L’Argante 230- Music on vinyl – David Bowie “I CAN’T GIVE EVERYTHING AWAY” (2002 – 2016)

Con questo sesto appuntamento dedicato a David Bowie, la rubrica Music on Vinyl della rivista L’Argante giunge all’ultima tappa di un viaggio che ci ha condotto attraverso le infinite metamorfosi sonore e visive del Duca Bianco. Dopo avervi raccontato, sempre in esclusiva, gioielli come il cofanetto celebrativo 1000 e uno Zero di Renato Zero e Use your illusion dei Guns ‘n roses, avervi guidato nella riscoperta di vinili che hanno fatto la storia della musica, chiudiamo oggi un cerchio con BOWIE per aprirne subito un altro… E chissà di cosa parleremo. Perché il vinile non smette mai di sorprendere, e presto vi porteremo dentro nuove storie, nuove incisioni, nuovi straordinari viaggi tra solchi e copertine.

Questa tappa, intitolata emblematicamente I Can’t Give Everything Away, attraversa il periodo che va dal 2002 al 2016, gli anni della rinascita artistica e insieme della consapevole preparazione all’addio. Un arco di tempo che segna la chiusura di un percorso irripetibile, ma che non si limita a un epilogo: è piuttosto la dimostrazione che Bowie è riuscito, fino all’ultimo respiro, a reinventarsi e a parlare al presente, come se fosse sempre due passi avanti a noi.


Heathen (2002)

Dopo anni di silenzio discografico, Bowie torna con un album introspettivo e notturno. Heathen è un’opera che mescola cover e brani originali, avvolta da una produzione essenziale firmata da Tony Visconti. Atmosfere cupe e riflessive, che rivelano un artista maturo, meno incline alle maschere, più vicino a un minimalismo spirituale. Un disco che segna il “nuovo inizio” del Bowie del XXI secolo.

Reality (2003)

Se Heathen era meditazione, Reality è reazione. Più rock, più diretto, con chitarre ruvide e un piglio quasi live. Bowie si diverte a riflettere sul passare del tempo e sul concetto stesso di realtà, senza rinunciare a ironia e leggerezza. È un disco che funziona come dichiarazione di vitalità: Bowie non è affatto una reliquia del passato, ma un artista capace di incidere ancora nel presente.

The Next Day (2013)

Dopo dieci anni di silenzio, l’annuncio arriva come un fulmine a ciel sereno: Bowie torna con un album nuovo. The Next Day è un capolavoro di intelligenza musicale e comunicativa. La copertina – un’auto-citazione del leggendario “Heroes” – è già un manifesto: Bowie guarda al suo passato per riscriverlo, per distorcerlo, per giocare con la memoria collettiva. I brani oscillano tra rock energico, ballate cupe e riflessioni sulla mortalità. È un ritorno che suona come un colpo di teatro.

Blackstar (2016)

L’ultimo atto. Pubblicato il giorno del suo 69° compleanno, appena due giorni prima della morte, Blackstar è un disco-testamento. Jazz sperimentale, atmosfere elettroniche, testi enigmatici e profondamente simbolici. È un album che parla di addio e di trasformazione, un lavoro che si fa rito, preghiera e celebrazione. I Can’t Give Everything Away, traccia finale, è la dichiarazione più onesta e disarmante: Bowie non può consegnarci tutto, qualcosa resta segreto, oltre il confine della vita. Un disco che non si limita a concludere una carriera, ma che la trasfigura in mito.


Con questo ultimo episodio, Music on Vinyl chiude la sua serie dedicata a David Bowie, ma non il viaggio nel mondo del vinile. Perché raccontare i dischi significa raccontare epoche, estetiche, sogni e rivoluzioni. Dopo Bowie, Renato Zero, Guns ‘n roses, vi porteremo ancora una volta dentro i solchi che hanno cambiato la storia della musica, con nuove esclusive e nuove sorprese…

Restate connessi, restate curiosi, restate sintonizzati. Stay tuned…

Stefano Chianucci

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