L’Argante 223 – Music on vinyl – DAVID BOWIE – “WHO CAN I BE NOW 1974-1976″

“Who Can I Be Now?” non è una semplice raccolta: è un documento essenziale per capire l’instabilità e la grandezza del Bowie di metà anni ’70. L’uomo che si trasforma da Ziggy Stardust in Halloween Jack, poi nel Duca Bianco, flirtando con il soul nero di Philadelphia, con il funk sporco di James Brown, con il teatro brechtiano e la paranoia urbana.

All’interno troviamo 6 album fondamentali, una compilation di rarità (Re:Call 2) e un libro con fotografie inedite, schizzi, interviste e dettagli di produzione. Ogni vinile è stato curato nei minimi particolari: artwork, etichette, buste interne, tutto ricalca fedelmente le prime edizioni RCA.


VINILE PER VINILE: VIAGGIO NELL’IDENTITÀ IN FRANTUMI

1. DIAMOND DOGS (1974)

Un concept album. Bowie avrebbe voluto mettere in musica 1984 di Orwell, ma i diritti non arrivarono. Ne nacque un ibrido teatrale tra distopia e glam decadente. “Rebel Rebel” è l’ultimo colpo del vecchio rock bowiano, ma già “Sweet Thing/Candidate” e “We Are the Dead” annunciano qualcosa di più cupo e strutturato.
Il vinile incluso nel cofanetto è straordinariamente dettagliato: si avvertono gli echi della chitarra distorta (suonata da Bowie stesso), i cori spettrali, le atmosfere urbane claustrofobiche.

La copertina, con il Bowie mutante cane-uomo, è riprodotta nella versione censurata per il mercato USA.


2. DAVID LIVE (1974)

Primo disco dal vivo ufficiale, registrato al Tower Theater di Philadelphia durante il Diamond Dogs Tour. Bowie è in trasformazione: l’apparato scenico è enorme, le pose da Ziggy sono abbandonate, e il sound vira verso il soul e il funk.
Il doppio vinile presenta una performance tesa, nervosa, ma straordinaria. I classici glam sono stravolti da arrangiamenti funky e vocalità R&B. “Rock ’n’ Roll With Me” e “Young Americans” anticipano il passo successivo.
L’edizione del box, rimasterizzata con grande equilibrio, rende finalmente giustizia a un live storicamente controverso.


3. THE GOUSTER (inedito)

Il cuore pulsante di questo cofanetto. The Gouster è l’album fantasma, la prima versione di quello che diventerà Young Americans. Bowie lo registrò a Philadelphia con Luther Vandross, Carlos Alomar e altri musicisti black in studio, immerso nel suono di Gamble & Huff.
Sette tracce — tra cui “Can You Hear Me”, “Right” e la sensuale “It’s Gonna Be Me” — che raccontano il tentativo radicale di Bowie di diventare black, musicalmente e concettualmente. Il termine “Gouster” era slang afroamericano per indicare un giovane stiloso e ribelle: Bowie cercava un’identità in quel mondo.
Il vinile, mai pubblicato prima, è una gemma soul unica, con suono morbido, rotondo, quasi da velluto.


4. YOUNG AMERICANS (1975)

Il trionfo del Plastic Soul. Bowie si appropria del soul filtrandolo attraverso la sua estetica bianca e britannica. È un disco che divide i fan, ma resta fondamentale. “Fame”, composta con John Lennon e Carlos Alomar, è una scheggia funk cattiva e geniale. “Win”, “Somebody Up There Likes Me” e “Young Americans” sono dichiarazioni d’amore per la musica black.
Il vinile incluso ha una rimasterizzazione calda e dinamica. La voce di Bowie suona sensuale e affaticata, consapevole di essere nel mezzo di un passaggio. È un disco d’identità performativa, dove ogni nota è una maschera.


5. STATION TO STATION (1976)

Il vertice artistico e la fine di un’epoca. Bowie è a Los Angeles, paranoico e devastato dalla droga. Non ricorderà neppure di aver registrato questo album. Ma Station to Station è un miracolo: sei brani che condensano il funk, la musica tedesca, il krautrock e la spiritualità.
La title track è un viaggio di 10 minuti, tra marce ferroviarie e richiami ai Kabbalah. “Golden Years” e “Stay” sono funk chirurgico. “Word on a Wing” è una preghiera laica.
Il vinile del cofanetto è basato sul master originale: suona vibrante, fisico, con una gamma dinamica impressionante.


6. LIVE NASSAU COLISEUM ’76

Registrato durante il Station to Station Tour, è la prova live più potente del Duca Bianco pre-Berlino. Il Bowie in scena è algido, ieratico, ma guidato da una band strepitosa (Carlos Alomar, Dennis Davis, George Murray).
Brani come “Stay”, “Changes”, “Life on Mars?” e “Panic in Detroit” assumono tinte soul e ritmiche ipnotiche.
Il doppio vinile ha una resa spaziale e coinvolgente. È uno dei live più apprezzati anche dalla critica postuma.


RE:CALL 2 – rarità e singoli (1974–1976)

Una collezione di versioni radiofoniche, b-side, mix alternativi e singoli come “John, I’m Only Dancing (Again)” e versioni USA di “Fame”. È l’anello di congiunzione tra album e outtakes, tra la Bowie-star e la Bowie-anima.


COS’È IL PLASTIC SOUL DI BOWIE?

Il termine “Plastic Soul” fu usato da Bowie stesso per definire il suo flirt con il soul afroamericano. Non voleva dire “falso”, ma consapevolmente ibrido. Bowie non imitava Marvin Gaye o Al Green: li reinterpretava con distacco intellettuale, costruendo un suono pieno di groove ma anche di inquietudine.
Era un soul contaminato dal teatro europeo, dalla moda, dalla paranoia metropolitana, dall’arte concettuale. Nella sua plastica c’era la sua autenticità.


UN MOMENTO CHIAVE: IL PASSAGGIO

“Who Can I Be Now?” non è solo una frase: è il dubbio esistenziale che percorre ogni solco di questo box. Bowie cambia pelle, città, musicisti, sesso, religione. Sperimenta con l’identità, come se il cambiamento fosse l’unico modo per sopravvivere.


PER APPROFONDIRE:

🎥 Guarda il mio speciale video sul cofanetto Who Can I Be Now? (1974–1976), con l’unboxing, la cronologia e le analisi vinile per vinile, al link qui sotto:


Il box Who Can I Be Now? è un documento audio-visivo di un Bowie in pieno collasso e trasformazione. È la prova che l’identità non è un dato fisso, ma un processo continuo. E che, per Bowie, la musica non era solo intrattenimento: era il luogo dove porsi le domande più difficili. In vinile, tutto questo è ancora più autentico, tangibile, vero.

Stefano Chianucci

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