Il dietro le quinte di “Quel che resta…”

Il “dietro le quinte” di uno spettacolo teatrale è da sempre un miscuglio di sensazioni uniche tra emozioni, caos e quella strana magia prima dell’apertura del sipario. Ma tutto comincia prima, molto prima… per esempio dal traffico inspiegabile del venerdì pomeriggio, che ha impedito a quasi tutti gli attori di arrivare in orario. Dov’è che va la gente? Ah già è il 29 maggio, tutti a fiondarsi via per il lungo ponte, peggio per loro non sanno cosa si perdono. Nel frattempo la chat di gruppo della “compagnia” è andata letteralmente in tilt tra messaggi, aggiornamenti e richieste di aiuto… a chi non manca qualcosa proprio nell’ultimo minuto? Alla fine però arrivano tutti a passo spedito, già accaldati e con il cuore che corre più veloce del previsto. In Teatro poi però, ognuno trova immediatamente il proprio ruolo. C’è chi definisce gli ultimi “ornamenti di scena”, chi scambia i dovuti pensieri e i necessari incoraggiamenti, chi cerca di scrutare lo stato d’animo degli altri, forse per fare il pari con il proprio e sentire quell’accenno di sollievo momentaneo utile a rallentare i battiti cardiaci. L’energia da utilizzare è quella tipica delle grandi occasioni: un misto di concentrazione, emozione e voglia di esserci. Va dosata… andare fuori giri è un attimo.

In camerino si aprono borse, valigie e appendiabiti. Ognuno tira fuori i vestiti che daranno vita al proprio personaggio. È il momento in cui la realtà inizia lentamente a lasciare spazio alla finzione teatrale. Poi, vengono tutti chiamati a raccolta sul palco per le ultime raccomandazioni registiche. Seduti con le gambe incrociate sulle assi scricchiolanti del palcoscenico, i pensieri diventano improvvisamente concreti: “Riuscirò a ricordarmi le battute? Le azioni? Le dritte, i movimenti?” Ma alla fine arriva il consiglio più importante di tutti:

“Sapete cosa? Fanculo tutti i suggerimenti. Non ascoltateli. Divertitevi. Stop.”

Parole semplici che sciolgono la tensione più di qualsiasi prova. E poi il rito immancabile: tutti in cerchio, mano nella mano, per il grido scaramantico che accompagna da sempre i teatranti: “Merda, merda, merda!” E via pacche ben assestate in un parapiglia di fondoschiena. “Toccate” essenziali, propiziatrici di fortuna di cui a Teatro si ha sempre bisogno. Di colpo cala uno strano momento sospeso che ogni compagnia conosce, una sorta di caos calmo che dilata i minuti, i secondi e perfino gli attimi prima che il sipario si apra sulla platea di spettatori. Qualcuno esce dalla porta di servizio, sul retro c’è un prato perfetto per schiarirsi le idee, avanti e indietro a passeggiare, poi c’è chi ascolta musica in cuffia, chi ripassa il copione. C’è anche chi si rifiuta categoricamente di rileggere una sola riga. Qualcun altro fuma, altri ancora pensano soltanto a cosa mangeranno dopo lo spettacolo… è un modo come un altro per liberarsi da ogni dubbio, siamo qui e siamo pronti. Questa è la verità. Ma si è mai veramente pronti!?

L’atmosfera rimane serena fino al momento della vestizione. Osservo Silvia che interpreta “Clorinda” uno dei due servi di scena, che ha una serie di borse magiche dalla quale tira fuori una pratica soluzione, per qualsiasi problema. La sua missione principale però è imbellettare “Marie”, interpretata da Matteo, che nel frattempo suda “sette camicie”.

Francesca e Matteo – Luise e Marie.

La “Contessa” (Costanza) e “Claudette” (Cristiana) monopolizzano, giustamente, il grande specchio per la loro trasformazione regale. Marie, finalmente pronta, riesce nell’impresa di sedersi sull’unica sedia bagnata. Risultato? Fondoschiena infradiciato e asciugatura d’emergenza. “Rose”, interpretata da Martina, scopre che le scarpe prestate per il ruolo sono un po’ troppo larghe, ma Silvia\Clorinda sempre più calata nel suo ruolo di “servetta di scena”, trova un modo per riempirle. Per un problema risolto ne nascono fuori almeno altri tre e perciò qualcuno urla: “Chi disegna i baffi di Leopold?” (interpretato da Maria Donata). Arrivano in aiuto le maestre\registe che si trasformano all’istante in truccatrici professioniste. Nel frattempo ci giunge notizia che il “botteghino” è stato aperto, questo vuol dire che manca circa un’ora… una sola ora. Da settembre a maggio, tutto si riduce in un’ora… ma non c’è tempo per filosofeggiare, poichè dalla platea si iniziano a sentire le prime voci degli spettatori che prendono posto e la sala è piena, il Teatro è tutto esaurito, perciò quel brusio iniziale sale sempre di più e diventa un rumore di voci in attesa di vedere lo spettacolo. Ora non tocca a nessun altro, è il momento che questa “compagnia” aspetta da un po’. Il fermento cresce. Si susseguono frasi sconnesse, che però hanno una loro logica:

Claudette – Cristiana.

“Quanto manca?” Ripetuto da chiunque con cadenza regolare, di due o tre minuti al massimo. “Chi ci dà il tempo?” E’ chiaro che non sono stati abbandonati a loro stessi, ma nessuno riesce mai del tutto a convincerli del contrario in quei momenti. “Dov’è Leon?” Leon (Gianmarco), non è con loro perchè entra dal fondo platea e lo sanno benissimo, ma per un istante se ne dimenticano e perciò, lo immaginano fuggiasco sull’A1, incolonnato anche lui, in partenza per il ponte del 2 giugno. “Non ricordo più una parola!” Questa però è un’affermazione a cui si può solo rispondere, va bene lo stesso, qualcosa ci si inventerà. Qualcuno prova a sciogliere la tensione dispensando frasi tipo: “Parola d’ordine: divertimento!” e lo fa con il dovuto trasporto, forse anche con un pelo di volume, ed infatti arriva subito l’ammonimento dei più disciplinati: “Non parlate, si sente tutto in platea!”. Dopo minuti che sembrano ore a cercare Leon, qualcuno si ricorda che è sul fondo e già che si è in preda a delle montagne russe emotive, affluiscono i sensi di colpa, l’avevano ingiustamente accusato di ammutinamento ed invece era solo soletto, con i suoi demoni. Leon è un eroe, questa è la verità. Ma non c’è tempo per onorarlo perchè arriva la frase che cambia tutto: “Chi è di scena: cinque minuti!”. C’è di nuovo un silenzio assoluto, ma è diverso da tutti gli altri, questo è praticamente assordante. Lo spettacolo inizia…il rumore della tenda che scorre sui binari è una musica antica, il suono che annuncia l’inizio di tutto. Nel retropalco, ognuno a questo punto ha il proprio spazio operativo. Tutto sembra sotto controllo, ma per far scattare il panico, basta un attimo: “Manca la scopa di scena di Fiandra!” (Lisa), a questo punto “Armand” (Alessandro), parte in missione di salvataggio e sembra non tornare mai più, ma poi eccolo trionfante con una ramazza in mano, la crisi isterica di tutto il cast è sventata per miracolo. Tocca ai Servi di Scena (Tommaso e Silvia), rompere il ghiaccio e a proposito di gelo, le mani di Rose (Martina), sono due ghiaccioli, per scaldarsi improvvisa un piccolo balletto con Armand (Alessandro), anche se lui ha pensieri solo per la spada che sistema freneticamente insieme alla fascia. Fiandra (Lisa) controlla e ricontrolla in una specie di trance della perfomance, ogni oggetto di scena. Lo spostamento d’aria, annuncia l’arrivo della Contessa (Costanza), che sfreccia per il corridoio impettita, accompagnata dal rumore dei tacchi sul legno che scandiscono perfettamente il suo temperamento. In lontananza Leopold (Maria Donata), se ne sta nel suo angolo illuminato da una flebile luce, ultima frontiera della tecnologia, in contrasto con gli abiti di scena d’annata, segue le battute con il dito sul copione, il suo copione, che è diverso da tutti gli altri, non può essere toccato, sfiorato e se possibile guardato da anima viva, nell’altra mano, porta la sua immancabile pipa (di scena), a momenti per la tensione la accende e la fuma davvero. L’altro lato della medaglia è una Marie (Matteo), stravaccata sul divano dei camerini, mentre Luise (Francesca) di fianco, mantiene una compostezza impeccabile, quasi nobile. Provano e riprovano la loro parte. Poco più distante dentro il camerino delle signore, Claudette (Cristiana), si esercita davanti allo specchio, che ora è tutto suo, perfezionando ogni gesto… a vederla è uno spettacolo. Lo sono tutti in questo grande momento d’attesa, prima di andare in scena. Millet (Enrico), per esempio se ne sta seduto da solo, come i grandi attori, non vuole interazioni, non cerca sguardi, cerca solo di mantenere la concentrazione. Poi pian piano, si sente accadere qualcosa di meraviglioso, scena dopo scena, tutto procede come deve essere.

Costanza, Lisa, Martina – Contessa Magrid, Fiandra, Rose.

La tensione perciò, si sfalda, come neve al sole e affiora il vero divertimento, il pubblico ride e applaude, lo spettacolo fila che è una meraviglia. Quella maledetta pianta di scena continua ostinatamente a cadere, ma sembra provata mille volte anche quella. Stanno dando tutto ciò che hanno e per lo più, affiora il caldo tremendo delle luci sparate addosso, in una serata di fine maggio. Ci si sventola e si suda a corrente alternata, si cercano concrete strategie di sopravvivenza. Armandino\Assassino (Alessandro), sfoggia la sua arma segreta: una borraccia piena di sali minerali. C’è un nuovo momento di panico…già perchè Fiandra (Lisa), si è tolta gli occhiali per asciugarsi il viso e sono di colpo spariti. Vorrebbe urlare ma non si può. Sussurra un grido disperato: “Aiuto, senza non vedo niente!” come api operaie, si avviano le ricerche affannose, ma niente paura eccoli lì, gli occhiali di Fiandra, li ha indossati Leopold (Maria Donata) senza accorgersene, tutto risolto. Fine primo atto possono tornare leggermente a respirare.

Enrico – Millet.

Tutti cercano di recuperare le energie, Armand (Alessandro), funge da motivatore, con il suo immancabile sorriso e le parole giuste al momento giusto. La Contessa (Costanza) però è particolarmente provata dal caldo e a seguire anche Millet (Enrico) agita il gilet per cercare invano un po’ d’aria. Nel frattempo le coppie di scena, non si mollano e perciò procedono all’unisono persino dietro le quinte. Fiandra (Lisa) ha sempre la Contessa a ricordarle le uscite e le entrate corrette. Claudette (Cristiana), approfitta di un momento di pausa, per scendere temporaneamente dai tacchi. Poi tutti ripartono e benchè, iniziano a sentire la stanchezza, il paradosso è che per concludere uno spettacolo degno di nota, ci vuole sempre più ritmo, in crescendo fino alla fine.

Il pubblico però, continua a reagire e ciò regala una forza agli attori, che non sapevano nemmeno di avere. Il finale si avvicina e i nostri accennano volti rilassati, qualcuno ha perfino l’ardire di far spuntare dei sorrisi appagati, si meritano anche questi e il pensiero corre ai saluti finali, provati sempre meno di tutte le prove intense fatte per l’intero spettacolo, ma la fatica principale è indubbiamente passata. L’ultima scena, regala un nuovo piccolo, ultimo imprevisto: le sedie non sono al loro posto! Ma Armand (Alessandro) e Leopold (Maria Donata) con grande mestiere risolvono, nel buio, al volo, come ladri entrando in scena e le recuperano. Ed eccolo lì il grande finale, tutti in scena insieme. Arrivano i brividi, poi l’ultima parola e la musica di Franco Battiato (Che cosa resta), accompagna il sipario in chiusura, scattano gli applausi, gli inchini e i ringraziamenti, arrivano perfino dei fiori veri, a far compagnia ai fiori finti della scenografia. E’ finita, o forse è solo l’inizio… non si può dire. Loro sanno che è successo davvero! E’ andata! Ed anche piuttosto bene.

Ernesto Censere


Quel che resta della signorina Papillon – Torna venerdì 2 Ottobre 2026, al Teatro di Ponte a Ema.

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