L’Argante #22 La digitalizzazione del Cinema e del Teatro nel 2021

Premessa

La scoperta di fine ‘800, quella brillante invenzione a metà fra la scienza e il caso, per la quale se fatte scorrere 24 fotografie (una sopra l’altra nella stessa proiezione su parete o tela) in un unico secondo, l’occhio umano percepisce una illusione di movimento che reputa vera come la vita (e che prende entro poco tempo il nome di Cinema) sembra ancora oggi magia pura.

Una magia che, destinata a esaurirsi entro poco tempo secondo gli uomini di due secoli fa, perdura negli anni e coinvolge tutto ciò… che possiamo riprendere. Ancora oggi.

La creazione di un documento davvero fedele

Il Cinema ha un peso importante; è Cinema ciò che narra ad alti livelli e si fa opera cinematografica: film. Ma possiamo includere nella parola cinema, in senso un po’ più generico, tutto ciò che filmiamo, dal “filmino delle vacanze” al Cinema Documentario (appunto, la realtà filmata) al “teatro filmato”.

Questo Teatro per secoli narrato a voce nelle tradizioni popolari, poi raccontato nei documenti scritti (letteratura teatrale), poi dipinto, poi finalmente fotografato due secoli fa in pochi sporadici scatti e poi ancora finalmente filmato con la macchina da presa.

Certo vi è una grande differenza: se il Cinema si riprende, ciak dopo ciak, scena dopo scena, inquadratura dopo inquadratura, seguendo una sceneggiatura non solo figlia del teatro ma anche “tecnica”, (che dice come riprendere, da che angolazione, con quale obiettivo, quale luce, ecc..), il teatro invece, come un concerto, lo si riprende con la macchina da presa, la telecamera o lo smartphone… nel suo scorrere.

Più spesso casualmente che in maniera mirata (specie all’inizio, dove la ripresa serviva “solo” a documentare tale o tale altro spettacolo o ad archiviare una copia dell’evento – e di nuovo questo accade oggi smartphone alla mano).

Altre volte in maniera mirata e con una “sovra-regia” cinematografica su quella teatrale (come si farebbe per un film “senza ciak”, da riprendere in diretta insomma).

Così il “cinema” si fa nuovo documento che ci racconta come era lo spettacolo nel suo esistere, cioè nel suo scorrere nel tempo (ma aggiungendo inevitabilmente del suo).

Il Cinema aggiunge infatti di per sé, quell’atto narrativo suo proprio e peculiarissimo di tagliare (o di non tagliare) e di rispettare il campo (la visione nell’interezza del palcoscenico ripreso) o di stravolgerlo col fuoricampo (altra peculiarità del linguaggio del cinema, che non è fatto solo di visioni di insieme ma di tagli, stacchi, primi piani, primissimi piani, mezzi busti o particolari che possono essere visti dagli spettatori ma non visti dai protagonisti o viceversa – creando così talvolta il processo della suspence, così difficile in teatro se non con la scrittura e così intrinseco invece nel gioco del cinema). 

Ma detto questo. Fattasi copia d’archivio di ciò che era e che altrimenti senza questo espediente di “cattura” non sarebbe più se non nell’ennesima replica che a un certo punto della storia potrebbe (sicuramente) non ripetersi o non ripetersi uguale a se stessa nella sua première… Cosa accade oggi al Cinema e al Teatro con la digitalizzazione?

Uno sfogo personale

Tenterò di rispondere fra un attimo e fra un attimo ripeterò la domanda, ma prima mi si conceda un anatema che scaglio da sempre (contro più o meno ignoti) e finalmente scrivo.

Al fine di, con una voce personalissima (ma che so esser condivisa da molti) far capire l’importanza dell’archiviazione che permette l’atto di filmare il teatro: possibile mai che forse la più importante (almeno per chi scrive) rappresentazione della Turandot di Puccini, anno 1972, con la direzione d’orchestra di Zubin Metha, interpretata da artisti del calibro di Luciano Pavarotti, Joan SutherlandMontserrat Caballé non sia mai stata ripresa? Possibile mai che a nessuno della crew tecnica o artistica sia venuto in mente di non lasciare tale rappresentazione solo ai ricordi dei presenti (finché potranno raccontare, si intende), ma di catturare in un tape un evento di tale portata e rilevanza? Possibile. Non ci sono registrazioni, neanche amatoriali, di nessun tipo, di quella che è stata forse la messa in scena più colossale e bella della Turandot. Almeno negli ultimi 50 anni.

E nel “nostro piccolo”, come Compagnia teatrale I geneticamente mortificati, vorrei anche ringraziare il mio amico Enrico Sabatelli, che nei momenti di stanchezza della produzione, vista la mia intenzione di non riprende uno dei nostri spettacoli più belli mi ha scosso, dicendomi: siete matti? Fate uno spettacolo così bello e non lo riprendete? Grazie Enrico, niente di più vero. Into the Woodstock esiste grazie a te.

Digitalizzazione e fruizione

E dopo questo “sfogo” personale sull’impossibilità di possedere un documento di un evento tanto importante, torno alla domanda già preannunciata: Cosa accade oggi al Cinema e al Teatro con la digitalizzazione?

Se non altro vi è una certezza in più: “immortalità” dell’opera tramite certezza delle produzione del documento. Per il Teatro. Poiché nella nostra epoca, va da se, tutto viene filmato.

Se per il cinema è un processo quasi banale, più che automatico, che ciò di cui prima si fruiva solo in sala (e speriamo torneremo a farlo) poi in vhs (un tempo), dvd, bluray… venisse poi digitalizzato in file e fruito nella rete, per il teatro, seppur spesso ripreso, questo è del tutto diverso.

Il teatro lo si vive e poi raramente lo si guarda in dvd o lo si vede in tv e se questo accade è (era) per chi non ha la possibilità, la voglia o non sente quella necessità, (ormai di pochi forse), di recarsi di persona a vivere l’esperienza del teatro. La pandemia invece ci ha alla fine costretti a fruire del teatro (filmato) come si fruisce del cinema. Ovvero digitalizzandone la riprese effettuate (vecchie di anni e ora riproposte dopo anni o filmate ora più che mai appositamente) e trasmettendole in streaming, (live o meno che sia) o in download dalla rete.

E ora?

Prospettive per il futuro. 

Come sapete ogni settimana pubblichiamo su L’Argante una rubrica di News che vi aggiorna su quanto accade nel teatro. Un tempo questa pagina dedicata avrebbe proposto il cartellone delle singole città. Ora si concentra per forza di cose sulla programmazione in streaming dai teatro di tutto il mondo. Questo, si intende, è un bene in questo momento.

Abbiamo la possibilità di fruire comunque di nuovi spettacoli, già prodotti e che non sono potuti andare in scena nella maniera “classica”. Bene per le produzioni, cosa buona per il pubblico. Può essere anche che, vista la larga offerta, precedentemente scarsa o ad alto costo (avete idea dei prezzi di DVD o Bluray di un’opera?), una fetta di pubblico che non si sarebbe mai avvicinata al teatro, dal “vivo” o in video, si appassioni a questo mondo meraviglioso, per poi tornare o metter piede per la prima volta nel loggione a pandemia risolta. Può anche essere che il teatro nel frattempo subisca la più grande crisi della sua storia. Tuttavia il Teatro nasce per rialzarsi e a mio avviso la bellezza dell’arte vincerà sempre, seppur con le immense difficoltà dei suoi artisti e dei suoi operanti.

Una nota va anche al Cinema oltre che al teatro ed è condivisibile per entrambi e per qualsiasi altra forma di spettacolo, dalla poesia recitata, alla prosa, alla danza, alle tradizioni popolari, agli eventi su strada che presentino forme teatrali al loro interno.

Come ho già scritto in un pezzo (qui) per i nostri “cugini” di Nerdream.it in vista della riapertura (mai avvenuta) delle sale

“l’esperienza del film su grande schermo non può essere sostituita da alcun streaming. Non solo per le dimensioni degli schermi che proiettano lo spettatore in quello che è, per usare una parola moderna presa a prestito dai games, un mondo davvero immersivo (che esiste da 130 anni), ma perchè il cinema è collettività, cultura, formazione e scambio di idee.”

Ripeto allo stesso modo quanto qui scritto per l’esperienza teatrale. Il Teatro è collettività, cultura, formazione e scambio di idee. Come il Cinema, dal vivo, nella sala. E oltre a tutto questo è vita che scorre nell’attimo in cui la si mette in scena e la si osserva da una parte e dell’altra della quarta parete, che lo streaming, seppur trasparente, in verità fa diventare muro. Un muro invalicabile dove la comunicazione non esiste, dove l’emozione muore o perde sapore.

 

Spero che tutti in questo momento possano rendersi conto di questo. E capire quanto sia importante la digitalizzazione delle opere ma ancora più importante il vivere le opere teatrali o cinematografiche che siano, nella collettività.

 

Stefano Chianucci

Articolo creato 64

Un commento su “L’Argante #22 La digitalizzazione del Cinema e del Teatro nel 2021

  1. Grazie per la citazione. per me è stato un piacere e un onore far parte del progetto. Spero che torni presto l’occasione di collaborare a qualche nuovo progetto.

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