L’Argante 244 – Le gemelle Kessler, l’ultima eleganza della TV

Addio agli ultimi baluardi della TV in bianco e nero

Come ultimo articolo dell’anno, abbiamo deciso di salutare due figure simbolo di un’epoca che ha segnato profondamente l’immaginario collettivo italiano: Alice ed Ellen Kessler, icone di eleganza, disciplina e bellezza televisiva.

Se ne sono andate insieme, in silenzio, senza le luci della ribalta e senza riflettori, le gemelle Alice ed Ellen Kessler. Si sono spente a Gruenwald, nei pressi di Monaco di Baviera. Con loro se ne va l’ultimo ricordo di quella televisione elegante, seria, sobria e mai volgare.

Il sabato, per chi ha vissuto negli anni Sessanta e Settanta, era una festa. Di sera, tutti sul divano a guardare i balletti realizzati dai più grandi coreografi e scenografi di allora: performance studiate, perfette, senza sbavature. Nessuna diretta, tutto preparato prima attraverso ore ed ore di prove. Brillantini, paillettes, costumi scintillanti, scenari con pochi sfarzi, dal gusto minimal diremmo oggi.

Le immagini scorrevano insieme alla musica. Erano i primi show televisivi. Parliamo di quella TV in bianco e nero, quella raffinata che non c’è più.

Le Kessler e la nascita del varietà televisivo

Ma quando apparvero per la prima volta sul piccolo schermo di casa le famose gemelle Kessler? Si presentarono grazie a molti professionisti della TV, come Antonello Falqui.

Sintetizzare l’opera di Antonello Falqui, che ha lavorato ininterrottamente in Rai dal 1953 al 1990 firmando oltre 750 trasmissioni condensate, per la maggior parte, in 55 cicli che hanno fatto epoca, non è semplice. Dal Musichiere a Canzonissima, da Studio Uno a Teatro 10, fino a Milleluci, Al Paradise e Cinema che follia.

Ci ha provato Fabrizio Corallo con il documentario Le mille luci di Antonello Falqui, restituendo il ritratto del più grande regista televisivo italiano, il primo a non credere che il linguaggio televisivo fosse un surrogato di quello teatrale o cinematografico.

Le gemelle Kessler hanno avuto la fortuna di attraversare quel momento magico in cui nascevano idee e produzioni nuove in Rai per la prima volta. Un periodo in cui la televisione parlava al suo pubblico con leggerezza, ironia ed eleganza.

Antonello Falqui amava ripetere:

«Odio tutto ciò che è casuale, fortuitamente lasciato agli eventi, fuori dell’orbita del pensiero. Accanto all’esigenza di accontentare il pubblico nei suoi desideri, ci deve essere anche una volontà di stimolo al buon gusto, a un minimo di senso critico».

Studio Uno e il Dadaumpa

Il suo capolavoro è stato Studio Uno. Fu allora che gli italiani conobbero le gemelle Kessler e il Dadaumpa. Falqui era stato negli Stati Uniti, aveva visto spettacoli nuovi e voleva proporli in Italia.

Per Alice ed Ellen, bellissime e professioniste della danza, non c’era bisogno di scenografie sfarzose. Si muovevano su fondali di grandi spazi bianchi. La telecamera faceva risaltare i corpi delle ballerine, degli ospiti, dei conduttori. Si cominciava così a ragionare in termini di linguaggio televisivo.

Le origini artistiche

Ma quando inizia la storia artistica delle gemelle più famose della TV italiana?

Già a sei anni furono mandate dal padre in una scuola di danza. Nel 1947 furono ammesse al Corpo di ballo dell’Opera di Lipsia, dove nel 1950 superarono tutti gli esami.

A diciotto anni lasciarono la Germania dell’Est per trasferirsi in quella dell’Ovest. Poi la Francia: dal 1955 al 1960 si esibirono al Lido di Parigi come componenti delle Bluebell Girls.

Approderanno in Italia nel gennaio del 1961 partecipando alla trasmissione Il Giardino d’Inverno, con la regia di Antonello Falqui, la direzione musicale di Gorni Kramer e le coreografie di Don Lurio. Durante il programma ballarono su brani come Pollo e champagne e Concertino, interpretata dal Quartetto Cetra.

Il successo fu tale che la Rai le inserì nel palinsesto del varietà più seguito del momento: Studio Uno.

Icone di stile e rivoluzione televisiva

Sullo sfondo un sipario di tende bianche arricciate, le Kessler apparivano in scena con lunghi mantelli di tulle, boa di struzzo, body e copricapo di strass, capelli raccolti a chignon, calze nere su gambe lunghissime. Ballavano all’unisono, sincronizzate.

A partire da quel periodo, la loro carriera si sviluppò su più fronti. Nel cinema apparvero soprattutto in ruoli secondari. Furono presenti nell’edizione del 1965 di Studio Uno con la sigla La notte è piccola. Parteciparono a Canzonissima e ai celebri caroselli pubblicitari.

Negli anni Settanta l’incontro con Garinei e Giovannini segnò un’altra svolta. Insieme rivoluzionarono il linguaggio dello spettacolo portando in TV il teatro di rivista e la commedia musicale, creando il “musical all’italiana”.

L’addio e la memoria

Le Gemelle Kessler, tra le grandi innovatrici della televisione italiana, hanno lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo. Se ne sono andate a 89 anni, nella loro casa, insieme, come avevano programmato. Una morte molto discussa dai mass media che non vogliamo commentare.

Preferiamo ricordarle nella loro splendente bellezza, al massimo del successo, negli anni d’oro del miracolo economico italiano.

Il 2025 che sta per finire ha pianto molti personaggi dello spettacolo italiano ed estero. Da Claudia Cardinale a Lea Massari, da Adriana Asti a Pippo Baudo e Ornella Vanoni. Fino a Hollywood, con la scomparsa di Robert Redford.

Forse una coincidenza, forse una congiunzione astrale. Le luci del palcoscenico si sono spente e lo standing ovation del pubblico si è interrotto per sempre, com’era previsto.

Laura Privileggi

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