L’Argante #76 Woodstock 99: rage, hate and noise- il contraccolpo inaspettato

44 arresti, tre morti, 1.200 ricoveri in strutture mediche in loco, mezzo milione di dollari di danni, decine di denunce per violenze sessuali, incendi dolosi, sciacallaggio, corpi coperti di escrementi. A 30 anni dal festival della Pace, dell’Amore e della Musica (potete trovare il nostro articolo sul film che immortala Woodstock 69 qui) i millennials sono stati capaci di travisare, distorcere e ribaltare completamente il valore fondamentale su cui Woodstock si fondava: la libertà. Il tentativo di commemorare un bellissimo evento epico è diventato un capitolo grottesco e vergognoso della storia della musica.

Il target

Woodstock 99 nacque già con premesse infelici. Lo si capisce dalla scaletta musicale degli artisti previsti: una serie di gruppi arrabbiati che spariranno di lì a poco e qualche nome di rilievo per quegli anni (Chemical Brothers, Jamiroquai, Offspring, Sheryl Crow, Alanis Morriset, Counting Crows, Fatboy Slim, Limp Bizkit, Rage Against the Machine, Metallica, Korn, Red Hot Chili Peppers). A parte qualche piccola, isolata eccezione, il mood delle 3 giornate intonato più o meno all’unisono dalle varie band era “il mondo fa schifo e noi spacchiamo tutto”. Chi conosceva bene la frequenza di questa rabbia inconsulta e dello sfogo indiscriminato era proprio il target dei ventenni, da qualche anno progressivamente avvicinatisi alle sonorità e ai contenuti del nu metal, (stile musicale che plasmava i suoi testi a partire dal disagio generazionale profondo e incompreso ed esplicitamente espresso dei ragazzi degli anni ’90). Il pubblico di Woodstock 99 fu dunque un enorme branco di ragazzini (bianchi per quasi la totalità), mediamente benestanti (il biglietto costava 180 dollari), attirati dalle sonorità rabbiose e aggressive di quelle band che traducevano e sdoganavano i loro malesseri esistenziali. Lontani dunque i tempi in cui Woodstock accoglieva persone di qualsiasi etnia, identità sessuale, età accomunati dalla voglia di condividere valori indiscutibilmente giusti in pace e armonia. No. L’appello del 99 era solo per i giovani incazzatissimi ragazzi pronti a spaccare tutto in nome del disagio

 

É solo uno di questi giorni
Dove non vuoi alzati
Tutto è fottuto
Tutto fa schifo
Non sai davvero perché
Ma vuoi giustificare
Tagliando via la testa di qualcuno
Nessun contatto umano
E se tu interagisci
La tua vita è sotto contratto
La tua miglior scommessa è starmi distante,
figlio di puttana
É solo uno di questi giorni

Sta tutto in quelle stronzate che dice lui o lei
Meglio se vai via, far calare la merda
Oppure resterai con un labbro gonfio
Sta tutto in quelle stronzate che dice lui o lei
Penso che è meglio andare via,
parlando di quella merda

Ribelle, vieni e prendi
Mi sento una merda
Il mio suggerimento è di tenere la tua distanza
Perché adesso sono pericoloso
Ci sentiamo delle merde
E stati trattati come merde
Spero che tu sappia, prendo una motosega
Pelerò il tuo culo crudo
E se il mio giorno continua così, potrei
Rompere qualcosa stanotte
E se il mio giorno continua così, potrei
Rompere la tua fottuta faccia stanotte

Dammi qualcosa da rompere
Dammi solo qualcosa da rompere

_Break Stuff -Limp Biskit_

 

In gabbia

Mentre per Woodstock 69 venne optato per la bellissima fattoria di Yasgur a Bethel (nello stato di New York) piena di verde, di ruscelli, di alberi, di prati in cui accogliere al meglio l’unione sinergica di musica e natura, per Woodstock 99 fu scientemente scelta la Griffiss Air Force Base, una ex base aerea militare (e già in questo un ridicolo paradosso): uno spazio con solo esclusivamente asfalto e cemento, senza ripari, con pochissime postazioni per poter usufruire di acqua. Ma perché venne scelta proprio questa location? Beh proprio perché ex zona militare, recintata e protetta: sarebbe stato impossibile entrare (come successe nel ’69) rompendo le recinzioni, senza biglietto (un biglietto assai salato per giunta) . Purtroppo però, nonostante il festival non fosse sold out, ci fu un incredibile sovraffolamento: migliaia di persone infatti sono entrate al festival con biglietti falsi. Secondo il Syracuse Post-Standard, «alcuni uomini della sicurezza hanno detto di aver confiscato 50 pass falsi ogni ora, e solo in un cancello». I ragazzi entravano e rimanevano chiusi lì fuori per tre giorni. Peccato che dal 23 al 25 Luglio 1999 la colonnina di mercurio segnasse i 38 gradi di media, che l’asfalto fosse incandescente, che non ci fosse ombra se non sotto gli hangar (dove in molti cercavano di affrancarsi dai colpi di calore), che ai ragazzi fosse stato impedito di portare con sé acqua e cibo e che una bottiglietta da mezzo litro costasse 4 dollari e una pizza circa 16. In più, i due palchi principali erano separati da una camminata di oltre due chilometri da percorrere sotto il sole cocente. Più di 700 ragazzi sono stati soccorsi per disidratazione e colpi di calore. Uno ne è morto: David DeRosia si era sentito male proprio per un colpo di calore ed è stato fagocitato dalla ressa al concerto dei Metallica. Per poter bere o lavarsi ai pochissimi lavandini che c’erano bisognava fare ore e ore di fila sotto il sole. Così, per la frustrazione e il rancore (e per rimanere sempre fedeli alla linea del Break Stuff) furono divelti dopo poche ore. I pochi bagni pubblici messi a disposizione dopo la prima mezza giornata strariparono arrivando a far defluire i liquami fino a dove erano ammassate le tende per dormire. Molti giovani, forse per ripararsi dal caldo, forse per emulare i Woodstock precedenti, si ricoprirono di quello che pensavano fosse fango, ma che si rivelò essere solo… escrementi umani. Ma quando se ne resero conto… continuarono peggio di prima! La profezia si era auto avverata: gli organizzatori avevano creduto di poter buttare mezzo milione di ragazzini in un recinto senza provvedere a ciò che serve per un minimo sostentamento umano pensando solo al profitto e trattandoli come le bestie? Ecco che le bestie si sono mostrate in tutto il loro degrado morale. MTV era sul posto per il fine settimana, trasmettendo in diretta televisiva. Quello che venne ripreso fu spaventoso.

Il concerto

Il festival di Woodsock 99 fu un fiasco su tutti i fronti, la parodia di se stesso. Se a presentare Woodstock ’69 c’era Abbie Hoffman -attivista e politico di sinistra statunitense- e Wavy Gravy, il ’99 aveva “Mini-Me” di Austin Powers, presentatore della giornata di sabato. Il casting era un pot pourri di  band o personaggi che inneggiavano alla rabbia e al disprezzo verso il mondo. Kid Rock fece riempire il palco di bottiglie di plastica (oscuro il perché); Gli Insane Clown Posse tirarono banconote da 100 dollari incitando le persone a scannarsi per accaparrarsele; Wyclef Jean ha imitato senza vergogna la versione di Jimi Hendrix a Woodstock 69 di Star spangled bannerseviziandola impunemente e terminando la sua performance con un maldestro incendio dello strumento (dimostrando ulteriormente la sua ignoranza visto che Hendrix aveva dato fuoco alla chitarra a Monterey e non a Woodstock!!!) mentre veniva lapidato da una pioggia di bottiglie di plastica.

Gli Hoffspring, i patatoni dell’intero festival, hanno cominciato la propria performance prendendo a mazzate dei manichini con le facce dei poveri Backstreet Boys (di cui evidentemente invidiavano il successo in quel periodo); i Korn hanno aizzato la folla tanto da permettere che venisse compiuto uno stupro di massa proprio sotto il palcoscenico senza che nessuno intervenisse; i Limp Biskiz incitarono chiunque a distruggere tutto con tutta la rabbia che avessero in corpo. Prima della domenica, pezzi delle pareti di compensato che rivestivano le recinzioni esterne furono strappati e utilizzati per surfare sulla folla. I poghi sotto il palco, caldamente suggeriti, rompevano le ossa a chi partecipava mandando migliaia di persone ai centri medici vicini. Ma il pubblico di Woodstock 99 non aveva ancora dato il meglio.

Faccele vedere, faccele toccare

Il sito ufficiale di Woodstock ’99 abbandonò il concetto di pace, amore e rock’n’roll per pubblicare una serie di foto di ragazze del pubblico in topless (senza il loro consenso). Gli organizzatori così si sono resi colpevoli di aver caldeggiato tutti gli abusi che poi ci sono stati. La frase più pronunciata dal pubblico alle performer (solo 3 per la cronaca) e alle ragazze presenti è stata “show me your tits“; considerando la quantità di violenza sessuale consumatasi durante il festival direi che anche se non avessero voluto, molte sono state comunque costrette a mostrarle.

Memorabile fu Rosie Perez, salita sul palco per presentare DMX; aggredita dalla solita frase rispose: «3 dollari e 99 centesimi, Blockbuster, affittatele. Fa’ la cosa giusta». Le violenze sessuali furono molte, documentate da testimoni e da numerosi filmati tuttora reperibili; avvennero alla luce del sole, davanti e dietro i palchi e nessuno lì per lì disse niente. Solo gli Offspring durante il concerto chiesero gentilmente alla folla di non palpeggiare le ragazze. Poche le denunce, nessun colpevole. Nel documentario della HBO “WOODSTOCK ‘99: PEACE, LOVE, AND RAGE”, il promotore dello show John Scher, che incolpò chiunque altro per ciò che successe, all’intervistatore che gli chiede spiegazioni sulle violenze dice candidamente che “le donne che andavano in giro nude” sono parte della ragione per cui ci sono state così tante aggressioni sessuali. Peccato che, posto che la violenza non ha mai un movente giustificabile, a Woodstock 69 nonostante la maggior parte delle donne fossero spesso nude (così come gli uomini), non ci fu neanche un lontano tentativo di molestare nessuno. Cosa portò queste orde di ragazzini allupati a boicottare ogni valore morale e a credere giusto e legittimo stuprare o assistere alla violenza senza intervenire? Al di là di qualsiasi disagio generazionale che non può giustificare l’accaduto, a Woodstock ’99 il branco di ragazzini tenuti in cattività, assetati, affamati, accaldati, incitati, coperti di letame, imitandosi a vicenda, si è trasformato velocemente in un orda di animali senza più regole umane e sociali. Nella dimensione bestiale in cui sono stati costretti, gli istinti primordiali hanno dettato legge e guidato le azioni dei singoli che hanno perso nel gruppo la propria individualità e il proprio senso morale

Fire

Sembra Apocalypse now là fuori” disse quasi sgomento al microfono il leader dei RHCP. Durante la loro esibizione infatti le candele distribuite dagli attivisti dell’associazione antiviolenza PAX per un flash mob da attuare durante l’esecuzione di “Under the Bridge” furono utilizzate per appiccare incendi, alimentati con i pannelli di compensato sradicati dalle recinzioni perimetrali dell’area concerti. Quando i Red Hot Chili Peppers hanno concluso il loro set con una cover di “Fire” di Jimi Hendrix, si è scatenato l’inferno: dieci ragazzi hanno fatto cadere la torre dell’altoparlante di 15 metri accanto all’East Stage, scuotendola violentemente, arrampicandosi sui resti dell’impalcatura e picchiandoci sopra come una truppa vittoriosa di scimpanzé. Altoparlanti e apparecchi di illuminazione sono stati scagliati nel fuoco ed esplosi. Dopo che la torre dell’altoparlante dell’East Stage è crollata si sono moltiplicate le segnalazioni di estesi saccheggi, aggressioni e incendi. Quasi 700 agenti di polizia di stato in tenuta antisommossa insieme alla polizia locale di New York, accompagnata dai camion dei pompieri, sono arrivati ​​al recinto degli oltre 30.000 spettatori in rivolta (le persone della sicurezza del festival intanto erano scappate temendo per la loro incolumità).

Sad ending

Woodstock ’99 fu un disastro epico, definito come “il giorno in cui gli anni ’90 sono morti”. La responsabilità è condivisa: L’organizzazione, che mirava (in opposizione all’ethos originale del ’69), al solo bieco guadagno, che ha lasciato per 3 giorni in condizioni di disumanità mezzo milione di persone; una folla piena degenerati senza la minima idea di cosa fosse il Woodstock originale, privi di qualsiasi valore etico che hanno usato ogni tipo di violenza. Istigati dal contesto? Senz’altro, ma con un bagaglio di idiozia manifesta incontrollabile. Purtroppo noi 20enni, o quasi, degli anni ’90 (e nel mucchio mi ci metto pure io che nel ’99 avevo 16 anni e, fossi stata americana, probabilmente sarei stata presente), avevamo una rabbia scostumata di origine ignota. Forse la generazione dei nostri genitori si era battuta già per tutte le cause e non sapevamo dove direzionare la nostre energia? Forse la tv spazzatura aveva già dato i suoi bei frutti dando ai maschi bianchi la patente per opprimere e alle ragazze la consapevolezza di dover essere belle prede lascive -a qualsiasi latitudine-? Ma se parte della responsabilità di ciò che è successo a Woodstock 99 l’avessero anche i genitori di questi ragazzi? Se il loro sbandamento fosse conseguenza di un’educazione troppo lassista? Forse allora la perdita del giusto orientamento è la diretta conseguenza di un fallimento dell’insegnamento degli anni ’60: troppa libertà concessa ai figli, ideali meravigliosi ma difficilmente contestualizzabili nella realtà,   mancanza di regole e confini.

Se poniamo questo come possibile allora Woodstock 99 diventa un contraccolpo inaspettato ma inevitabile a Woodstock 69: il raccapricciante risultato di una eccessiva autodeterminazione data ai figli dei figli dei fiori.

 

Serena Politi 

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