Eh sì! È tornato il Natale,“aridaje!” (come se dice a Roma).
ARIDAJE: Usato con il significato di “Ancora?” o “Insisti, eh?!”.
Esempio: «Ricordati l’ombrello.» «Aridaje, ho capito! Quante volte devi riperterlo?!»
Esprime irritazione, fastidio e rassegnazione in un unico termine: solitamente accompagnato da tipica alzata di sguardo verso l’alto, come a voler coinvolgere qualche divinità del proprio stato d’animo. L’Argante stavolta mi ha chiesto di scrivere del Natale, quindi non un articolo a tema libero, come al solito, ma su richiesta. E allora non parleremo di figure tradizionali e folkloristiche natalizie, né di canzoni, né di specifici film, né di dolci tipici, ma di NATALE.
Natale, si sa, è la festività religiosa principale della Cristianità, che ha perso sempre più i connotati legati al culto per tornare ad essere, sostanzialmente, una festa PAGANA! (immaginatemi come Girolamo Savonarola mentre, con fronte aggrottata e dito rivolto verso di voi, grido “PAGANA!”).

Ma non voglio nemmeno farvi il solito “spiegone” di come la Chiesa nel corso del tempo abbia trasformato feste pagane in celebrazioni di Dio, Santi e Madonne, o del consumismo dilagante dei “tempi moderni” (altrimenti sareste voi ad esclamare “aridaje!”).
Tutto parte dall’8 Dicembre, che, secondo me, non è tanto la festa “della Madonna Assunta in Cielo”, ma un allarme (come quello che si sente nei film sulla Seconda Guerra Mondiale quando c’è un bombardamento) messo lì a dire:
“NI-NOOO, NI-NOOO, NI-NOOO, ATTENZIONE, ATTENZIONE, MANCANO MENO DI 20 GIORNI A NATALE, ATTENZIONE, ATTENZIONE, TIRA FUORI ALBERO, PALLE, COCCARDE, PRESEPE (ma nemmeno tanto!), LUCI, E, SOPRATTUTTO, IL BABBO NATALE CHE SI APPENDE AL BALCONE!!”
E qui inizia la competizione a chi fa l’addobbo più bello: ore e ore di Reels su Instagram tra origami, brillantini, noci incollate tra loro, arance essiccate in forni elettrici di ultima generazione (la cui marca sponsorizza il reel e fa monetizzare l’influencer di turno) e gatti e cani molestati per fargli fare la foto “come se uscissero dal pacco regalo”.
Ma, visto che li ho nominati, vorrei soffermarmi sui Babbi Natali appesi ai balconi:
SO’ TREMENDI! NON SE POSSONO VEDE’!
Dovrebbero essere considerati “vilipendio al Natale!”: consumati, co’ ste giacche tutte sbiadite, ingrigite. Se cammini di notte, sovrappensiero, e distrattamente ne vedi uno, sembra un ladro di appartamento intento a scavalcare il parapetto.

E poi lasciatemi dire anche, a proposito dei social: perché non sono in carcere tutti quelli che, il 28 ottobre, fanno i video in cui comprano un qualsiasi calendario dell’avvento e, ridendo e scherzando, ne spoilerano tutto il contenuto? Dove sono le istituzioni?! Dov’è lo Stato?!
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E così si arriva al Natale vero e proprio, anzi prima alla Vigilia di Natale.
Nel 95% dei casi si festeggia in famiglia ed è un obbligo/dovere presenziare, in particolare quando la location è la casa dei nonni: mai mettersi contro i propri nonni a Natale, se non si vuole essere esclusi dalla linea di successione ereditaria.
Conosco persone che hanno avuto pesanti litigi con i nonni, in mia presenza, e i toni erano gli stessi del confronto, nel 2006 a “Domenica In”, tra Antonio Zequila e Adriano Pappalardo (un pezzo di storia della televisione italiana!).
Il dubbio fondamentale, il 24 ed il 25, è sempre lo stesso: “cosa prepariamo da mangiare?” Ci si ripromette sempre di non fare come l’anno precedente, in cui ci si è complicati la vita con troppo cibo e con lunghe preparazioni, quindi ci si scervella, si fanno liste, si consultano gli altri parenti dividendosi i compiti.
Solitamente la divisione per le pietanze del menù segue la divisione in portate (chi fa antipasti, chi fa il primo, chi fa il secondo, ecc.) oppure, ma questo è livello “pro”, le categorie alimentari (ci sarà chi si occupa di piatti a base di verdure, chi a base di carne, chi a base di pesce, a prescindere dal posizionamento di portata). Ma qualsiasi sia la divisione del “lavoro”, il risultato sarà il medesimo:
IL MENU’ E’ LO STESSO DI QUELLO DELL’ANNO PRECEDENTE, DA CUI SI E’ FATTO DI TUTTO PER DISTACCARSI… E SARA’ LO STESSO DELL’ANNO SUCCESSIVO!

Il “solito menu” di Natale è rassicurante, perché il Natale non è sperimentazione culinaria ma conforto: tu saprai già che facce incontrerai, sono le stesse da 10/20/30/40 anni, e il tuo cervello le associa ad un determinato percorso enogastronomico.
Un po’ come avere in sottofondo durante la sera del 24, tra un grasso saturo ed un carboidrato, “Una Poltrona Per Due”: è un punto fermo! Anche se nessuno il 24 dicembre guarderà quel film, lui sta lì, perché quello è il suo posto! Sono ormai più di 20 anni che ogni Santa Vigilia lo trasmettono ed io non l’ho ancora mai visto per intero. Parafrasando il film di Batman “Il Cavaliere Oscuro” (anno 2008): “Una Poltrona per due è il film che il Natale si merita, ma di cui non ha bisogno in questo momento”.

Questa ricorrenza non è solo cibo ma anche entertainment, e qual è il tipico gioco da fare insieme a tutta la famiglia?! Anche insieme a quel cugino che vorresti prendere a schiaffi perché ancora deve ridarti il VHS di “A Christmas Carol”, versione Disney, che gli hai prestato per la sua maratona vintage di film di Natale.
LA TOMBOLA!
La tombola la conosciamo tutti, non sto qui a spiegare. Vorrei chiedere, a te che stai leggendo, ma devi essere sincero eh! Mi raccomando! Quanta voglia hai di giocare a Tombola? Quasi nessuno ormai “smania” per giocare, forse nell’Italia dei primi del ‘900 c’era una sentita partecipazione, “ma dai, che non te lo fai almeno un giro, per far contento a nonno?!” (cit. qualsiasi madre)
Si sta lì, seduti, sazi, stra-sazi, a coprire le caselle con i numeri con lenticchie, frammenti di bucce di mandarino, cocce (termine romano, in italiano “gusci”) di pistacchi di cui ti sei strafogato con la scusa di questa loro funzione.
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Nonno che non capisce i numeri e vanno ripetuti 200 volte, i simpaticoni che al primo numero estratto gridano “ambo”, chi estraendo il “66” dice “99” per fare una burla, chi continua a chiedere se un determinato numero è uscito pur sapendo che non lo è, chi si deve prendere le solite 12 cartelle perché ha scoperto che così ha tutti i numeri da 1 a 90 e sicuramente vincerà qualcosa, chi ogni volta cerca di abbassare il costo della singola cartella (che solitamente si aggira intorno ai 50 centesimi) e non riuscendoci ne prende una sola (e solitamente fa sempre Tombola!). Certe volte vorrei essere il Vecchio Marley del film “Mamma ho perso l’aereo”, beato e tranquillo, con i miei anfibi, la mia pala e il mio secchio pieno di sale a spalare la neve in santa pace, per poi rientrare a casa e bere il mio zabaione davanti a “Una Poltrona per Due”. (Che poi nel film Marley fa pace con il figlio e arrivano, anche lì, parenti facinorosi a rompere le scatole).
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Anche se bisognerebbe godersi quei momenti insieme durante questa festa, che sia con parenti, amici o anche in solitudine.
Ci aiutano a riflettere in un momento dell’anno in cui si rallenta un po’ il ritmo della vita e si rimettono in fila pensieri, priorità e obiettivi ancora da raggiungere.
E il marasma di persone che si incontrano in questo periodo (non necessariamente il 24 o il 25 dicembre), anche solo per un aperitivo, un brunch o una cena, costituiranno ricordi preziosi che ci scalderanno poi nei momenti di solitudine o quando si andrà in là con l’età.
È un periodo, quindi, anche di riflessioni e ricordi, in cui affiorano i quesiti più profondi che indagano la propria coscienza e scavano nel profondo dell’anima, rimanendo, perlopiù, senza risposte e senza certezze, come per esempio:
“Che facciamo a Capodanno?”
Marco Bernardini




