L’Argante #59 DAVID BOWIE is back

Sono passati 6 anni dalla scomparsa di David Bowie.

Quante parole vane da ora in poi potrei scrivere in questo pezzo? Probabilmente tutte quelle che scriverò dopo questa frase.

Certo questo non vuole essere un articolo per ricordarlo. Si dice sempre che si scrivono pezzi commemorativi, o di anniversari di uscita di album o film, o della morte o nascita di qualche grande artista o autore per ribadire l’importanza dell’opera creata in vita e per appunto ricordare la persona e/o il personaggio (per altro io proprio in questo sono specializzato un po’ da sempre). Ma ricordare Bowie… beh, qualcuno se l’è mai scordato per caso? Chi l’ha conosciuto non può esserselo scordato nemmeno un giorno.

Posso raccontare i miei ricordi personali, quello si, ma non hanno più valore dei ricordi personali di qualsiasi altra persona “con lui”. Questo godere della sua arte, della sua musica (e di tutte le altre forme in cui si è espresso).

Ma che importanza hanno una sfilza dei miei ricordi “insieme a lui”? Anzi, non ve li racconto proprio (almeno non tutti, geloso di conservarmeli per me soltanto).

Solo uno, quello che credevo sarebbe stato l’ultimo. Quella mattina del 10 gennaio 2016 mi svegliò un messaggio di uno di quegli amici del passato che tanto adorano dare le notizie per primi, specie quelle brutte, quegli uccellacci del malaugurio che si divertono a mandare sms così: “E’ morto Bowie”. Ancora assonnato pensai “Si, come no… è stato il suo compleanno due giorni fa, giorno in cui per altro è uscito il suo ultimo album, figurati se è morto due giorni dopo. Sarà una notizia fake”. Ma l’uccellaccio diceva il vero. Non si sapeva nulla della sua malattia, tenne tutto così segreto che anzi, ci si aspettava con ansia magari la notizia di un tour o di qualche ospitata televisiva.

Invece Bowie era scomparso e mai una parola come questa che si usa sempre per dire che qualcuno è morto, mi parve più calzante nel suo caso. E’ scomparso. Uno che scompare… scompare. Non c’è più, non si fa più trovare, mica è detto che sia deceduto. Scomparso. E mai mi parve così tanto vera, (riflettendo su questa parola), quella frase fatta che si dice sempre sugli artisti: “si, ci hanno lasciato, ma vivono nelle loro opere”. E questo si avvalorava ancora di più nel suo caso perchè proprio nella sua ultima opera, Blackstar, Bowie aveva fatto e narrato Bowie.

Cioè Blackstar era ed è Bowie. Un extra-terrestre che era arrivato con i suoi Spiders from mars (il gruppo rock che viaggiava insieme al suo personaggio più iconico, l’alieno Ziggy Stardust nei primi annoi ’70), per morire e resuscitare qualche anno dopo con L’uomo che cadde sulla terra (1976) film di Nicolas Roeg dove interpreta sempre un alieno arrivato sul nostro pianeta per cercare di tornare nel suo mondo e salvare la sua famiglia. E una sfilza di altri personaggi stellari, da ancora prima (Space oddity), fino agli anni ’90 di Earthling (terrestre) fino appunto a diventare una stella nera (Blackstar, 2016).

Quindi niente, fine così. Mi piace pensarlo scomparso questo terrestre-nonterrestre. Tornato fra le stelle dalle quali cadde sulla Terra. E’ stato un dono, rimane un dono. Per tutti coloro che ancora lo guardano, lo ascoltano, lo amano come me senza trarne mai esempio perchè come terrestre è stato tante e tante volte una persona immensamente sbagliata. Nelle sue scelte, nel suo modo di vivere. E tante altre volte incredibilmente straordinario e invece brillante. Extra-terrestre ma qui sul pianeta, umano. Molto umano e quindi fallace. La cosa che amo di più e che mi ha sempre dato oltre alla sua arte è questo suo modo di vivere, che ogni giorno cerco di fare mio:

E stato un lettore vorace. Se si appassionava ad un argomento leggeva tutti i libri che riusciva a trovare a riguardo e ne diventava un vero esperto. 

“Sono un vero tipo autodidatta. Leggo voracemente. Tutti i libri che ho comprato, li ho. Non posso buttarli via. È fisicamente impossibile per me fermarmi! Alcuni dei miei libri sono nei magazzini. Ho una libreria in cui conservo quelli che mi piacciono davvero. Certe sere do un’occhiata alla mia biblioteca e mi faccio queste cose terribili: conto i libri e penso… quanto dovei poter vivere per leggerli tutti e fanculo! Non riuscirò a leggerne neanche due terzi di questi libri. E mi travolge di tristezza”.

“I’m a real self-educated kind of guy. I read voraciously. Every book I ever bought, I have. I can’t throw it away. It’s physically impossible to leave my hand! Some of them are in warehouses. I’ve got a library that I keep the ones I really really like. I look around my library some nights and I do these terrible things to myself–I count up the books and think, how long I might have to live and think, ‘F@#%k, I can’t read two-thirds of these books.’ It overwhelms me with sadness.”
— David Bowie, quoted in the Daily Beast in a 2002 interview with Bob Guccione, Jr.”

 

Uno che amava visceralmente quello che faceva, interessato e pieno di interessi.. all’eccesso. Vivo.

Mi piace pensarlo così.. che legge.

 

P.s. Notizia di pochi giorni fa quella dell’acquisizione dell’intero catalogo di musica e film di Bowie da parte della Warner. Presto avremo quindi l’opportunità di ri scoprire tutte le sue opere in nuove vesti e ri-edizoni.

“Tutti noi della Warner Chappell siamo immensamente orgogliosi che gli eredi di David Bowie ci abbiano scelto per essere i custodi di uno dei cataloghi più innovativi, influenti e duraturi nella storia della musica”, ha detto il co-presidente e amministratore delegato della WCM Guy Moot. “Queste non sono solo canzoni straordinarie, ma pietre miliari che hanno cambiato per sempre il corso della musica moderna“.

Stefano Chianucci

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