Post-it #3 Celebration: Stefano Chianucci

Il Post-it del giorno presenta Celebration, il format targato IGeneticamenteMortificati che fa riscoprire la musica anni ‘70 in modo piacevole e più… interpretativo.

A dirci di più è Stefano Chianucci, curatore della regia e del montaggio di queste otto puntate che lui definisce… video-podcast!

Una tua presentazione su Celebration?

Celebration è un progetto che è stato registrato al Teatro di Ponte a Ema dove il direttore Filippo Catelani ci ha gentilmente concesso gli spazi. Come IGeneticamenteMortificai eravamo già andati in scena lì con spettacoli dal vivo. Abbiamo finito di registrare il 20 giugno la seconda parte di otto puntate di questa idea che è venuta a Serena Politi, ovvero di non cantare ma recitare la traduzione in italiano delle lyrics inglesi. Una serie di otto brani scelti per otto puntate sulla musica più famosa degli anni ‘70, nello specifico del 1971, cioè quegli album che compiono 50 anni (motivo per il quale abbiamo deciso di chiamare il progetto Celebration). Io mi occupo di fare le riprese di queste puntate. Sono state realizzate in due giorni, due tranche a partire da marzo e un’altra adesso a giugno. Usciranno così una volta al mese per otto mesi con una pausa ad agosto. In questo modo arriveremo a dicembre. Nell’ultima giornata di registrazione, ti posso dire che abbiamo preparato anche la puntata natalizia che è quella che va a concludere il tutto con una canzone di Joni Mitchell che si chiama River. Ogni puntata che abbiamo fatto è stata realizzata con un sorta di piano sequenza: un’inquadratura che non stacca mai dall’inizio alla fine laddove è possibile, anche se abbiamo fatto più take quindi poi mi occuperò anche di andare a fare un montaggio che prevede delle dissolvenze incrociate tra totali e particolari fatti anche dall’alto. Certe volte mettendo la macchina da presa e quindi l’inquadratura all’altezza di Serena o dei musicisti, altre da sopra, con dei movimenti di macchina in cui si gira intorno a loro. Durante le ultime registrazioni ad esempio, abbiamo fatto una puntata in cui Serena era quasi sdraiata a terra, quindi interpretava in maniera più teatrale il testo e con la macchina la seguivo in maniera di conseguenza diversa.

Come podcast è molto originale. Oltre la parte audio si è data molta importanza anche all’aspetto visivo. In che modo e perché?

È un programma che va in onda ed è pensato come podcast audio (che va in onda su Spotify) ma anche che va a celebrare la musica in senso scenico. Abbiamo realizzato una sua versione video che dà un apporto sicuramente aggiuntivo. La si trova su YouTube. Siamo come detto in precedenza, dentro ad un teatro ed ogni puntata ha dei particolari scenici molto diversi tra l’oro. Serena cambia d’abito, cambiano le luci, le inquadrature, il contorno… C’è una scenografia ad esempio, fatta con l’esposizione di chitarre e di amplificatori, dove Gianfranco Politi e Matteo Pancrazi, i due musicisti che stanno dietro a Serena, interpretano lo spartito in versioni riarrangiate e strumentali che permettono a Serena di recitare il testo del brano inglese in italiano ma nella versione video ci sono anche i sottotitoli che aiutano moltissimo a riflettere su quello che c’è di importante ed universale in questa musica che si fa intrinsecamente poesia.

Perchè lo definisci un video-podcast?

Mi piace chiamarlo Video-Podcast  perché un supporto video va comunque ad esaltare lo spirito di questo progetto che vuole essere anche una sorta di viaggio immersivo all’interno di quell’atmosfera che spesso non c’è più o che si ritrova solo in certi festival musicali. Abbiamo voluto così immortalare il tutto in dei video che prima sono introdotti da Bruno Casini (esperto musicologo e grande erudito della musica di quell’epoca) che va a raccontare il brano e l’album da cui è tratto. Quando vedi una bella opera d’arte dentro ad un museo, se conosci prima il documento che ti racconta quell’opera, questa poi, prende tutto un altro significato perché c’è una sua storicizzazione, si conosce il motivo per cui è avvenuta quella cosa, si è scritta quella musica, quel testo, che cosa avevano da dire quei testi e che cosa denunciavano, oppure cosa di bello raccontavano. Con una conoscenza pregressa l’opera d’arte cambia e acquista significato e la musica non è da meno. ANZI!

La musica degli anni ‘70 è molto politica, racconta proprio il sociale e quindi la società di quell’epoca. Molti dei messaggi di questa musica sono ancora tutt’oggi molto validi (purtroppo, talvolta). In tutta la decade degli anni ‘70 vi era in qualche modo molto embrionale, l’inizio di un’innovazione ante-litteram, che poi sarebbe stata la nascita del videoclip degli anni ‘80. Anche il fatto che la musica potesse essere promossa tramite video, recitata oltre che cantata, proprio ad un livello attoriale. Molti non erano d’accordo. Ci furono diverse diatribe tra alcuni musicisti e cantanti. Alcuni erano assolutamente contrari perché reputavano il videoclip una mercificazione della musica e quindi rivendicavano la figura del musicista classico, e poi c’erano artisti all’avanguardia come Madonna che negli anni ‘80 metteva invece in discussione proprio queste opinioni, dicendo che nel momento in cui si è sul palco si interpreta, si fa una performance, quindi potenzialmente i musicisti ed i cantanti sono attori.  Il tempo le ha dato ragione, a lei come ai Queen che già prima, nella metà degli anni ’70, furono i primi a credere moltissimo nel videoclip come mezzo di promozione che avvalorasse il brano in sé. Rispetto al Rock, la musica POP, intesa come Arte Popolare, capace di arrivare a tutti, aveva capito anticipatamente il potenziale del linguaggio video con la musica. Di lì a poco arrivò MTV, agli inizi degli anni ‘80 quindi, chiaramente, c’era questo promo-video style sempre più diffuso. Continua ancora oggi in forme diverse (non più tanto in tv quanto su web) e nella nostra modalità di podcast continuiamo anche questo aspetto con appunto il video-podcast di Celebration: introduzione storica e performance rivisitata. Se non è evoluzione questa…

 

Celebration: il podcast che celebra a distanza di 50 anni, 8 album del 1971 che hanno fatto la storia del rock.

Da venerdì 25 disponibile una nuova puntata sulla piattaforma Youtube de IgeneticamenteMortificati e da sabato 26 su Spotify.

 

Gaia Courrier.

 

Articolo creato 24

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto