Le questioni legate alle ragioni del SÌ e del NO le abbiamo a lungo analizzate. Negli ultimi giorni ci hanno tempestato con migliaia di contenuti, portandoci a una scelta elettorale chiara: il 53,2% degli elettori ha scelto il NO e ha ribadito che i cambi alla Costituzione non sono bene accetti.
Altro dato interessante è quello legato all’affluenza, molto vicina alle politiche del 2022, che hanno visto trionfare Giorgia Meloni e il centro destra (affluenza al 63,90%, la più bassa della storia repubblicana e che perdeva 10 punti percentuale da quella del 2018, con il trionfo dei cinque stelle che avevano sicuramente trainato la partecipazione al voto di tante persone che in qualche modo avevano creduto al cambiamento e infatti il contraccolpo alla partecipazione democratica si è fatto sentire).
Per il referendum costituzionale, invece, l’affluenza è stata del 59%. Trovate tutti i numeri sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno a questo link ufficiale.

Ma noi siamo qui per un altro motivo.
Come sapete, L’Argante si occupa di cultura in generale e oggi vogliamo porgere il nostro tributo a un uomo che passerà alla storia come uno dei più inutili simpaticoni della repubblica, ma forse anche della storia dell’unità d’Italia, fin dai tempi in cui Giuseppe Garibaldi incontrò a teatro il Re Vittorio Emanuele II e disse le famose parole: “Obbedisco”.
Probabilmente proprio da queste prende spunto il nostro Italo Bocchino.
Già, poiché lui obbedisce sempre. È solo un caso che sia proprio di quelle zone: nato a Napoli, si spara nell’indifferenza generale ben quattro legislature dal 1996 al 2013, prima con AN (Alleanza Nazionale, erede del MSI oltre ad essere il partito dal quale Meloni è venuta fuori), poi con il PDL e infine con Futuro e Libertà per l’Italia, che è un po’ come dire che ha chiuso la carriera, almeno per ora, tra le file politiche con una squadra di terza categoria.
Ma il buon Italo, negli anni in cui la destra di Berlusconi è in disuso e non tocca palla, si reinventa una carriera. Uno così può fare tutto, il giorno e la notte, da bosco e da riviera, e diventa subito, nel 2014, giornalista e direttore editoriale del giornale Il Secolo d’Italia, di cui primo direttore fu Bruno Spampanato, ex capo ufficio stampa della Xª Flottiglia MAS. Ma è sicuramente una coincidenza. Come quella che vede anche Giorgio Almirante, capo del Movimento Sociale Italiano (il partito fascista ricostituito di sgamo), come direttore generale sempre di quel bel giornalino. Sono casi. Coincidenze. Italo non c’entra con le nostalgie, lui è un liberale. Naturalmente, per sentirsi più aderente alla sua ideologia destrorsa e al loro faro nella notte, Silviuccio Berlusconi, non si fa mancare alcune situazioni che attestano la sua militanza.
Caso Telekom Serbia.
Nella richiesta del 7 maggio 2005 da parte del GUP della Procura di Torino Francesco Gianfrotta, con la quale si chiede l’archiviazione dell’indagine aperta nel 2001 sui vertici di Telecom Italia del 1997, emerge un particolare (non penalmente rilevante) che investe direttamente Bocchino. Nel 2001 Bocchino ricevette dalla Finbroker, società finanziaria con sede a San Marino, 2.000.400.000 lire per il quotidiano napoletano Roma. Quel denaro proveniva dai 14 miliardi di lire in contanti percepiti dal conte Gianni Vitali per la sua mediazione nell’affare Telekom Serbia.
Caso Global Service.
Il 28 gennaio 2009 la Procura di Napoli ha notificato a Bocchino un’informazione di garanzia nell’ambito dell’inchiesta Global Service, relativa alla manutenzione delle strade del Comune, che ha coinvolto magistrati, deputati e assessori napoletani, nella quale si ipotizzano per Bocchino i reati di partecipazione in associazione a delinquere e concorso in turbativa d’asta. Il procedimento si chiude con l’archiviazione.
In ultimo
Il 27 settembre 2021 è stato prosciolto “perché il fatto non sussiste” dalle tre accuse più gravi (due turbative d’asta e false fatturazioni) nell’ambito di un filone dell’inchiesta Consip, che vedeva imputati anche Tiziano Renzi, padre di Matteo, Luca Lotti e Alfredo Romeo. Al contempo è stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Roma per traffico di influenze illecite. L’11 marzo 2024 viene assolto con formula piena insieme ad altri sette imputati; per Bocchino il PM chiedeva un anno di reclusione.
Sempre archiviato. Sempre assolto.
Ma che ci fa un ex deputato giornalista ad occuparsi di appalti? Con Lotti e il padre di Renzi? Ve l’ho detto: Italo è da bosco e da riviera.
Inoltre, tutto ciò vuol dire che Italo ha sempre saputo dove fermarsi e la presenza del suo nome in queste faccenducole da prima repubblica è solo un atto d’amore verso quella parte politica che gli sta tanto a cuore.

Ma Italo è diverso da tutti quanti.
E allora perché continuare a rischiare? Meglio stare comodi nei salotti televisivi a sparare cazzate. Ci si diverte, si va in tv e poi magari a cena. Si gira l’Italia. E’ una vita decisamente migliore. Ed è così che ricompare praticamente tutti i giorni in una trasmissione diversa. Fin dalla sera del 25 settembre 2022, quando la figlia di AN Giorgia (e quindi una sorta di sorella di Italo) ha vinto le elezioni, lui non è solo il portavoce ufficiale (mai esplicitato, ma d’altra parte sa tutto di tutti) della Presidente del Consiglio. No. Lo è di tutti i ministri contemporaneamente. Di tutta la maggioranza, di tutti i Fratelli e le sorelle d’Italia. Le sue gesta eroiche da vero patriota più riuscite negli ultimi anni? L’indifendibile difesa di Gennaro Sangiuliano, detto Gennarino, con accesi confronti televisivi a reti unificate contro Maria Rosaria Boccia, amante, collega, tuttofare del ministro unico dimissionario del governo Meloni. Bocchino sa. E quindi va in tutte le trasmissioni, smartphone alla mano, a ripetere tutto quello che gli scrive Gennariello da casa. Uno così, bene addestrato a essere eterodiretto, è perfetto per qualsiasi occasione. Lo devo ripetere? Da bosco e da riviera. Ha capacità umane indescrivibili: se deve negare l’impossibile, lui ci riesce senza emettere un suono, un fiato, un goccio di sudore.

Ma facciamo un passo indietro.
Nel 2005 batte il record dei record: viene candidato alla presidenza della Regione Campania e affiancato da sette partiti: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, Nuovo PSI, Partito Repubblicano Italiano, Partito Pensionati e Movimento Idea Sociale. Alle elezioni regionali però ottiene il 34,38% dei voti, sconfitto dal presidente uscente Antonio Bassolino 61,56%, conseguendo il peggior risultato per un candidato di centrodestra in Campania mai visto. Viene comunque eletto consigliere regionale, in quanto candidato presidente secondo classificato, ruolo dal quale si dimette subito per rimanere deputato: la paga è maggiore e il nostro Italo non ci deve mica rimettere solo perché i suoi concittadini non l’hanno capito. Finita l’esperienza di deputato, si butta con tutta l’anima sull’editoria e i risultati si vedono: nel 2025 vince il Premio Caravella Tricolore 2025, chiaramente auto-inventato cinque minuti prima di consegnarglielo, per il saggio “Perché l’Italia è di Destra – Contro le bugie della Sinistra”. Il libro è già una dichiarazione d’intenti. Al momento invece è in libreria con un altro capolavoro: “Giorgia, la figlia del popolo (perché Meloni piace agli italiani)”. Ed è qui che vi esorto ad amarlo.

Perché ogni volta che Italo afferma qualcosa, vi ci potete giocare la mamma: accadrà esattamente il contrario. Meloni piace agli italiani? Quando? A chi?Piace talmente tanto che sono andati in massa a votare NO. Io lo ammetto: ho avuto paura. Io ho creduto a Italo. Perché di lui mi fido. Quando parla vedo tutta l’arroganza della destra e, abituati come sono a mischiare le carte, ho creduto alle sue parole. Sono stato lì, in silenzio, ad aspettare ogni scheda scrutinata. Perché Italo era certo. E se lo sapeva lui, c’era da fidarsi. Mi ha creato un’angoscia che non credo di aver mai provato in vita mia. Per questo gli dedico quest’articolo. Perché se l’è meritato. Non per dargli del diversamente intelligente. No. Per elevarlo a quello che è, affiancandolo all’unica idea di destra che questo Paese può portare avanti. Naturalmente siamo solo all’inizio dei suoi ultimi fuochi. Perché Italo ha capito perfettamente che quando la Meloni sarà allegramente salutata, lui dovrà tornare nel sottoscala di qualche pseudo giornalettino di destra, buono per la gabbia dei conigli. Quindi ha più o meno un anno per dare il meglio di sé.
E mentre vi invito a guardare le sue previsioni in tutti i salotti televisivi possibili, vi assicuriamo che Italo è giù sul pezzo. Proprio ieri ha iniziato fortissimo a Otto e Mezzo, preso a schiaffi morali provenienti da ogni direzione, ha affermato: nel 2027 Giorgia vincerà le elezioni più forte del 2022.
E noi ti promettiamo di non mollarti per tutto questo lungo anno, Italo. Il prossimo pezzo dell’Argante ti sarà dedicato all’indomani delle politiche del 2027. Nel frattempo, e perdona il francesismo, ritaglieremo e appiccicheremo ogni tua cagata su un album a colori per farne una strepitosa antologia. Grazie di tutto, Italo. E ti prego, ti scongiuriamo: continua così.
Marco Giavatto




