L’Argante 162 Ode alla Palma: simbolo di pace, di rinascita e non solo

Quest’anno abbiamo deciso di trascorrere la Pasqua in Sicilia. É un periodo insolito per me da passare in queste terre che di solito vivo solo d’estate. Ci sono colori speciali, e fiori e temperature miti, quasi frescoline. I corpi si acquietano rispetto al caldo afoso che non ti concede un passo in più e gli occhi possono permettersi di guardare il panorama che scollegato dai 50 gradi all’ombra sembra ancora più incredibile, un panorama che fai fatica a pensarlo tutto italiano perché evoca posti esotici un po’ piú a sud, un po’ più ad est: rocce e canion a strapiombo, città arroccate rimaste illese nel tempo come presepi a grandezza naturale, alberi colmi di arance, fichi d’india di un verde intenso e poi loro… le regine indiscusse che sorvegliano ogni lungomare. Ancora più belle col vento che scompiglia le loro chiome: le Palme. Guardi loro e subito raccontano di luoghi lontani, dal medio Oriente alla California. Ma cosa hanno da raccontare questi alberi così evocativi e perché suscitano immediatamente immaginari lontani o richiamano, in quanto simbolo Pasquale e non solo, al sacro?

Forse non sapete che: la palma è polisemica

La palma, sin da epoche antiche, fa parte di quell’universo di simbologie che mette in connessione l’uomo con i misteri della vita. Il suo significato non si ferma all’ambito della religiosità, ma va indietro nel tempo e nello spazio. Da sempre è stata un elemento dai molti significati, classico simbolo di fertilità, di longevità e vittoria. L’antichità della palma ha permesso lo sviluppo di numerose simbologie ad essa connesse.  L’aggettivo palmario è sinonimo di glorioso; non a caso la gloria, soprattutto di uno sportivo, si sintetizza nel suo Palmares –la raccolta delle sue vittorie-. I gladiatori romani venivano premiati con un ramo di palma e di alloro mentre i popoli dell’Asia Minore usavano le foglie di palma da dattero per rituali funebri come nell’occidente usavano la corona. Per gli egizi era l’albero della vita. Per il cristianesimo rappresenta la pace. Nel Corano si legge

Dio fece la palma con il meglio dell’argilla rimasta dalla costruzione di Adamo e la destinò a compagnia di quel primo uomo nel Paradiso…. Il quale sotto di essa, alle limpide acque del vivo ruscello potrà carezzare le vergini dagli occhi casti e neri, che non furono, da uomo o genio giammai toccate”.

Per gli arabi era un’elemento prettamente simbolico più che un albero ornamentale. Era posto all’ingresso di ogni palazzo a veicolare forza, potere e ricchezza dei proprietari.

Persino la psicoanalisi ritiene che la palma sia un archetipo che simboleggia l’inconscio rappresentando la nostra coscienza che sta all’ombra della palma, un’ombra non del tutto piena che fa intravedere ciò che sta nel profondo dell’animo.

Nella memoria collettiva di noi amanti del cinema, infine, la Palma ci riporta immediatamente al festival di Cannes dove, fatta d’oro, diventa il premio più ambito dei concorrenti in gara (scelta come icona perché ripresa dallo stemma araldico della città).

Forse non sapete che: la Palma è sempre in coppia

Secondo Salvatore Cusa, letterato palermitano autore del trattato “La palma nella poesia, nella scienza e nella storia siciliana”, la palma è la perfezione vegetale per eccellenza:

Ella è fra le piante ciò che è il cerchio tra le figure, la figura perfetta. Il più perfetto degli esseri, che più si accostano a quei, che oltre alla vita, sono d’anima dotati”.

 

Immancabile elemento nelle architetture di ogni giardino di palazzo sontuoso arabo prima e siciliano poi, la Palma lascia il suo dovere estetico per essere investita di un ruolo simbolico ben più importante: far capire a lunga distanza che ci si trovava in vicinanza di una dimora molto lussuosa al cospetto della quale è necessaria reverenza. Seguendo il principio botanico secondo cui la Palma cresce solo se in coppia, le palme erano sempre due.

 

 E quelle due palme sono quasi due amanti che per porsi al riparo dai nemici si siano eletto là un robusto castello”.

Abd-al-Rahman-Ibn-al-Abbas -poeta arabo-

 

La spiegazione romantica sul perché le palme crescono solo se sono due ce la da Salvatore Cusa:

 

 “Fresca e rigogliosa vegeta se il compagno le è vicino; un’arcana forza allora li attrae e metteli in comunicazione. Che se l’oggetto amato ne tieni discosto, quella si fa languida e triste, i suoi fiori restan pallidi e smorti, sicchè i suoi gemiti giungono a scuoter le fibre del maschio; il quale, non potendo da presso, fisso com’è ed immobile al suolo, raccomanda ai venti, perché portino a lei il suo bacio d’amore”.

 

Forse non sapete che: La Palma ha una lunga storia

La Palma è una delle specie vegetali più antiche al mondo, tanto che molti resti fossili risalgono all’era del Cretaceo e a quella del Giurassico. Definita il “Principe delle Piante” da uno dei suoi primi scopritori, Carl Nilsson Linnaeus, la palma, insieme all’ulivo, costituisce una costante durante il periodo della Settimana Santa, divenendo il simbolo della Domenica che precede la Pasqua. Ma la sacralità della palma risale a prima dell’avvento del Cristianesimo. Nella mitologia greca la palma è una pianta solare perché sacra ad Apollo: si racconta che Latona, giunta a Delo, partorì il Dio della luce appoggiandosi ai tronchi di due palme. Nella mitologica fondazione di Roma, la palma è legata al sogno premonitore di Rea Silva che vide due palme di smisurata grandezza ergersi fino al cielo, presagio della nascita di Romolo e Remo.

Dagli antichi sacerdoti egizi la palma era adorata come manifestazione del divino, in quanto la sua forma richiama i raggi del sole: non a caso nei misteri della dea Iside, il capo dei neofiti veniva circondato da palme bianche, come i raggi scintillanti del sole. La Dea egiziana del cielo, era considerata la “signora della palma da dattero”: in alcune pitture rurali scorgiamo la dea distribuire il cibo dell’immortalità dal centro dell’albero celeste.

Nell’antica Mesopotamia la palma da dattero era considerata l’albero sacro per eccellenza; era oggetto di aspersioni rituali e gesti simbolici, legati all’idea della fertilità.

In tutto il Medio Oriente, il re del cielo e della terra e padre degli Dei era Assur (Supremo dio degli Assiri), che frequentemente veniva adagiato sulla chioma di una palma per significare la sua immortalità. Anche Enlil, Dio dell’aria e signore del vento, quale massima divinità del pantheon mesopotamico, era raffigurato a fianco di una palma, come la dea dell’amore e della guerra Istar, che era invocata come “Signora della Palma”.

In magia, la palma viene associata ad incantesimi purificatori e divinatori, effettuati tramite il fuoco. In Sicilia, vi era l’usanza di scacciare le streghe tagliando con forbici d’acciaio tre foglie di palma e recitando una formula di scongiuro:

Chista palma siantu tagghiari, e la tagghiu ‘ncampu e ‘nvia, cu voli mali a la casa mia.

Forse non sapete (o forse si) che: La palma è rinascita

 

Secondo un detto arabo la palma cresce con la testa al sole e i piedi nell’acqua, rappresentando, nelle vaste distese del deserto, la presenza di acqua. Per tale caratteristica, essa simboleggia la vita, la rinascita. Qualche km più ad ovest, in Italia, l’usanza vuole inoltre che ogni capofamiglia utilizzi delle foglie di palma per benedire la tavola imbandita nel giorno della Pasqua o che vengano intrecciate e regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace.

Ripercorrendo la storia e la simbologia a qualsiasi latitudine la Palma riveste ovunque il simbolo di sconfitta sulla morte, della vittoria sul male e del trionfo della pace ispirando messaggi di serenità e fratellanza universali che attraversano trasversalmente epoche e luoghi.

L’aspirazione al bene è senza dubbio una necessità umana, riscritta attraverso il simbolo della palma ogni anno, quantomeno nei luoghi dove si festeggia la Pasqua. Da secoli, instancabile, veicola la speranza che si possa essere migliori; purtroppo il suo bel proposito dopo mila e mila anni in questo mondo inconsapevole e malato fa ancora troppa fatica ad attecchire.

Serena Politi

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