40 anni da La casa di Sam Raimi!

In questa metà di ottobre 2021 ricorrono ben tre anniversari “tondi” di pellicole importantissime: due giorni fa (il 12) cadevano i vent’anni di “Mulholland Drive” di David Lynch, capolavoro immortale che inaugurò il XXI secolo sprofondando negli abissi psichici più reconditi del nostro essere, in un’inquietante deragliamento delle percezioni che scavava nel cuore stesso dei sogni (e quindi del cinema); il 18 invece si festeggeranno i sessant’anni di “West Side Story” di Robert Wise e Jerome Robbins, fastosa rinascita di un genere (il musical) capace di proporre un immaginario visivo estasiante e rimasto nella storia (e pronto a tornare in sala il Natale prossimo, con l’atteso rifacimento firmato da Steven Spielberg).
mentre OGGI saranno trascorsi esattamente quarant’anni da quando “LA CASA” di Sam Raimi fu proiettato per la prima volta su grande schermo; ed è proprio di quest’ultimo che ho scelto di parlare nella videorecensione che uscirà alle 14 sul mio canale YouTube (L’umile CINEanalista), in cui proverò a spiegare i motivi per cui, al di là del suo innegabile (e meritorio) statuto di cult, fu un’opera che scardinava le principali convenzioni dell’horror movie…
Un’entità maligna non meglio specificata galoppa rabbiosa fra le sterpaglie, nelle vicinanze di un fatiscente chalet di montagna in cui si celano segreti che sarebbe stato meglio se fossero rimasti reclusi fra le mura di legno di quella stamberga… Ma è proprio con quella spiazzante “corsa” iniziale (da noi vissuta in soggettiva), creata attraverso una tecnologia brevettata ad hoc (la mitica shakycam), che il giovane ed esordiente Sam Raimi spiana il campo a una folle ma sistematica conflagrazione del territorio d’azione spaziale della macchina da presa (la quale occupa per intero la prima parte del film)… Fra tomi sumeri, sevizie boschive, improvvise possessioni e deliziose efferatezze (magistrali i trucchi gore), l’angoscia è talmente densa che la si taglia con il coltello; ma poi, con la prepotenza di un pugno in faccia, il registro è sottoposto a una virata delirante e sardonica che fa del vero protagonista (Bruce Campbell, una scoperta) un fantoccio ridanciano, condannato dal suo stesso ego… Parecchie le fonti (Mario Bava, Tobe Hooper, i morti viventi romeriani) e qualche squilibrio, ma un piglio innovatore che è realmente sensazionale…
Se vi va, potete ascoltare il mio parere (completo di voto) su un sacco di film vecchi e nuovi, cult e titoli del momento, capolavori e schifezze (e chicche sconosciute) sul mio canale YouTube, L’umile CINEanalista
Simone Trevisiol
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