L’Argante 257 Medea e Grete Samsa: “Voci di donne oltre il silenzio”

Nell’ambito del mese di marzo dedicato alle donne, durante la rassegna “Le Piazze del Sapere”, Biblioteca Palomar di San Giovanni Valdarno (AR), presentazione del libro “Due monologhi lucani” di Roberto Riviello.

Palomar Casa della Cultura ha ospitato, venerdì 20 marzo alle 17.30, “Medea e Grete Samsa: voci di donne oltre il silenzio”, con la presentazione del libro “Due monologhi lucani” del professor Roberto Riviello, dove risuonano le due emblematiche figure femminili.

L’iniziativa, organizzata in collaborazione con Unicoop Firenze, Sezione Soci Coop di San Giovanni Valdarno, si inserisce nel programma promosso dal Comune per il mese di marzo dedicato alla riflessione sul mondo delle donne attraverso linguaggi diversi: dalla letteratura al teatro, dalla musica all’arte. Un percorso culturale ricco e diffuso. Presenti all’incontro la Presidente della Sezione Soci Unicoop Firenze di San Giovanni Valdarno, Carla Bernacchioni, l’Assessore alla Cultura, Fabio Franchi e Valentina Vadi sindaca di San Giovanni Valdarno.

Protagonista di questo incontro è stato il volume di Roberto Riviello, raccolta composta da due monologhi che affondano le radici nella terra lucana e che danno voce a figure femminili eterne, intense e complesse. Personaggi lontani per storia e destino, ma accomunati da una profonda dimensione umana, capace di restituire temi universali come la solitudine, la dignità, la memoria e la resistenza.

Riviello, nato a Potenza nel 1954, laureato in filosofia all’Università di Firenze, ha insegnato nelle scuole superiori della Toscana, dove vive tutt’ora. Da alcuni anni collabora con l’Associazione Culturale Energheia di Matera come docente nei corsi di scrittura creativa per giovani provenienti da tutta Europa. A dialogare con l’autore e con il pubblico, Damiano Bondi, docente di filosofia e saggista.

L’incontro è stato arricchito dalle letture a cura di Romina Bonciani e Laura Cioni, attrici e psicoterapeute, che hanno dato voce a Medea e Grete Samsa, simboli di una narrazione che supera il silenzio e porta alla luce dolore, fragilità e forza interiore:

“I due monologhi”, racconta il prof. Riviello nella prefazione del suo libro:

“sono stati messi in scena con la mia regia a Matera, nella bellissima piazza San Giovanni (Pazza Medea) e nel suggestivo giardino del Museo Archeologico Domenico Ridola (la sorella di Gregor Samsa), in occasione del premio Energheia 2023 e 2024. Furono interpretati rispettivamente da Laura Cioni e da Romina Bonciani: attrici psicoterapeute fiorentine, applaudite a lungo dal pubblico presente.”

Cosa unisce i due monologhi, oltre la sede e l’occasione in cui vennero presentati in versione teatrale? Innanzi tutto il fatto che entrambi si ispirano a figure femminili create da autori dalla grandezza universalmente riconosciuta (Euripide, Kafka). Figure femminili che poi vengono rielaborate da me, in contesti spaziali e temporali assai diversi da quelli descritti nelle opere originali.

Non so spiegare bene che cosa mi spinga a portare in teatro delle storie così celebri attraverso un racconto volutamente “infedele”. Forse si tratta di una mia (nietzschiana) avversione per la filologia o forse del tentativo (riuscito? O non riuscito) di mostrare l’assoluta contemporaneità di quei testi. A pensarci bene, le due protagoniste, pur essendo responsabili, anche se in modo diverso, della morte dei loro cari, sono molto simili, perché hanno agito sotto l’influenza di forze e passioni per le quali non hanno saputo trovare un rimedio o, se preferiamo, una psicoterapia.

Basterebbe questo a riconoscerle, in un autentico tribunale, incapaci di intendere e di volere? In un tribunale certamente no, ma nel teatro delle imprevedibili vicende dell’anima, come direbbe Hillman, forse sì.”

Nella figura di Grete Samsa c’è una componente di tragicità: la sorella di Gregor, scrive Nicola Sileo nell’introduzione, è provocatoria e dissacrante, proprio come la vuole Riviello. Mentre Gregor, fratello di Grete, non è più vittima di un destino assurdo, ma una figura patologica, psicologicamente instabile e socialmente disfunzionale.

Riviello sottrae alla “Metamorfosi” di Kafka ogni valenza allegorica, attribuendo a Gregor la responsabilità del degrado della propria famiglia e Grete, nel monologo, lo accusa di aver sabotato le sue aspirazioni, obbligandola a un percorso di crescita traumatico.

All’inizio del testo, Maria Teresa Imbriani, a cui è stata affidata l’introduzione di Medea, spiega il personaggio femminile di Euripide. La maga del mito greco rivendicava il j’accuse delle donne nei confronti della società di allora. Proprio lei che aveva ucciso i suoi figli per imporre il castigo più grande a Giasone, che l’aveva tradita.

La nuova Medea di Riviello, invece, uccide la propria prole senza troppe convinzioni, non ha una società patriarcale contro la quale scagliarsi: Medea di oggi è straniera a se stessa. Non vuole vedere il suo delitto, non lo rivendica. Giasone resta lui il solo colpevole.

“Due monologhi lucani” è un volume da leggere tutto d’un fiato, un’opera introspettiva che interroga il lettore. Interroga noi donne sulla passione e sull’amore che può travolgerci in ogni stagione della vita, in ogni tempo e in ogni luogo.

“Quando passione inumana d’amore vince su cuore di femmina, in sua vittoria coppie nuziali travolge di uomini e fiere.” (Eschilo, nelle Coefore.)

“La misura dell’amore è amare senza misura.” (Sant’Agostino)

Laura Privileggi

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