James Senese è forse il musicista più importante del Neapolitan Power, quel movimento musicale nato a Napoli intorno alla metà degli anni ’70 e che ha coinvolto artisti del calibro di Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Toni Esposito, Enzo Avitabile e gruppi come gli Showmen, Napoli Centrale e gli Osanna.
E non è il più importante per il suo virtuosismo nel suonare il sassofono o per aver collaborato con musicisti internazionali del calibro di Gil Evans, Bob Marley, Ornette Coleman, Art Ensemble of Chicago e Steve Coleman.
Lo è in virtù della sua storia personale e musicale.

James nasce nel gennaio del 1945 da una giovane ragazza napoletana e da un militare statunitense di colore, giunto in Italia durante lo sbarco degli Alleati. Il padre, poco dopo la sua nascita, torna in America e James racconta di aver sofferto molto la sua mancanza.
Nato e cresciuto dai nonni a Miano, un piccolo centro allora rurale a pochi chilometri da Capodimonte, il piccolo James sente tutto il peso del colore della sua pelle e della discriminazione nei suoi confronti.
Un giorno la madre torna a casa con una copertina di un 78 giri dove c’è un musicista di colore con uno strano strumento in mano.
“Vedi Jè, questo assomiglia a tuo padre”, gli dice la madre.
L’immagine sul disco è quella di Ornette Coleman, e lo strano oggetto è un sassofono. Da quel momento James identifica quella figura con quella di suo padre, e qualche anno dopo supplica la madre di comprargli un sassofono — cosa che la donna fece con un immenso sacrificio finanziario.
James inizia ad ascoltare i dischi dei grandi musicisti e sassofonisti jazz dell’epoca — Ornette Coleman, Charlie Parker, Sonny Rollins, Lester Young — e decide che la sua vita sarà donata alla musica.
Non abbandonerà mai Miano, dove ora sorge anche un grande murales a lui dedicato, e dove fonda il suo studio di registrazione.

Alla fine degli anni ’60, assieme agli amici fraterni Franco Del Prete e Mario Musella (il “nero a metà”, anch’egli figlio di un indiano d’America) e ad Elio D’Anna, fonda gli Showmen, un gruppo che fa del rhythm & blues la sua impronta principale e che nel 1968 vince il Cantagiro.
Nel 1970 il gruppo si scioglie, ma James e Franco Del Prete danno vita a Napoli Centrale, un gruppo jazz rock dai contorni prog, unico nel panorama musicale di allora.
Del gruppo farà parte per qualche tempo anche Pino Daniele, che va a bussare alla porta di James sapendo che sono alla ricerca di un bassista.
Il problema è che Pino un basso non ce l’ha. Ma glielo compra James, che ha già intuito il talento di quello sconosciuto ragazzo, anch’egli figlio “carnale” di Napoli.
Da quell’incontro nasce un sodalizio musicale incredibile.
James diventa il fratello maggiore di Pino, lo accompagnerà durante tutta la sua carriera musicale, che trova il suo acme nei dischi Nero a metà e Vai Mo’, dove tutti i musicisti del Neapolitan Power — James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Joe Amoruso, Ernesto Vitolo, Agostino Marangolo, Rino Zurzolo — si ritrovano assieme a suonare.
L’apogeo sarà il concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli del 19 settembre 1981, davanti a 200.000 persone.

La carriera musicale di James Senese continua anche come solista, con una decina di album, tutti coerenti con il suo concetto di musica e di fare musica, sino al recentissimo “Chest nun è ‘a terra mia”, un disco dove trova spazio un’analisi amara ma lucida sul presente della musica:
“Lotto da quando sono nato – sembra che le cose siano cambiate in meglio, ma è falso, e in questi tempi che stiamo vivendo ce ne stiamo rendendo conto. Ho provato in questi nove brani nuovi – che proporrò live in tour da giugno – a narrare quest’umanità in conflitto con sé stessa, alla ricerca di risposte e di verità. Dovremmo farci attraversare dai sentimenti più autentici. Solo abbracciando fino in fondo le nostre emozioni, possiamo comprendere davvero il senso della vita.”
(Intervista a Rolling Stone)
Grazie, James, di averci accompagnato con la tua musica e la tua umanità.
Un artista che ha saputo raccontare con il suo sax l’anima di una città intera, e che ancora oggi continua a ricordarci quanto Napoli sia una melodia universale.
✍️Gianfranco Politi




