L’Argante #36 || Il teatro nell’ambito ludico: i giochi di ruolo

Spesso ho accomunato, nei precedenti articoli qui su L’Argante, il mondo del teatro a quello di molte altre arti.

La presenza del teatro però non la troviamo solo nel mondo dell’arte, ma possiamo individuarla anche in ambiti più ricreativi. E, secondo la mia esperienza personale, il settore ludico dove la componente teatrale è predominante è quello dei giochi di ruolo, che possono vagamente ricordare la Commedia dell’arte settecentesca.

    

Cos’è un gioco di ruolo?

Innanzitutto, per chi fosse estraneo a questo mondo, è necessario raccontare un po’ che cosa siano i role-playing games, e che cosa accade durante una “sessione”.

I giochi di ruolo sono giochi durante i quali i vari partecipanti sono portati ad interpretare un personaggio, che vive all’interno di una storia creata dall’immaginazione collettiva. Ad oggi  esistono svariate tipologie di giochi, ognuno con le proprie regole e la propria ambientazione. Nella maggior parte dei casi, è presente anche un giocatore che assume il ruolo di narratore e moderatore, chiamato game master, paragonabile in un certo senso alla figura del regista. È proprio quest’ultimo che si occupa di condurre le varie sessioni di gioco, guidando la narrazione e mettendo gli altri giocatori nelle condizioni di compiere delle scelte.

In questo modo quindi, all’interno del gioco emerge sia la parte dell’improvvisazione, sia quella della scrittura di un canovaccio, utile al master per portare avanti le “avventure” dei personaggi, che mano a mano subiranno le conseguenze delle decisioni prese.

Essendo quindi una vera e propria storia che si evolve, il tutto non si esaurisce in una sola volta (a meno che non si tratti di una “one shot”), ma vengono organizzate delle cosiddette “campagne di gioco”, composte da diverse sessioni. In base alla scelta del master e dei giocatori quindi, queste campagne possono arrivare a durare anche anni, durante i quali si assiste all’evoluzione della storia e dei personaggi, sia dal punto di vista caratteriale, sia dal punto di vista delle abilità (in gergo, le “skills”).

La preparazione e lo svolgimento

Il tutto parte comunque dalla creazione del personaggio di ogni singolo giocatore, che lo costruisce sotto ogni punto di vista. Ne pensa quindi  le caratteristiche fisiche, le competenze, il codice morale, le caratteristiche comportamentali e la storia pregressa (il background). Sono soprattutto queste ultime tre che poi saranno indispensabili per la parte interpretativa, e che condizioneranno il modo di agire e di reagire. Una volta creati i vari personaggi, è compito del master metterli nelle condizioni di interagire tra di loro, creando dinamiche che porteranno i diversi giocatori a dover improvvisare per mandare avanti la storia. È forse proprio il fatto di non conoscere la trama del racconto a rendere il tutto un gioco: scoprire gli intrighi, risolvere i problemi, interagire con tutti gli altri abitanti del mondo creato; il tutto nei panni di colui che stiamo impersonando.

Il game master, a differenza degli altri giocatori, non ha un solo personaggio da portare avanti; oltre ai compiti elencati prima infatti; si troverà anche, nel corso delle varie sessioni, ad interpretare personaggi diversi, chiamati “PNG” (personaggio non giocato), che gli “avventurieri” incontreranno in varie situazioni, mano a mano che la storia prosegue.

Dungeons & Dragons e il successo dato da Stranger Things

Il primo vero e proprio gioco di ruolo mai creato (e quello che forse ancora oggi ha maggior popolarità) è stato Dungeons & Dragons, nel 1974; da quel momento, nel corso dei decenni, ne sono nati a centinaia, ognuno con ambientazioni e regole diverse, ma quasi tutti accomunati dalla componente interpretativa.

Con il tempo, sono cresciuti anche la popolarità e il successo che i giochi di ruolo hanno riscontrato all’interno della società: negli ultimi anni soprattutto, si è avuta un’esponenziale riscoperta del genere grazie in particolar modo alla serie televisiva di grande successo Stranger Things, dove i protagonisti sono assidui giocatori proprio di Dungeons & Dragons. Quest’ultima è stata utile anche a cambiare la percezione che la società aveva del gioco di ruolo: se fino a poco fa infatti era considerato solo un passatempo per i cosiddetti “nerd”, dopo il successo della serie, si è creato un alone di curiosità e di conseguenza hanno iniziato ad avvicinarsi a questo mondo le più disparate tipologie di persone.

La popolarità è arrivata a livelli talmente alti che si sono creati anche degli “show” online, dove viene mostrato, spesso in diretta, che cosa avviene durante le varie sessioni, in modo che anche gli spettatori si possano appassionare alla storia e ai diversi personaggi. Tra i tanti, il programma che forse ha riscosso maggior successo in questo ambito è stato Critical Role, che va avanti ormai dal 2015 e comprende, tra i vari giocatori, anche attori e doppiatori.

LARP: i giochi di ruolo dal vivo

I giochi di ruolo non vengono svolti però solo seduti attorno ad un tavolo: esistono infatti anche i cosiddetti LARP (Live Action Role-Playing), ovvero dei veri e propri giochi di ruolo dal vivo. In questo caso la componente teatrale è assolutamente predominante: viene creato concretamente un vero e proprio mondo, all’interno del quale i vari giocatori, con costumi e attrezzatura adeguata, vivono (in molti casi per giorni) come il loro personaggio.  Si crea così una sorta di messa in scena senza un pubblico, dove tutti i presenti fanno parte del lungo e complesso “spettacolo”.

 

Irene Bechi

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