L’Argante 239 – Rocky Horror: 50 anni di culto, ribellione e paillettes

“Let’s do the time warp again.” Quante volte ho sentito questo ritornello non ho idea, ma è un brano così trascinante che mette di buon umore e le mie gambe ballano (male) da sole. Per chi non conosce questo brano, fa parte della colonna sonora del film-musical Rocky Horror Picture Show, che quest’anno compie 50 anni!, ed è la versione cinematografica del musical teatrale Rocky Horror Show del 1973.

Ma andiamo in ordine cronologico.

Le origini

Nel rutilante calderone degli anni ’70, “trasformazione” e “sperimentazione” sono le parole d’ordine per il movimento postmoderno che si allarga a macchia d’olio e coinvolge/sconvolge nel mondo tutti i settori artistici: dalla pittura, alla musica, al cinema, alle arti visive e ovviamente anche il teatro.

Ma a noi, per questa storia, interessa soprattutto il Regno Unito e nello specifico Londra, la Swinging London. La metamorfosi di una città che passa dal grigiore postbellico al boom economico e all’urgenza del cambiamento.

La Londra dei Beatles vs. Rolling Stones, dell’attivismo politico No War No Nuke, delle minigonne e della liberazione sessuale dai paletti conservatori e perbenisti.

Ed è con questo stato sociale che, nel 1972, Richard O’Brien, trentenne attore e musicista neozelandese dallo scarso talento, ritrovatosi disoccupato artisticamente fra un lavoretto e l’altro, comincia a scrivere canzoni ironiche e trasgressive a base di rock’n’roll.

O’Brien ancora non sa che quelle canzoni faranno parte di uno spettacolo destinato a diventare un cult in tutto il mondo: The Rocky Horror Show!

Il suo amico Jim Sharman, giovane regista teatrale di musical, sente i pezzi, gli piacciono e gli propone di buttare giù una trama che possa legarli. O’Brien accoglie l’invito e comincia a mescolare il testo ispirandosi alle sue passioni: vecchi B-movies horror e di fantascienza, il rock’n’roll degli anni ’50, i movimenti hippy, camp, thrash, punk, e anche alle sue psicosi sulla perdita dell’innocenza e la paura dell’abbandono.

Dopo qualche stesura e nuove canzoni, il musical è pronto per essere rappresentato, con questa trama:

Durante un temporale, due giovani fidanzati, Brad e Janet, in viaggio verso la casa del loro amico e tutore Dott. Scott, restano bloccati per una gomma a terra e cercano rifugio in un castello. Lì vengono accolti dall’inquietante servitù composta dai fratelli Riff Raff e Magenta, che li portano al cospetto del padrone del maniero: lo strano e ambiguo Dr. Frank-N-Furter, eccentrico scienziato che sta creando Rocky, la sua creatura perfetta. I due fidanzati vengono travolti dalla follia del castello, scoprendo i propri istinti e la propria sessualità.

Il debutto teatrale

La prima edizione del Rocky Horror Show debuttò a Londra al Royal Court’s Theatre Upstairs il 19 giugno 1973 davanti a un pubblico di 63 persone!

La messa in scena era programmata per poche repliche, ma grazie al passaparola e al contenuto trasgressivo e liberatorio, divenne un fenomeno duraturo e inaspettato. Cercarono un teatro più grande, arrivando a ospitare 500 spettatori a replica per mesi.

Il successo portò anche la consacrazione: miglior musical di Londra 1973.

Per O’Brien, autore e anche attore, fu la svolta della vita; per Sharman, una consacrazione. E ancora non immaginano che il loro Rocky è destinato ad attraversare l’oceano.

Da London a Los Angeles

Alla premiazione londinese assiste il produttore rock americano Lou Adler che, entusiasta, ottiene i diritti in 36 ore.

Il 24 marzo 1974 lo spettacolo debutta al Roxy Theatre di Los Angeles e conquista rapidamente il pubblico con il suo mix di rock’n’roll, fantascienza, horror e umorismo. È un’icona culturale che affronta temi di sessualità, travestitismo e omosessualità con largo anticipo sul movimento LGBTQIA+, rompendo gli schemi di una società perbenista.

Dal palco allo schermo

Il successo teatrale porta al film.
La prima di The Rocky Horror Picture Show avviene nel Regno Unito il 14 settembre 1975.

Diventa un film di culto, proiettato ancora oggi nel mondo.
È un film totale, poliedrico, una satira cosciente dei film hollywoodiani di fantascienza con ambientazione gotico-punk.

Canzoni e cast in pillole

Le canzoni portano avanti la storia. Le mie preferite:

  • Science Fiction / Double Feature, cantata da O’Brien

  • Don’t dream it, be it, struggente interpretazione di Tim Curry

  • Time Warp, che come parte ti fa dimenare (almeno me!)

Il cast originario porta dal teatro al cinema:

  • Tim Curry / Frank-N-Furter

  • Richard O’Brien / Riff Raff

  • Patricia Quinn / Magenta

  • Meat Loaf / Eddie e Dottor Scott

  • Nell Campbell / Columbia

  • Barry Bostwick e Susan Sarandon come Brad e Janet

Consiglio un RHS recente:
👉 https://youtu.be/rYZOFZrghqE?si=T1waB2fE6URu5kzD


Rocky and me

All’inizio degli anni ’80, al mitico Cinema Universale d’Essai di Firenze, durante una settimana dedicata alle Opere Rock, spunta in cartellone “Rocky Horror Picture Show”.

Lo vedo. Rimango folgorato.
Lo rivedo. Lo imparo. Lo studio.
Diventa un’ossessione piacevole: VHS, libri, dischi, spartiti. Mancava solo vederlo a teatro.

Nel 1987, per una congiunzione astrale, arriva a Firenze: The Rocky Horror Show al Teatro Tenda.

Terza fila centrale. Mezz’ora all’inizio. Trenta persone. Nessuno arriva.
Esce un attore in scena — panico.

Invece lo spettacolo si fa: ci invitano tutti in prima fila.
Grandioso, perfetto. E poi tutti sul palco a ballare il Time Warp.
Un’esperienza unica.

Rocky in Italia

L’idea dello sfondamento della quarta parete nasce fin dall’inizio.

In Italia, dal 1980, al Cinema Mexico di Milano ogni sabato a mezzanotte si celebra l’Audience Participation: costumi, canti, mimesi delle scene.

Syusy Blady traduce “Touch-A Touch-Me” in Tocca Tocca Toccami (voglio essere porca).
Elio e le Storie Tese incidono una cover del Time Warp: Balla coi Barlafus.

Concludo questo sgarrupato omaggio dicendo che questo spettacolo non è solo paillettes, boa di struzzo, sorrisi e lacrime.

Sotto il trucco pesante ci sono verità profonde.

E a volte non servono discorsi complicati per farle emergere: basta un palco scheggiato, personaggi improbabili e alieni che ci sussurrano:

“DON’T DREAM IT, BE IT.”

Blaco Massimo

 

3 commenti su “L’Argante 239 – Rocky Horror: 50 anni di culto, ribellione e paillettes

  1. Ho letto con grande interesse l’articolo. Massimo Blaco riesce a dare corpo e anima alle parole, intrecciando il racconto storico di questo intramontabile cult con la sua esperienza personale. Ne emerge un omaggio sentito. Perché il Rocky Horror Picture Show, ieri come oggi, non chiede di adeguarsi ma di essere. “DON’T DREAM IT. BE IT.”

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