DonneDisney #1: 1937- Biancaneve: donna fragile o volitiva?

 

Tratto dall’omonima fiaba dei Grimm, Biancaneve e i Sette Nani  esce nelle sale nel 1937 come primo lungometraggio della Disney. Fu girato completamente a colori e portò sul grande schermo la prima delle Principesse Disney, figlia più che mai della sua epoca. Il personaggio di Biancaneve, infatti, si ispira al modello di donna che, alla fine degli anni ’30, ogni uomo vorrebbe sposare e ogni bimba dovrebbe sognare di diventare: una fanciulla pacata e rasserenante, gioviale e compiacente.

Biancaneve è instancabilmente sempre felice e fiduciosa nella vita e nel genere umano, qualsiasi cosa le accada.

La Principessa, in verità, dato il suo tragico passato e le angherie che è costretta a subire da anni, avrebbe tutto il diritto di essere triste, affranta, arrabbiata… e invece non lo è affatto:

 

C’era una volta una bella principessa di nome Biancaneve. La sua malvagia e vanitosa matrigna, la regina, temeva che un giorno la bellezza di Biancaneve superasse la sua e così vesti la piccola principessa di stracci e la obbligò a lavorare come sguattera.

 

 

Il pubblico vede da subito una Biancaneve vestita con gonna rattoppata e zoccoli pulire placidamente una rampa di scale in pietra. Dall‘incipit capiamo che da molti anni la nostra protagonista sottostà alle vessazioni della matrigna; nonostante questo sembra serenamente rassegnata al suo destino. Cosa le permette di vivere così sorridente e in pace con se stessa e col mondo? La certezza che un giorno l’ amore la salverà.

 

Vorrei…(vorrei)
Un amore che
Sia tutto…(sia tutto)
Per me…(per me)
Io sogno…(io sogno)
La felicità
Che un giorno…(che un giorno)
Verrà!…(verrà)
Quel giorno…(quel giorno)
So che mi dirà
Amore…(amore)
Son qua!…(son qua)

 

Biancaneve rappresenta, dunque, il prototipo della massaia americana che ha furoreggiato sino agli anni cinquanta: dolce e arrendevole, poco indipendente e bisognosa di protezione. Conosce il posto in cui deve stare e sembra non cercare minimamente di riprendersi quello che è suo di diritto (il suo regno, il suo posto nel mondo, la libertà di scegliere chi essere e cosa fare), succube del suo destino infausto, passiva nei confronti degli eventi. La protagonista è grata alla vita per il semplice fatto di esistere e al destino per la gioia che ha in serbo per lei.

Biancaneve aspetta fiduciosa che qualcuno venga a salvarla

 

E questo succederà senz’altro: è o non è “la più bella del reame”? E infatti, esattamente al 5 minuto di pellicola, appare il bel principe azzurro (di cui non sapremo mai neanche il nome, ma non è rilevante in fondo, basta la bella presenza per fidarsi) che, in pochissime battute di canzone si palesa, già innamorato per prometterle amore eterno.

 

Oggi
Non ho che un canto
Canto
Solo per te!

Senti
Con quanto amore
Questo mio cuore
Batte per te!

Oggi
Come d’incanto
Canto
Solo per te
Oggi
Che ti ho trovata
Amata
Resta con me!

 

 In sintesi già da subito si insinua un messaggio misogino: lo scopo della donna è trovare un uomo per migliorare la propria vita e la bellezza è il mezzo per conquistarlo.

Purtroppo le cose non vanno subito lisce

Biancaneve è costretta a fuggire nella foresta per via della Regina che la vuole morta in una delle scene più terrificanti della nostra infanzia -da cui il filone horror ha certamente preso largo spunto-. Biancaneve corre, fugge da immagini raccapriccianti, alberi artigli, incubi ad occhi aperti che solo il Disney di quegli anni poteva permettersi di riprodurre con tale minuzia senza risparmiarci. Sfinita dalla corsa e dal panico cade a terra piangente. Il pianto però dura ben poco: parlando coi suoi amici animali la nostra Principessa trova subito la forza di reagire:

 

Ma non sapete quello che ho passato, e che terribile paura ho avuto. Ma adesso basta non ci voglio pensare più. Voi che fate quando avete un dispiacere? Ah ho capito, cantate! 

 

Quando tu canterai

Quando tu canterai

E alla vita un sorriso offrirai

Anche essa vedrai

Ti sorriderà!

Quando tu canterai

Tutto il mondo con te

La stessa gioia che hai

Si risveglierà!

 

Anche se và storta qualcosa

Che importa

Se un sorriso avrai

E tu lieta canterai!

 

Se felice tu sei

E alla vita un sorriso offrirai

Vedrai che anche lei

Ti sorriderà!

 

E’ vero, sono di nuovo felice adesso, e sono sicura che riuscirò a cavarmela

 

La sua maggior dote? La Resilienza.

Alla bella Biancaneve è bastata una canzone per essere di nuovo felice nonostante abbia rischiato la vita più volte pochi minuti prima e non possa mai più fare ritorno a casa. Come possiamo leggere questa sua attitudine? Forse non è davvero poi così passiva nei confronti di tutto quello che le accade. Se così non fosse non avrebbe trovato la forza di reagire, invece la sua speranza le fa azionare immediatamente il pensiero divergente permettendole di salvarsi e di trovare la casa dei nani.

Biancaneve, dunque, appare inerme, fragile e indifesa ma, consapevole di ciò che merita e di qual’è il suo obiettivo porge la mano al destino. I giudizi femministi poco lusinghieri sono costretti a tacere mentre lei agisce il suo libero arbitrio dando un calcio alla “sfiga” e mettendosi in moto per essere felice. Conosce le leggi del Do ut des della Vita e insiste, fortemente volitiva, con la sua infinita bontà.

 

…e i sette nani?

In cambio dell’ospitalità nella loro casetta Biancaneve offre ai nani i suoi servigi di brava massaia, “naturalmente” accettati quando è l’unica presenza femminile in una casa abitata unicamente da uomini. Sarà Brontolo a dar voce ad una visione dichiaratamente maschilista del genere femminile che induce a diffidare delle donne, a considerarle come un pericolo, come qualcosa da cui rifuggire:

 

Le femmine sono tutte malvagie, usano arti subdole…ah le donne! se gli dai un dito si prendono il braccio… “

 

Nonostante ciò Biancaneve sa come farsi amare, e ascoltare! Non un singolo nano, nemmeno Brontolo, tenta una volta di dirle cosa fare – anzi, è lei che gestisce e migliora le abitudini dei nani, che li obbliga al bon ton a tavola e insegna loro a lavarsi.

La convivenza tra Biancaneve e sette figure maschili non suscitò, all’epoca, scalpore poiché i nani, in quanto tali, non potevano essere considerati portatori delle virtù del “vero uomo”: non erano belli, forti, coraggiosi…e da sposare! E poi Biancaneve aveva pensieri e canzoni solo per uno (cito testualmente forte e bello, alto e aitante, nessuno più di lui) … e niente avrebbe potuto ostacolare il loro amore.

 

Un giorno qui verrà

Con sé mi porterà

Quando insieme vivremo lo so

Che per sempre felice sarò

Il sogno del mio cuor

è viver col mio amor

Ma son certa che

Lui tornerà da me

E il sogno sarà realtà

 

Felice e contenta

L’epilogo lo conosciamo tutti. La regina, travestita da vecchia mendicante, offre a Biancaneve una mela avvelenata che la fa cadere in un sonno mortale. Contravvenendo alla cruenta certezza della regina di saperla “sepolta viva” i nani la tumulano in una bara di cristallo. Il principe la trova, la bacia (senza per questo apparire mai necrofilo), lei si sveglia e si avvinghia al suo amato e si dirige a cavallo verso il suo nuovo castello. Il principe figaccione è arrivato e, senza dire nemmeno una parola, l’ha salvata strappandola addirittura dalla morte. Biancaneve ce l’ha fatta. Ma non è stato il principe a salvarla: la sua forza di volontà nel credere senza risparmiarsi nel suo personale happy ending ha spinto il destino a compiersi. Alla fine della storia il più passivo di tutti sembra essere proprio lui, il principe azzurro, mosso dalle trame di un amore in cui capita così, senza sapere nemmeno come.

Ma il bacio era consensuale?

Non scherziamo ragazzi. Questa povera donna è stata 3/4 del film a sciorinarci canzoni d’amore per un uomo visto si e no 30 secondi, certissima che l’avrebbe amata, salvata, che le avrebbe restituito tutto ciò che la cattiveria umana le aveva momentaneamente tolto. La sua forza di volontà e la sua irriducibile fiducia hanno fatto arrivare il principe da lei nonostante fosse morta senza dargli margine di scelta, quasi come una pedina di un destino già scritto. Non sappiamo nemmeno come sia arrivato da lei, quasi privo di volontà. E se questo non ci bastasse, la faccia compiaciuta della ragazza che si sveglia e, finalmente, lo guarda soddisfatta lanciandogli le braccia al collo, non ci lascia margini di dubbio. Biancaneve sognava quel primo bacio da tempo immemore. Peccato che fosse esanime mentre lo ha vissuto. Avrà sicuramente avuto modo di rifarsi negli anni a venire.

Per sempre?

A chi si chiede se davvero il loro amore potesse durare in eterno… beh… io credo che i buoni propositi ci fossero tutti… e se poi così non fosse Biancaneve, a mio avviso, ha lo spirito giusto per trovare altri validi motivi per sorridere e cantare e continuare, nonostante tutto, ad abbracciare la Vita. Dopotutto ha avuto ragione lei tutto il tempo.

 

Serena Politi

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