“Bimbi in musica”, il bello e l’importanza di cantare insieme

“La musica si colloca all’estremo limite dello spirito umano,

poiché ha il potere di fondere in sé stessa

la percezione e la sensazione.” Markevitch 19125

 

Cantare, adoperando la voce, il primo strumento che ci è stato dato, aiuta il linguaggio, favorisce il movimento, crea e consolida relazioni, mette in risonanza.Tutti i miti della creazione collocano all’origine del mondo una vibrazione sonora: fin dall’esplosione primordiale, l’Om Cosmico, suono e vibrazione pulsano e palpitano, trasformando l’energia in materia e dando origine al tempo e allo spazio.

Il termine musica deriva dalle Muse greche, figlie di Zeus, divinità suprema, e di Mnemosine, dea della memoria. Le Muse, attraverso il canto e la danza, erano depositarie del sapere e della memoria universale.
L’etimologia stessa della parola musica rivela quindi un legame profondo con il canto, la memoria e la trasmissione del sapere. Le Muse accompagnavano sia i momenti drammatici e le forti emozioni, sia e soprattutto, quelli lieti e giocosi.

Negli antichi rituali, il momento cruciale è sempre acustico: dal bisbiglio al canto, fino al grido. La prima parola rappresenta la prima manifestazione attiva del desiderio che nasce dalla quiete perfetta dell’unità primordiale.

Il canto è la prima esperienza musicale autentica per il neonato.
Tra i sei e i dieci mesi, i bambini sembrano preferire il motherese – quel linguaggio cantilenante che le madri adottano spontaneamente. Questo fenomeno è universale: in tutte le culture e i periodi storici, il canto materno si esprime attraverso ninne nanne e canzoni legate al gioco e alla regolazione emotiva.

Queste cantilene si distinguono per la loro regolarità, semplicità e ripetitività.

Il canto rivolto ai bambini è caratterizzato da un registro vocale più alto, un tempo lento e una forte qualità espressiva.

Le madri modulano il modo di cantare in base all’età del bambino: con i neonati, il registro è più acuto e il tono della voce diventa veicolo principale di emozioni e regolatore dell’arousal, l’attivazione dell’intero organismo.

Fin dai primi momenti, dunque, il suono costituisce un mezzo privilegiato di relazione tra madre e figlio.
Daniel N. Stern ha descritto l’interazione tra lattante e figura di riferimento come un “essere in rapporto musicale, mimico e gestuale-motorio”.

Durante i primi anni di vita, il bambino sembra essere spontaneamente incline a comunicare in modo musicale […] emette vocalizzazioni intonate quando sente musica intorno a sé, produce suoni con la voce mentre corre o salta, e pronuncia il proprio nome quasi cantando come fosse una piccola melodia.” (Apostoli 2005)

 

La musica agisce direttamente sul cuore e sul movimento: le onde sonore, trasformate in impulsi elettrici nell’orecchio, stimolano i muscoli e influenzano il ritmo cardiaco, accelerandolo o rallentandolo a seconda della melodia percepita.

I neonati mostrano maggiore attenzione e coinvolgimento emotivo quando ascoltano canti eseguiti in un registro alto.

Preferiscono melodie costruite su scale diatoniche – le scale tradizionali a sette note – ma apprezzano anche scale “inventate”, purché gli intervalli siano irregolari.

Il canto è inoltre accompagnato da movimenti corporei, da sguardi, da espressioni facciali: tutto questo crea una risonanza acustica ed emotiva che lega profondamente chi canta e chi ascolta.

Attraverso la voce si accede a una dimensione ludica e rappresentativa, fatta di gestualità, improvvisazione e intrecci vocali che rafforzano la coesione del gruppo.

Il canto anticipa le variazioni di durata, intensità, altezza, timbro e forma, diventando un terreno fertile per la sperimentazione e l’espressione personale.

Cantare è un viaggio attraverso la risonanza, un evento acustico ed emotivo che ci permette di riscoprire forme comuni e individuali di senso.

La voce è un mezzo espressivo privilegiato: smuove, tocca nel profondo, parla direttamente al cuore senza intermediari.

Una canzone può servire a giocare con i propri stati d’animo, a esprimere e comprendere le proprie emozioni, a non averne paura e a non vergognarsi di provarle.

Per i bambini, cantare significa imparare a riconoscere le emozioni e a dar loro voce.

I bambini di tutto il mondo condividono la stessa sensibilità musicale: possiedono un’universalità musicale che consente loro di adattarsi a qualunque ambiente sonoro.

Cantare insieme mette in risonanza le persone, creando una “tribù” che si avventura nel pensiero evocativo.
Cantare, qualunque sia il genere o lo stile, è un veicolo per l’emotività, per lo sviluppo dell’empatia e per la costruzione di legami.

Aiuta a formare un gusto musicale personale, sostiene le fragilità, fa sentire meno soli e permette di liberare in modo sano le emozioni trattenute

“Ogni tanto si fermano (..) certe volte sono bianche e corrono, e prendono la

forma dell’airone o della pecora, o di qualche altra bestia. Ma questo lo vedono

meglio i bambini che giocano a corrergli dietro (…)”

“Le nuvole”

F.De Andrè, M. Pagani

 

Stefania Bulleri

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