L’Argante #73 || Letizia Battaglia: niente conta più della realtà.

Simbolo internazionale riconosciuto nel mondo dell’arte. Questo era Letizia Battaglia! Una bandiera nel cammino dell’arte al di là di ogni possibile realtà che ci circondi. Strano è apprendere che la maggior parte delle volte l’artista universalmente riconosciuto deve quasi sempre, provenire da “zone di guerra, miseria, umanità travagliata”. E’ un binomio o comunque un accoppiamento da sfatare in qualche modo, non è sempre il dolore, il dramma o il mondo dimenticato a partorire gli artisti, ma è quasi sempre la vita a creare questa sorta di bivio: da una parte chi vive una storia da raccontare e dall’altra chi la scrive, chi la narra o chi la “immortala” come Letizia. Le due tipologie di persone appartengono alla stessa estrazione, scelgono (a volte senza volerlo) solo da parte stare.

Letizia Battaglia immortala il corpo senza vita di Piersanti Mattarella e del fratello Sergio (attuale Presidente della Repubblica) in una foto storica.
Ma chi era Letizia Battaglia?

Nata a Palermo il 5 Marzo del 1935, inizia a fotografare nel 1969, a 34 anni, per il giornale palermitano L’Ora. Si trova quasi subito a documentare “Gli anni di Piombo” della sua città, quelli della faida che vedeva l’ascesa incontrastata dei “corleonesi” capeggiati da Totò Riina e Bernardo Provenzano. L’arte o per meglio dire la fotografia nonostante tutto, per informare e scuotere le coscienze. Letizia scatta foto dei delitti di mafia e informa l’opinione pubblica ancora legata all’idea che a morire a Palermo in quegli anni erano solo coloro che avevano avuto problemi con “fatti di donne” (tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90 il capoluogo siciliano e l’isola intera conta centinaia di vittime, il più delle volte, specie quando a morire erano organi dello Stato veniva lasciato intendere che era accaduto per ‘motivi passionali). La Sicilia è nel bel mezzo di una guerra civile ed è in quegli anni che la fotoreporter realizza il primo scatto che passerà alla storia di questa Repubblica:

All’Hotel Zagarella, ritrae i cugini Salvo (esattori mafiosi) insieme a Giulio Andreotti, scatti acquisiti poi agli atti del processo che vedranno il pluri-presidente del consiglio condannato a 7 anni di reclusione per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa Nostra. Reato poi prescritto per il sopraggiungimento dei termini. (Andreotti fu ritenuto colpevole per il seguente reato per fatti accaduti fino alla primavera del 1980, la sentenza arriverà però solo alla fine del 2010).

Andreotti insieme ai cugini Salvo la foto dello scandalo (dimenticato e prescritto).
“La bambina con il pallone”

Letizia non è solo una fotoreporter di fatti di Mafia e lo rivendicherà per tutta la carriera, è per cominciare una delle poche donne se non l’unica, a venir fuori da una società profondamente maschilista (è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985, ex aequo con la fotografa americana Donna Ferrato, il prestigioso Premio Eugene Smith. E’ stata insignita, inoltre con The Mother Johnson Achievement for Life nel 1999, con il “The Erich Salomon Prize” nel 2007 e con il “Cornell Capa Infinity Award” nel 2009). Grazie a queste immagini però tragiche e potenti, ma allo stesso tempo emozionali e stilisticamente poetiche, la fotografa siciliana diventa nota all’estero con il soprannome di “fotografa della mafia”. Esplode come fotografa di fama internazionale grazie ad un suo scatto che farà il giro del mondo.

Palermo, miseria e splendore… i morti di mafia, ma anche le sue tradizioni, gli sguardi di chi quella città la vive tutti i giorni ed è stato dimenticato dallo Stato in cui vive. La Battaglia predilige i soggetti femminili e li cerca nei quartieri, tra le strade, nelle feste e i lutti… durante tutta la vita quotidiana che non è come nel resto del mondo. In quel preciso momento, Palermo vive un tempo a parte e Letizia Battaglia non perde occasione per immortalarlo in scatti che rimarranno nella storia.

L’assassinio di Falcone a capaci, segna profondamente Letizia che decide di lasciare la fotografia, stanca di avere a che fare con la violenza, ma non sarà un addio definitivo. Tornerà ad esporre anche dopo essersi trasferita in Francia a Parigi, senza riuscire mai a separarsi da Palermo e da Mondello  (luogo in cui le sue ceneri sono state sparse). Negli anni le sue mostre saranno eventi eccezionali. Fonderà la rivista Mezzocielo ad uscita bi-mestrale realizzata da sole donne (dal 2000 al 2003). La bellezza nonostante tutto, bellezza femminile, ritratti di donne di tutte le età, riprese in situazioni e contesti diversi come a ripercorrere idealmente l’esperienza di vita e la ricerca visiva condotta dalla Battaglia.

Io sono una che ha fatto reportage rimanendo nella città dove vive. Reportage può significare tante cose, per ognuno cose diverse. Per me significa andare al cuore delle cose, di un luogo, di una città, di un gruppo di persone, cioè scavare con l’immagine. Io lego molto la fotografia al cinema: è come una creazione, anche se poi è la realtà. È una cosa complicata quella che ho appena detto, ma siccome sono vecchia le complicazioni si sono complicate!

In due parole Letizia Battaglia!

Questo articolo, non è altro che un accenno alla straordinaria arte e vita di Letizia Battaglia. L’Argante è un giornale totalmente gratuito e senza scopo lucro (né pubblicità) ha soltanto il piacere e l’onore di ospitare e ricordare questi scatti appartenuti ad una grande donna e poi lasciati alla nostra storia: passata, recente e futura. Consiglio vivamente a chiunque abbia letto queste poche righe di acquistare i libri fotografici di Letizia Battaglia (qui il catalogo su Ibs).

Se invece volete conoscerla meglio vi suggerisco il film di Franco Maresco – La Mafia non è più quella di una volta. (su Amazon Prime link), anche se diversi sono i documentari che ne raccontano la peculiare figura: Battaglia – una donna contro la mafia della regista Daniela Zanzotto, Letizia Battaglia – Amore amaro di Francesco Raganato e Shooting the mafia del regista inglese Kim Longinotto. Nel 2008 appare in un cameo nel film di Wim Wenders Palermo Shooting. Una sua biografia scritta insieme a Sabrina Pisu è stata pubblicata da Einaudi nel 2020 con il titolo “Mi prendo il mondo ovunque sia” .

Marco Giavatto

 

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