L’Argante #24 L’uomo è vivo. Folklore, tradizione, religione, rito, magia… chiamatelo spettacolo!

Domenica di Pasqua – Scicli (esterno giorno/mattina)

C’è sempre stata una connessione fra la teatralità e la religiosità. Attenzione, questo non è un articolo sull’ originaria arte Greca di fare spettacoli, nemmeno sulle rappresentazioni teatrali consentite (sarebbe meglio dire: le unicamente consentite)  quando nell’oscuro Medioevo il teatro era frutto della mente del diavolo e la chiesa sotto sotto era l’unica che lo poteva fare (ma anche sopra sopra). No! Questo è l’articolo più difficile che io abbia mai scritto e che probabilmente mai scriverò perché? Bhè corro soltanto il rischio di non potermi presentare mai più nel luogo in cui sono nato, i miei ex-concittadini la potrebbero prendere dannatamente sul personale, qualunque cosa io scriva… questo rende le cose ancora più divertenti a dire il vero, però facciamo una cosa: parlerò… anzi no, meglio, accennerò (è un modo per mettere le mani avanti e dire che anche volendo stare attentissimi, di sicuro trascurerei qualche dettaglio diventando passibile di linciaggio) l’argomento come se tutte le dinamiche e i paradigmi mentali non esistessero, farò parlare gli occhi, la mente e anche un po’ il cuore, così siamo tutti contenti.

Preliminari, vestiti, incontri e piccoli sostanziosi artifici magici!

Se questo fosse uno spettacolo (e vi assicuro che è il migliore a cui io abbia mai assistito) parleremmo di quello che dentro una pièce possiamo trovare. Per prima cosa si svolge interamente all’aperto, con un brevissimo prologo dentro la chiesa (Santa Maria La Nova [Scicli] in cui il protagonista viene custodito per un anno intero dentro una teca) che però non è per tutti. Qualcuno entra poi esce, l’attesa è snervante, qualcosa bisogna pur fare, qualcun altro psicologicamente più centrato, decide fin da subito dove aspettare, fuori dalla chiesa, dentro la chiesa. Le cose da fare sono molte e iniziano molto prima del giorno stesso in cui lo spettacolo si ripete (La domenica di Pasqua in due tempi – il primo la mattina dalle 13:00 alle 15:00 circa / il secondo la sera dalle 23:00 alle… la data di fine non è mai certa, potrebbe essere tema di scommesse ogni anno, ma ci arriveremo). Cosa indossare? Questa è la prima domanda. Che tempo farà? Questa di solito è la seconda, con risposta scontata però: ci sarà il sole! Ma il meteo dà pioggia… semmai è un problema per il serale, perché cascasse il mondo alle 13:00 qualora il cielo fosse coperto e disgraziatamente infervorasse un temporale, il sole esce e rimane fin quando “Lui!” non rientra. Leggenda? Superstizione? Diceria? Venite a Scicli il giorno di Pasqua e poi vedrete, miscredenti! Il vestito però rimane un problema al di là del tempo, perché l’abito è la festa… o almeno parte di essa. Cercare sempre di indossare qualcosa di nuovo, di bello, che vi assicuro non noterà nessuno in mezzo a 30 mila persone riversate per le strade del paese, salvo quell’unico impertinente che scrutandovi dall’alto in basso dirà: questa non è la giacca dell’anno scorso? Non sarà il vostro unico problema: dovrete incontrare persone che preferireste non incontrare e salutarle come se foste felici di vederle e baciarvi, stringervi le mani: Auguri… Auguri! Circa un migliaio di strette di mano e auguri fra il primo e il secondo tempo. Sarà anche il giorno in cui però non vedrete l’ora di incontrare qualcuno (quel qualcuno cambia in base all’età o in base al vostro “stato” all’interno della festa: se per esempio siete dei turisti alla vostra prima volta, spererete di incontrare qualcuno che vi faccia capire quando, cosa, chi e perché… l’inesperienza potrebbe costarvi cara). Sugli incontri sperati, la mente va agli amori pateticamente adolescenziali. Come falchi potevamo individuare colei o colui che ci faceva battere il cuore in mezzo alla folla.

Discesa gremita di persone – Chiesa Santa Maria La Nova – Scicli (poco dopo le ore 13:00)

Geometrie esistenziali, sfideremo le leggi della fisica e vinceremo noi!

Quando le 13:00 sono scoccate dal portone della Chiesa compare la sagoma della Statua più famosa del pianeta (per gli sciclitani e quindi per me è così!). Il pensiero di dove avete dovuto parcheggiare è solo un leggero ricordo, poiché siete già dentro la festa e non c’è tempo per pensare a niente. Sfidando le leggi della fisica e della geometria, il Cristo Risorto per chi non lo conosce, per noi amici: Gioia, ha tirato dritto per la discesa aprendo la folla, schiacciata alle pareti come Mosè aprì le acque quel giorno in Egitto; quando assistete alla traversata del “Gioia” in spazi dove tecnicamente e umanamente è impossibile passare, la vostra mente sarà aperta a tutto. I balconi sono poi fonte di studi da parte di ingegneri aerospaziali della Nasa: quanto peso può sopportare un balconcino di una casa costruita più di mezzo secolo fa misurante due metri per due? Il risultato giusto a Scicli, per chi ha casa vicino, accanto, di passaggio, nei pressi del passaggio della statua, sarà sempre sbagliato. Abbondate in eccesso e avrete comunque sbagliato.

Statua del “Gioia” – Portata a spalla da tutto il paese

Alcune fasi principali dello spettacolo

Si comincia verso le 11 del mattino con la Processione del Venerabile, quando un enorme e pesantissimo stendardo di seta azzurra con un bastone di legno lunghissimo viene portato per le vie del paese da alcuni giovani temerari trattenuto da una corda stretta con più giri su una delle due mani e posizionato sotto l’apparato riproduttivo maschile a dimostrazione della propria forza e il proprio vigore (potete vederlo qui)Rientrato in chiesa avviene l’inchino del Venerabile alla Statua: a quel punto il momento diventa elettrizzante, poiché i portatori sollevano il Cristo e si dirigono verso l’uscita della chiesa. Fuori ad attenderli ci sarà un fiume intero di persone; dopo un applauso straripante di emozione e gioia esploderà la musica e sul sagrato della chiesa si comincerà a far girare la statua a velocità impressionante, le persone letteralmente volano dagli scalini ma nessuno si sposterà, nessuno si vorrà perdere un istante di tutta la giornata (in questo video è possibile vedere l’uscita del mattino).

Il Venerabile in mezzo alla folla, rientrato in chiesa dopo la processione del mattino

La danza frenetica dell’Uomo Vivo non si risparmia fino alle 15:00 del pomeriggio poi la statua viene riposta in un’altra chiesa quella del Carmine (Chiesa e Convento del Carmine – Scicli) non molto distante da quella di Santa Maria La Nova; è una sistemazione temporanea attendendo la sera, quando la città viene presa d’assalto da tutti gli abitanti dei paesi limitrofi essendo il “Gioia” l’unico avvenimento che conta in serata (lo è anche al mattino, ma questa è considerazione di parte, giusta, ma di parte). La magia dell’Uomo diventato vivo al mattino si interrompe quando verso le quattro del mattino (dell’ormai lunedì) si riporta nella chiesa da dove tutto era cominciato e di colpo ci si rende conto che il Cristo Risorto è di nuovo una Statua; a questo punto si torna a cercare l’auto se solo ci si ricorda dove è stata parcheggiata e comincia l’attesa, si pensa alla giornata appena conclusa e come e quando passeranno i prossimi 365 giorni per poterlo rifare ancora… e ancora, ancora, ancora.

Portatori del Gioia!

La regola è che non ci sono regole

Lo portano a spalla una settantina di persone che si danno il cambio, che sudano, faticano e che trovano conforto durante il tragitto nel buon aiuto di qualche signora alla finestra che ha preparato anzi tempo bottiglie d’acqua fresca per quegli “uomini sollevatori” che visti da vicino sembrano fare una fatica impressionante: li stimi, vorresti essere loro, ma sai già che non sarai mai in grado e allora desisti e ti godi la festa. Lì sotto la Statua sono tutti uguali, hanno tutti lo stesso destino, ogni tanto nascono delle incomprensioni, potrebbero sfociare in qualche accenno rissoso, ma fa parte dello spettacolo, la gente lo sa, loro lo sanno e sinceramente al massimo se ne parlerà durante l’arco di quella giornata e poi tutti quanti ce ne saremo dimenticati. I posti di comando sono pochi e gli uomini tanti, tutti vorrebbero direzionare il percorso già segnato del Cristo, qualcuno è gregario e qualcun altro vuole essere leader, far parte della storia del mondo… andiamo avanti… C’è da portarlo in giro per tutto il paese. Da altri balconi cesti pieni di petali colorano la giornata mentre il sole picchia come un dannato e tutti urlano una sola parola scandendola e ripetendola come se esistesse soltanto quella: G – I – O – I – A! / G – I – O – I  – A !/ G – I – O – I – A! Esiste addirittura un documentario sui portatori dal titolo: All’aria stu Gioia (L’uomo vivo) – Portatori di Gioia del 2020 realizzato da Francesco Di Martino, e un’omonima Associazione culturale (non finalizzata solo alla traslazione del Cristo Risorto) che vanta più iscritti di qualsiasi ambizioso partito politico . Ma chi sono? Non importa, chiunque può farlo, non c’è spazio delimitato all’atto di prendere a spalla il Cristo Risorto. Per quanto riguarda le motivazioni, si entra nel campo della privacy: si vive come tradizione, come religione, come parte fondamentale del proprio paese, come folklore, come ex voto personale.

Signore, fiori, ovazioni ed emozioni al passaggio della Statua dell’Uomo Vivo

Senza la BANDA non si fa niente!

Lo spettacolo nello spettacolo è vedere la banda musicale che suona per più di 12 ore sempre lo stesso inno (Inno di Busacca). Se ci sono i musicanti sei nel posto giusto: la Statua del Cristo è subito prima o subito dopo loro, con un piccolo particolare: se la musica cessa i portatori minacciano di non proseguire, innescano “pericolose” marce indietro. In ogni caso se non riesci a vederli in mezzo alla folla li senti sicuramente. Sono stati  protagonisti qualche anno fa di una collaborazione eccellente con Vinicio Capossela che, stregato dalla festa sciclitana, scrisse e dedicò una canzone straordinaria che da allora funge da secondo inno alla festività : l’uomo vivo (inno alla gioia). Raggiunte le ore tarde della notte ( e due… tre di notte) con ancora la Statua in giro per il paese, la banda stremata continua a suonare se è possibile più forte del primo istante del mattino, spesso aiutati e sollecitati da una vera/finta rivalità con la seconda banda accorsa in aiuto per sostenere le fatiche del secondo tempo infinito della festa. Una scena per tutte: vedere alle 3 del mattino un suonatore di piatti indiavolato sbattere a ritmo di musica i piatti sulle basole barocche è linfa vitale, ricarica l’energia alla sola vista, il tutto diventa straordinario.

 

Di notte, fuochi d’artificio e spettacolo – U Gioia!

Se esiste una sorta di Paradiso, verso sera con i fuochi d’artificio… deve essere così!

Quando scende la sera ogni momento è buono per provare stupore, da ogni angolo della città lo spettacolo dei fuochi d’artificio sorprenderà chiunque. E’ molto importante esprimere paragoni con gli anni precedenti, solo così ci si può sentire veramente un intenditore. In fine non lo so se a chi legge è venuta voglia di venire a vedere lo spettacolo, quando si potrà di nuovo assistere a questa straordinaria messa in scena dove tutti gli abitanti del paese e dei paesi limitrofi che vengono a vedere, i turisti, i passanti… partecipano allo stesso modo; tutte comparse, perché il protagonista è l’Uomo Vivo! Non lo so se nel racconto frammentato e breve fatto fin qui ho reso giustizia a questo particolare momento dell’anno in una Sicilia talmente al sud che è in linea d’aria con l’Africa è nord. Nonostante l’abbia visto in replica una trentina di volte scarse, vorrei ancora e ancora rivederlo. Quel giorno tutto è perfetto e quel che gli occhi captano ti entra in circolo come i migliori drammi e le migliori commedie viste in teatro. Non ho mai visto attori migliori di quelli che incontro la domenica di Pasqua a Scicli, ognuno nel suo ruolo, ognuno nel suo abito… tutti perfettamente credibili e l’ultima menzione va al protagonista, che senza proferir parola è decisamente l’Uomo vivo più espressivo con cui ho mai avuto il piacere di avere a che fare.

Marco Giavatto

 

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3 commenti su “L’Argante #24 L’uomo è vivo. Folklore, tradizione, religione, rito, magia… chiamatelo spettacolo!

  1. A Pasqua ogni cittadino siciliano si sente non solo spettatore ma attore. Prima sofferente e poi radioso. Felice, esultante di un mistero che rappresenta la sua stessa esistenza. I riti della Settimana Santa hanno sempre un grande fascino ed un forte impatto sulla gente, non solo nel mondo Cristiano perchè tramandano da secoli folklore e fede. Rappresentazioni molto suggestive che in questo periodo ci mancano.

    1. Tutta pura verità quando citi la persona dei piatti sulle basole barocche posso solo confermarti tutto quello che hai detto, senti un’energia che ti trapassa il corpo non senti più la stanchezza di 12 ore di suonarli grazie . Il musicista dei piatti .

  2. Tutta pura verità quando citi la persona dei piatti sulle basole barocche posso solo confermarti tutto quello che hai detto, senti un’energia che ti trapassa il corpo non senti più la stanchezza di 12 ore di suonarli grazie . Il musicista dei piatti .

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