la Warner Bros annunciò la volontà di riportare la storia sul grande schermo. Dopo vari tentativi, nel 2012 fu scelto Cary Fukunaga come regista, insieme a Chase Palmer per riscrivere la sceneggiatura. Nel 2014 i diritti passarono alla New Line Cinema, e Fukunaga decise per un approccio radicale: due film separati, uno sull’infanzia e uno sull’età adulta.

Tutto il cast del film in una foto di fine riprese. Occhio alla finestra in alto a destra!

La produzione, però, entrò presto in una spirale di divergenze artistiche. Fukunaga voleva un horror non convenzionale, ambizioso, rischioso; la New Line preferiva un prodotto più allineato ai gusti mainstream. Le visioni incompatibili portarono il regista a lasciare il progetto nel 2015.

Fu a quel punto che entrò in scena Andy Muschietti, reduce dal successo di La madre. Muschietti decise di riscrivere la sceneggiatura mantenendo però la struttura in due film. Serviva un nuovo Pennywise: Will Poulter era stato considerato da Fukunaga, ma alla fine Muschietti scelse Bill Skarsgård, affascinato dalla sua capacità di oscillare tra la dolcezza infantile e un’inquietudine perversa. Il film venne girato nell’estate 2016 per sfruttare al massimo la naturalezza degli attori bambini.

Quando It uscì nel 2017, divenne immediatamente un fenomeno mondiale: più di 700 milioni di dollari incassati, trasformandolo nel film horror con il maggiore incasso della storia del cinema. Il sequel, It – Capitolo Due, arrivò nel 2019, completando l’arco narrativo dei Perdenti a distanza di 27 anni. Muschietti dichiarò che la mitologia di King è talmente vasta da non richiedere una terza parte: la storia principale è conclusa, anche se Pennywise – entità millenaria – ritorna ciclicamente nella storia di Derry.


Welcome to Derry: l’espansione dell’universo, l’origine di Pennywise e il ritorno della “luccicanza”

Nel 2022, Variety rivelò che Andy Muschietti, Barbara Muschietti e Jason Fuchs stavano sviluppando per HBO Max una serie prequel intitolata Welcome to Derry. L’idea era di ambientarla negli anni ’60, approfondendo la genesi di Pennywise e ampliando la mitologia oltre i confini del romanzo. Nel 2023 la serie ottenne ufficialmente il via libera, con Muschietti alla regia di vari episodi e Bill Skarsgård coinvolto come produttore esecutivo.

La serie, uscita il 26 ottobre 2025 su HBO, si apre nel 1962: quattro ragazzini che vivono vicino a una base dell’aviazione americana partono alla ricerca di un amico scomparso. Intanto, il maggiore Leroy Hanlon arriva in città per ricongiungersi con la sua famiglia, mentre a Derry cominciano a emergere segnali inquietanti. La narrazione espande dettagli solo accennati da King, come gli eventi del Punto Nero, e rivela qualcosa che i fan di Shining hanno colto immediatamente: la presenza di Dick Halloran, il personaggio dotato di “luccicanza” …

Muschietti ha spiegato che la serie prevede tre stagioni ambientate rispettivamente nel 1962, nel 1935 e nel 1908, raccontate al contrario per ragioni narrative precise. L’obiettivo non è solo mostrare l’origine di Pennywise, ma capire perché l’entità torni sempre a Derry, e perché scelga i bambini come prede privilegiate.


Una creatura che muta, ma non scompare

Dal romanzo del 1986 alla miniserie che ha traumatizzato un’intera generazione, dai film che hanno ridefinito l’horror contemporaneo fino al nuovo universo seriale di Welcome to Derry, It è molto più di una storia sul male. È un racconto sulla memoria che ci perseguita, sui traumi che non guariscono, sulle città che preferiscono non vedere, sulle maschere che coprono la violenza. Pennywise cambia volto – clown, mostro, ombra, voce – ma resta sempre lo specchio deformante di ciò che siamo. E Derry rimane la cittadina dove il male non muore davvero: si limita a dormire, aspettando che qualcuno abbia il coraggio di ricordare… o ritornare.

 

Stefano Chianucci

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